Riflettendo sul 1° Maggio, Giornata internazionale dei lavoratori
CHE LA CLASSE OPERAIA RIPRENDA LA VIA DELLA RIVOLUZIONE E DEL SOCIALISMO
di Emanuele Sala*

Noi marxisti-leninisti italiani, con alla testa il compagno Giovanni Scuderi, lo abbiamo sempre celebrato con forza e coerenza. Ma quest'anno, vi sono forse dei motivi in più importanti per celebrare il 1° Maggio, Giornata internazionale dei lavoratori, in modo militante, per ricordarne le origini, per riscoprire e rilanciare le sue tradizioni di lotta proletaria rivoluzionaria. L'imperversare della "globalizzazione" imperialista nel mondo con tutte le conseguenze negative sui popoli del Terzo mondo in particolare, la guerra di aggressione e di occupazione imperialista all'Iraq, con la partecipazione funesta dell'Italia, le lotte contro il governo del neoduce Berlusconi e la sua politica finalizzata a completare la seconda repubblica capitalista, neofascista, presidenzialista e federalista, le lotte grandiose condotte negli ultimi tre anni, senza soluzione di continuità, dagli operai, dai giovani, dalle larghe masse popolari in difesa delle loro condizioni di vita, di lavoro e di studio, in difesa della pace e contro questo mondo dominato dal capitale finanziario, dalle multinazionali e dalla pura logica del massimo profitto, sempre più ingiusto, impongono di affrontare questa ricorrenza storica con uno spirito combattivo, cogliendo l'occasione per riflettere sulla lotta di classe presente e futura.

Non è una ricorrenza interclassista
Il 1° Maggio non è una festa qualsiasi e in nessun modo può essere confusa con una festa religiosa o con una ricorrenza borghese, non è una festa interclassista (che comprende anche i padroni). No, essa è per eccellenza la giornata dedicata ai lavoratori, nasce dalla lotta del proletariato internazionale, e ha accompagnato le sue battaglie di emancipazione fino ad arrivare al socialismo, come nei casi dell'Unione Sovietica di Lenin e Stalin e della Cina di Mao. Se progressivamente è stata ridotta a una festa da scampagnata, o in manifestazioni sindacali pregne di riformismo, e se gli operai più anziani hanno smarrito la memoria storica del 1° Maggio, se i giovani sono ignari del suo contenuto rivoluzionario, le responsabilità sono dei revisionisti, dei rinnegati del comunismo, oggi diventati socialdemocratici e liberali borghesi, che hanno portato avanti un infame processo di deideologizzazione, decomunistizzazione, socialdemocratizzazione e integrazione delle masse nel capitalismo.
Le radici storiche del 1° Maggio, risalenti alla fine degli anni '80 del 1800, affondano nelle memorabili lotte operaie per la conquista delle otto ore di lavoro giornaliere per legge, nella brutale e selvaggia repressione governativa e padronale a Chicago (Usa) ai danni della grande manifestazione operaia che si tenne il 1° Maggio del 1886 con decine di morti e feriti e centinaia di arresti. Affondano nella decisione assunta dalla Seconda Internazionale diretta da Engels, che dal 1889 in poi si tenessero in questo giorno e contemporaneamente il tutto il mondo manifestazioni dei lavoratori per dichiarare "al mondo intero, ad alta voce e apertamente, che gli operai portano all'umanità la primavera e la liberazione delle catene del capitalismo, che gli operai sono chiamati a rinnovare il mondo in nome della libertà e del socialismo" (G. Stalin - "Evviva il Primo Maggio" - aprile 1912 - Opere complete, vol. II, pag. 238).
Il 1° Maggio, insomma, sin dalle origini e nel suo divenire storico, ha avuto una chiara impronta anticapitalista e poi antimperialista e antifascista, rivoluzionaria e non riformista, divenendo una rossa bandiera per il socialismo e il comunismo. Per questo la borghesia lo ha sempre temuto e odiato, per questo Mussolini e Hitler allorché salirono al potere l'abolirono. E forse pensa a questo il neoduce Berlusconi quando parla di cancellazione di alcune festività. A causa del tradimento dei revisionisti moderni alla Krusciov e alla Deng Xiaoping, che negli ultimi decenni hanno portato al crollo dell'Unione Sovietica e dei paesi già socialisti dell'Est e alla restaurazione del capitalismo in Cina, la borghesia e con essa gli opportunisti di ogni sorta, compreso il trotzkista Bertinotti, hanno ricoperto di menzogne i grandi maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin (di cui il 21 gennaio è ricorso l'80° anniversario della scomparsa), Stalin soprattutto e Mao, hanno ingiuriato in modo spregevole il socialismo e il comunismo addossando ad essi, in modo ingiustificato e falso, colpe abominevoli e si sono affrettati a dichiarare il loro fallimento totale e definitivo. Siamo giunti al punto che l'appellativo di comunista, una volta portato con onore e vanto da milioni di persone, è oggi usato dai mass-media borghesi come l'offesa più orrenda.

