A Roma blindata
Una grande manifestazione contro il governo Renzi
La polizia carica violentemente i manifestanti che avevano assediato i ministeri del Lavoro e dell'Economia. Intervistati Picerni, Urgo e Iengo. “Il Bolscevico” intervista Cremaschi ed esponenti di lavoratori e precari
La delegazione del PMLI diretta da Cammilli invita a spazzare via il Berlusconi democristiano

 
Dal nostro inviato speciale
30mila manifestanti sono scesi nelle strade di Roma contro il governo Renzi, l'austerità (leggi politiche di macelleria sociale in soccorso del capitalismo) e il precariato, sancendo il successo della prima manifestazione nazionale contro il governo del Berlusconi democristiano. Questo è il dato politico più significativo della giornata del 12 aprile.
Un dato volutamente tralasciato dai giornali di regime, tanto di destra quanto di “sinistra”, che si sono concentrati sugli scontri ignorando completamente gli attacchi al governo.
L'appuntamento era alle 14 a piazzale Porta Pia, con l'acampada dei movimenti per il diritto alla casa, ben radicati a Roma, che portano avanti la lotta contro il decreto Lupi (approvato il 14 marzo insieme al “Jobs Act”), che favorisce la speculazione edilizia e che fra l'altro taglia le utenze degli immobili occupati. Di fatto la giornata si è aperta quasi un'ora prima, con il corteo delle studentesse e degli studenti che hanno raggiunto il piazzale dall'Università “La Sapienza” dietro lo striscione: “Dalle metropoli alle università assediamo austerity e precarietà”.
I manifestanti non si sono lasciati intimorire dall'ingente dispiegamento di “forze dell'ordine” che perquisivano i bus all'arrivo e, durante il corteo, bloccavano le strade laterali, tenendolo letteralmente in gabbia. Un dispiegamento dai palesi scopi intimidatori, che però non ha potuto fermare la carica antigovernativa dei manifestanti, nemmeno durante e dopo le violente cariche di via Veneto e piazza Barberini, dove il corteo aveva cercato di raggiungere i ministeri dell'Economia e del Lavoro, a ragione individuati tra i massimi responsabili della macelleria sociale contro le masse oppresse e sfruttate.
Altissima la partecipazione dei giovani, che hanno rappresentato la spina dorsale del corteo, quella più avanzata, combattiva e vivace, che riflette come siano proprio i giovani la categoria più colpita dalla crisi del capitalismo e più suscettibile al cambiamento.
Presenti in gran numero i migranti, i quali hanno gridato con forza: “Bossi e Fini assassini”.
Tante le sigle presenti: coordinamenti per il diritto alla casa, No TAV, No Muos, Rete 28 aprile, collettivi di studenti e precari a formare il nutrito spezzone “Contro il Jobs Act”, donne in difesa dei loro diritti, USB, Cobas, movimenti per l'acqua pubblica, Coordinamento 9 dicembre, PRC, PdCI, PC e FGC. Non poteva mancare il PMLI. In una certa misura hanno pesato sulla partecipazione la prevalenza del tema specifico del diritto alla casa (anche per via di ampie storture mediatiche), e l'assenza sul campo di certe realtà che hanno pompato la manifestazione sul web, ma che poi non si sono fatte vive se non in piccolo numero.
Molto precisi gli obiettivi e le rivendicazioni, sempre con il governo Renzi sotto tiro su temi cardine come il lavoro. Bastava guardare i tanti cartelli e striscioni con cui le numerose realtà giunte da tutta Italia hanno colorato il corteo, fra cui: “Casa reddito dignità”, “Uniti e inflessibili. Contro il Jobs Act”, “Ribaltiamo il governo Renzi. Cancelliamo il decreto Lupi e Jobs Act”, “Sgomberiamo Renzi”, “Stop sfratti sgomberi e pignoramenti”. Palpabile fra i manifestanti la disillusione e la rabbia verso l'UE imperialista e le sue coperture a “sinistra” alla Tsipras, come dimostrano le opinioni, tra cui quella di Giorgio Cremaschi, raccolte in piazza da “Il Bolscevico”. Degno di nota il fatto che i giovani contro il Jobs Act, proprio in un'intervista all'organo del PMLI, hanno respinto la rivendicazione riformista del reddito di cittadinanza affermando di rivendicare “non un welfare generalizzato, noi vogliamo il lavoro dignitoso e garantito”.
La manifestazione si è conclusa tornando a Porta Pia, dove è proseguita l'acampada. Esponenti del Coordinamento cittadino lotta per la casa nei loro interventi hanno registrato la buona riuscita della giornata, solidarizzato con i fermati e feriti e rilanciato le prossime mobilitazioni del Primo Maggio e dell'11 luglio in occasione del vertice europeo sulla disoccupazione giovanile a Torino. Bene ha fatto uno degli oratori a ricordare quanto già dissero Marx ed Engels: “I proletari non hanno nulla da perdere che le catene”.
 