Il danno fatto dai riformisti e dai rinnegati del comunismo
Senza alcun dubbio tutto ciò ha arrecato un gran danno nelle file del proletariato e ha portato una grande confusione nella coscienza politica delle masse. Nel riflusso che ne è derivato sono tornate a primeggiare le ideologie più reazionarie da capitalismo selvaggio e finanche neofasciste e neonaziste. I cantori borghesi si sgolano nell'indicare il capitalismo come il sistema sociale migliore possibile e perciò imperituro, ma si illudono. Il capitalismo è un prodotto della storia e dalla evoluzione della storia è destinato a essere superato; come d'altronde è successo per il feudalesimo e la società schiavistica prima di esso. Finché ci sarà un padrone che sfrutta un operaio, questo operaio non potrà non lottare per affrancarsi dallo sfruttamento. Finché ci sarà una piccola minoranza (la grande borghesia, le multinazionali, ecc.) che detengono la proprietà del capitale, delle terre e dei mezzi di produzione, riducendo in uno stato di subordinazione se non proprio di schiavitù, e condannando al sottosviluppo e alla fame sterminate masse di popolo in tutto il mondo è impossibile contenere il desiderio di ribellione e di riscatto.
Da quando la borghesia è diventata una classe conservatrice e reazionaria, da quando Marx ha teorizzato e Lenin ha conquistato per la prima volta nella storia il socialismo, è il socialismo il nuovo, è il futuro dell'umanità indipendentemente dalle battute di arresto e dalle sconfitte temporanee; mentre il capitalismo rappresenta oggettivamente il vecchio, il passato.
A dirla tutta la verità, è il capitalismo che ha già terminato la sua parabola storica: dalla sua prima fase progressista è passato a quella regressiva del capitalismo monopolistico, imperialista e guerrafondaio, e ha mostrato nel recente passato e oggi anche il suo volto fascista e nazista. è il capitalismo che ha fallito su tutti i fronti. I principi annunciati dalla Rivoluzione borghese francese "libertà, uguaglianza, fraternità" sono rimasti in larghissima misura, specie nel Sud del mondo, sulla carta. Nessuno dei grandi problemi sociali che affliggono l'umanità (sviluppo economico-sociale, disoccupazione, povertà, diritto alla salute e all'istruzione, equa distribuzione delle risorse naturali, in testa l'acqua potabile, salvaguardia dell'eco-sistema ambientale,e altro ancora) hanno trovato soluzione soddisfacente e per certi versi si sono aggravati. Benessere e giustizia sociale sono rimasti una chimera!

Il socialismo tornerà di moda
Col neoHitler Bush alla Casa bianca e il neoduce Berlusconi a Palazzo Chigi tutto ciò risulta più chiaro e accentuato, rispetto ai governi ingannatori e truffaldini del "centro-sinistra". Poiché costoro, con un'arroganza e una brutalità senza pari non si peritano di calpestare le più elementari regole del diritto internazionale e di cancellare le più vitali esigenze delle masse popolari. Dietro alla lotta al terrorismo giustificano teorie infami come la "guerra preventiva" e azioni abiette. Ciò vale in politica estera, in politica interna, in politica economica, sociale, del lavoro e dell'istruzione, in politica giudiziaria e istituzionale e costituzionale. Con loro al potere i contrasti sociali e di classe sono tornati ad acutizzarsi, le piazze non solo italiane, sono tornate a riempirsi come non accadeva da decenni, la voglia di cambiamento è tornata a farsi sentire in modo crescente. Non è per caso che tra i giovani del movimento no-global si è fatta strada e ha avuto successo la parola d'ordine "Un altro mondo è possibile" rispetto all'attuale; anche se - e questo è il limite da superare - non specificano di che mondo si tratta. E noi siamo con loro nel perseguire un mondo diverso da quello capitalista e imperialista, indicando però con chiarezza il socialismo; visto che è l'unica alternativa vincente che la storia ha fornito e fornisce.
E per questo noi del PMLI, in mezzo all'incredulità di molti, continuiamo a credere fermamente che il socialismo tornerà di gran moda, nel senso che ridiventerà una esigenza insopprimibile del proletariato e delle masse sfruttate e oppresse. Ma per marciare in questa direzione un ruolo fondamentale e insostituibile lo deve svolgere la classe operaia, che poi è la classe antagonista per eccellenza della borghesia. La classe operaia italiana nient'affatto estinta, come taluni astrusi teorici borghesi, revisionisti e trotzkisti vorrebbero far credere, anche se oggi è messa all'angolo, deideologizzata, disunita, sotto l'influenza nefasta del riformismo, del parlamentarismo e dell'elettoralismo e non ha voce in capitolo sulle vicende politiche del Paese; la nostra gloriosa classe operaia italiana ricca di tradizioni di lotta deve scrollarsi di dosso questa pesante cappa di subordinazione, recuperare la missione che la storia gli ha affidato e riprendere la via della rivoluzione e del socialismo. Anche perché più di 100 anni di storia hanno dimostrato in modo inequivocabile che il riformismo e la partecipazione dei partiti di origine operaia alle istituzioni rappresentative e al governo borghesi servono solo a perpetuare il capitalismo e che l'emancipazione del proletariato passa dalla strategia rivoluzionaria.

Le scelte da fare
Riprendere concretamente la via della rivoluzione e del socialismo significa: rigettare il revisionismo (nelle sue varie forme socialdemocratica, liberale e trotzkista) e abbracciare il marxismo-leninismo-pensiero di Mao; scrollarsi di dosso l'elettoralismo e il parlamentarismo disertando le urne, annullando la scheda o lasciandola in bianco nelle elezioni europee e amministrative del prossimo giugno; dare vita alle istituzioni rappresentative delle masse attraverso le Assemblee popolari e ai Comitati popolari costituiti sulla base della democrazia diretta; abbandonare i partiti della "sinistra" borghese e quelli falsamente comunisti (PRC e PdCI) per appoggiare e militare nel Partito rivoluzionario e marxista-leninista qual è il PMLI; in campo sindacale significa avversare risolutamente il liberismo economico, respingere le compatibilità e il "patto sociale" con i capitalisti e la conciliazione di classe con la borghesia, significa battersi per realizzare il modello del sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori fondato sulla democrazia diretta e il potere sindacale e contrattuale alle Assemblee generali del lavoratori. Lo svolgimento del XXIII Congresso nazionale straordinario della Fiom in questo senso può dare un contributo in base all'esito che avrà.

Dare forza al PMLI
Tutte queste condizioni sono di vitale importanza se la classe operaia vuole riprendere la via della rivoluzione e del socialismo. La più importante è però quella di prendere posto nel PMLI per farlo grande, forte e radicato in tutta l'Italia in quanto esso possiede a un certo livello già tutte le suddette condizioni, non ha mai ammainato la bandiera della Rivoluzione d'Ottobre, possiede una linea politica e organizzativa, una strategia e una piattaforma rivendicativa finalizzate a questo scopo che si sintetizzano nella parola d'ordine "Per l'Italia unita, rossa e socialista".
Sin dalla sua nascita 27 anni orsono (più altri 10 di preparazione), il PMLI lavora instancabilmente per la rivoluzione e per la conquista del potere politico da parte del proletariato, lotta per far sorgere nel nostro Paese sulle macerie del capitalismo la Repubblica socialista italiana. Fedeli agli insegnamenti di Marx. Engels, Lenin, Stalin e Mao e superando ripetute asprezze e difficoltà, "Niente e nessuno è riuscito a farci cambiare idea", ha detto il nostro Segretario generale, compagno Giovanni Scuderi, nel suo editoriale in occasione del 27° anniversario della fondazione del PMLI. Quanto prima gli operai più avanzati, combattivi e informati si convinceranno che questo è il loro partito, è la loro avanguardia cosciente e organizzata, è la sua organizzazione politica di combattimento, tanto prima potranno maturare tutte le condizioni oggettive e soggettive per affrontare direttamente la lotta per il socialismo. Pensiamo anzitutto agli operai che sono stati in prima fila nelle lotte per la difesa dell'art.18 e più in generale contro la politica economica e sociale del governo, che si sono messi in evidenza nelle vertenze per il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro, metalmeccanici e tranvieri in testa, e in quelle aziendali e di gruppo tipo Fiat, Alfa Romeo, Alitalia. Pensiamo ai lavoratori della scuola e della sanità che si sono opposti alle controriforme della Moratti e di Sirchia. Pensiamo ai giovani costretti alle più svariate forme di precariato e ai disoccupati. Pensiamo anche ai pensionati che si battono come leoni contro la controriforma delle pensioni. Pensiamo alle studentesse e agli studenti che saranno i lavoratori di domani.
Intanto c'è un obiettivo immediato prioritario da perseguire ed è quello di unirsi con tutti coloro che hanno il nostro stesso intento di buttare giù con la lotta di piazza il governo del neoduce Berlusconi!
Buon 1° Maggio!
Viva la classe operaia italiana!
Per l'Italia unita, rossa e socialista!
Coi maestri vinceremo!

1° Maggio 2004

* Responsabile della Commissione per il lavoro di massa del CC del PMLI