Gli scontri e le cariche
Quando i manifestanti cercano di farsi strada verso il Ministero del Lavoro in via Veneto, scatta la feroce repressione da parte delle “forze dell'ordine”, le cui cariche non si limitano all'alleggerimento ma proseguono fino all'antistante piazza Barberini con lo scopo preciso di spaccare il corteo, con una violenza brutale che non risparmia nemmeno giornalisti e semplici passanti. Si assiste a episodi di poliziotti che si accaniscono su manifestanti inermi a terra o li pestano. Un poliziotto ha calpestato una ragazza. Un criminale che ha definito semplicemente “un cretino” il capo della polizia Pansa, mentre a suo dire “tutti quanti gli altri vanno applauditi per come hanno operato e per come hanno agito”.
Il bilancio è di 6 fermati e diversi feriti, uno gravemente alla mano, altri anche alla testa. In parte poi il corteo riesce a ricompattarsi e a proseguire fino a tornare a Porta Pia.
Naturalmente è partita subito la criminalizzazione mediatica dei media di regime, mentre il sindaco Ignazio Marino ha condannato la manifestazione che avrebbe “assediato Roma”; non ha proprio nulla da invidiare al suo predecessore neofascista Alemanno! Addirittura, i trotzkisti di “Contropiano”, presenti alla manifestazione, hanno definito “pantomime ludiche” il lancio di arance e uova ai ministeri e, di fatto, quasi giustificato la repressione.
I movimenti e i collettivi hanno respinto la meschina operazione di dividere i manifestanti fra buoni e cattivi, difendendo il proprio diritto di portare la protesta fin sotto i palazzi del potere. I movimenti per il diritto alla casa a Porta Pia attraverso un comunicato hanno replicato che la repressione evidenzia “l'intenzione di non dare alcun ascolto né tantomeno risposta alle migliaia di famiglie che soffrono la crisi: jobs act e piano casa sono due decreti fatti per formare una schiera di nuovi invisibili senza diritti, condannati ad essere precari a vita e senza un tetto sopra la testa”. Aggiungiamo noi che Renzi si conferma uguale a Mussolini e Berlusconi anche per quanto riguarda la repressione delle proteste delle masse.
 

La partecipazione del PMLI
Nel corteo spiccavano le bandiere rosse e i cartelli fiammanti della Delegazione nazionale del PMLI diretta dal compagno Andrea Cammilli e composta da militanti e simpatizzanti provenienti da Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia.
Il PMLI ha rappresentato oggettivamente la rossa punta anticapitalista e antigovernativa del corteo, grazie ai cartelli portati in piazza che recavano il manifesto per l'astensione alle elezioni europee e il manifesto “Spazziamo via il governo del Berlusconi democristiano Renzi”, apprezzatissimi dai manifestanti che li fotografavano a più riprese, ma anche grazie al livello politico delle parole d'ordine lanciate al megafono dai compagni Cammilli e Angelo Urgo, fra cui: “L'Unione europea / imperialista / va delegittimata / col voto astensionista”, “Diciamo basta / al precariato / lavoro a tempo / indeterminato”, “Né flessibile / né precario / lavoro a tutti / pari salario”, “Italia / unita / rossa e socialista”. Lanciate “Bella ciao” e “L'Internazionale”, quest'ultima al fianco di migranti. Una squadra di diffusione nel contempo distribuiva volantini recanti i Documenti dell'Ufficio politico del PMLI contro il governo Renzi e “Lottiamo e creiamo un vasto fronte unito per abolire il precariato”, nonché l'appello “Giovani, date le ali al vostro futuro”, ben accolti dalle masse, con le quali si sono anche aperte interessanti discussioni.
Nel corso della manifestazione, i compagni Federico Picerni, Angelo Urgo e Lorenzo Iengo hanno rilasciato interviste a “RepubblicaTv” e “Reuters”, ma non ci risulta che siano state pubblicate. Del resto, nessun media ha parlato del PMLI, neppure “l'Unità” che pure ha accennato alla presenza di “formazioni comuniste” citandone alcune.
Un punto di forza è stata sicuramente la buona amalgama con i movimenti e, in generale, con la base dei partiti sedicenti comunisti in piazza. Un fatto nuovo, frutto probabilmente dell'aumento della coscienza politica e dell'anticapitalismo fra le masse, di cui il nostro Partito è autorevole alfiere. Un segnale che i militanti e simpatizzanti del PMLI devono raccogliere, approfondendo il loro lavoro fra le masse e nei loro movimenti e organismi di lotta.
Nel messaggio di ringraziamento da parte del Centro del Partito ai membri della delegazione, tra l'altro si legge: “ Registriamo con estremo piacere che rispetto al passato i movimenti e le organizzazioni dei partecipanti e, in generale, finanche i partiti e i gruppi falsi comunisti non ci hanno minimamente ostacolato e che la massa dei manifestanti ha avuto un atteggiamento benevolo e di apertura nei confronti del PMLI. Lo confermano anche le interviste che ci hanno rilasciato e certe dichiarazioni e atteggiamenti.
Un evento nuovo che non va né sopravvalutato né sottovalutato ma che comunque denota che si sta elevando lo scontro di classe, sopratutto in certi settori sociali, e che le posizioni politiche, sindacali ed elettorali del Partito sono seguite con sempre maggiore attenzione. Ciò ci deve spingere a propagandarle con forza, determinazione e fiducia, specie ora che siamo in campagna elettorale astensionista per le elezioni europee e amministrative parziali.
 

Per sconfiggere l'austerità bisogna abbattere il capitalismo
A nostro avviso, occorre assolutamente dare seguito e approfondire la mobilitazione messa in piedi il 19 ottobre dell'anno scorso, proseguita il 12 aprile e già proiettata verso l'11 luglio, intrecciandola e trovando punti di convergenza fra tutte le mobilitazioni che si stanno sviluppando contro il capitalismo e il governo che gli regge il sacco. Bisogna cioè dare vita ad un fronte unito che coinvolga la classe operaia, gli studenti, i disoccupati, i precari, i pensionati, gli sfrattati e più in generale tutte le forze politiche, sindacali e sociali con le quali è possibile unirsi, creando così l'opposizione di classe e di massa più vasta possibile contro il governo Renzi. In particolare contiamo sul fondamentrale contributo della sinistra della CGIL, che però dovrebbe essere più aperta e disponibile verso i lavoratori e pensionati marxisti-leninisti.
La giusta lotta contro le politiche di austerità è comunque inseparabile dalla lotta più generale contro il capitalismo, vera causa di queste politiche. Ma bisogna capire anche come abbatterlo e con cosa sostituirlo. Lo ha ricordato di recente il Segretario generale del PMLI Giovanni Scuderi: “Questa disastrosa, inumana e intollerabile situazione è generata dal capitalismo e dai suoi governi che scaricano sulle masse le sue crisi e i suoi problemi. Perdurando il capitalismo, nessun Renzi riuscirà mai a capovolgere questa situazione a favore del popolo. Quello che occorre è cambiare il sistema economico, lo Stato e la classe dominante, abolire lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, le classi, le disuguaglianze sociali e di sesso, le disparità territoriali e tra città e campagna, dare il potere al proletariato. Questo si chiama socialismo, ed è su di esso che gli sfruttati e gli oppressi, i movimenti anticapitalisti, le ragazze e i ragazzi più coscienti, avanzati e combattivi che lavorano, che sono disoccupati, precari, studenti dovrebbero riversare la loro massima attenzione” .
Nell'immediato sarebbe un bel colpo astenersi in massa alle elezioni europee e amministrative per delegittimare con forza l'UE imperialista, le sue istituzioni e i suoi governi e i partiti del regime capitalista e neofascista italiano.

16 aprile 2014