Interviste raccolte da “Il bolscevico” durante la manifestazione del 12 aprile

GIORGIO CREMASCHI, Rete 28 Aprile, primo firmatario del documento 2 della CGIL
Siamo alla prima manifestazione nazionale contro il governo Renzi, che si svolge tra l'altro mentre i congressi della CGIL vanno verso la conclusione. Con che obiettivo partecipate tu, la Rete 28 aprile e il documento 2?
Siamo qua perché è giusto riprendere la mobilitazione e la lotta generale, perché il governo Renzi è il più furbo e il più pericoloso dei governi delle banche e dell'Europa della finanza, è quello che cerca di costruire consenso attorno alla politica liberista di sempre, delle privatizzazioni e della precarizzazione. È giusto scendere in piazza e sottolineare che però uno dei punti di forza del governo Renzi è quello di non avere un'opposizione, un contrasto da parte di CGIL, CISL e UIL. Sì, ci sono polemiche giornalistiche, ma non c'è una vera opposizione e questo è il succo dello scontro che stiamo facendo dentro la CGIL.
Il PMLI sostiene che sia necessario costruire dal basso il fronte unito più vasto possibile contro il governo Renzi e contro le politiche dell'Unione europea, che noi definiamo alleanza imperialista dei capitali e dei monopoli. Cosa ne pensate?
Sì, certo, bisogna arrivare a mettere assieme le forze, perché il governo Renzi è un tentativo di mettere assieme le forze dall'altra parte e purtroppo agisce anche sul terreno della democrazia, penso alla legge elettorale liberticida, o (anche se non è stato fatto direttamente dal governo) all'accordo CGIL-CISL-UIL-Confindustria sulla rappresentanza. È chiaro che c'è un tentativo di costruire un sistema di regole autoritarie che esclude tutti coloro che non sono d'accordo, i quali devo trovare il modo di stare uniti.
Per le elezioni europee noi proponiamo di delegittimare l'UE con l'astensione. Cosa ne pensi?
No, io penso che la scelta di voto è una scelta sempre personale. Io poi non riesco a non andare a votare, anche se nessuna delle liste mi rappresenta fino in fondo. Però non bisogna pensare che il voto risolva tutto, perché non è mai successo, ma certo può essere uno strumento.
 
IVAN, DELLO SPEZZONE “UNITI E INFLESSIBILI CONTRO IL JOBS ACT”
Ci puoi dire chi siete e cosa ne pensate del governo Renzi, e soprattutto dei suoi provvedimenti in materia di lavoro e scuola?
Lo spezzone che abbiamo messo in piazza oggi a Roma si chiama “Uniti e inflessibili contro il Jobs Act”. Sono forze che sono state raccolte principalmente dal lavoro dei Clash City Workers, un collettivo nato negli ultimi due anni che si è sviluppato in tutta Italia, per ora ha quattro nodi e fa principalmente inchiesta sui problemi del lavoro cercando di allargare le reti dell'autorganizzazione e delle lotte che partono dal basso, specialmente dove ci sono delle lotte vive, delle vertenze attive.
Il punto centrale dello spezzone, come si intuirà dallo striscione di apertura, è l'opposizione a questi provvedimenti del governo Renzi, con la convinzione innanzitutto che è l'ennesimo governo messo lì dai poteri forti, dai grandi industriali, dai grandi capitali europei. I media delle classi dominanti ce l'hanno presentato come un governo che vuole rappresentare tutta la società e che può fare il bene di tutti con questa facciata di sinistra, anche se alla fine di sinistra non ha niente, del resto la “sinistra” parlamentare non ha niente di sinistra da una trentina d'anni, secondo noi. Si perché questa “sinistra” fra virgolette non rappresenta più gli interessi delle classi subordinate ma va addirittura a completare i disegni dei governi di destra riguardo il cambiamento strutturale del lavoro.
E anche della Costituzione.
Sì, esattamente, quindi completa i disegni dei governi di destra, in linea con il liberismo occidentale, vedi quanto ha fatto Obama in America. Adesso stiamo parlando di capitali cinesi che preferiscono andare a produrre negli Stati Uniti, la cui forza-lavoro è stata resa ipersfruttabile e iper-ricattabile. Il “Jobs Act” va proprio in questa direzione, anzi i primi provvedimenti hanno sancito una quasi definitiva precarizzazione del mercato del lavoro specie nell'entrata, ma noi ci aspettiamo, e Renzi l'ha già dichiarato, che saranno attaccati anche i sistemi in uscita. Posso parlare poi della clausola di acausalità per i contratti a tempo determinato, della pausa tra un contratto e l'altro, della riforma dei contratti di apprendistato che non devono essere più giustificati da una causale, e io potrei essere apprendista anche da 10 anni senza che il datore di lavoro debba scrivere sul contratto cosa sto apprendendo, solo perché gli conviene darmi il 75% di salario in meno e tenermi senza la possibilità di essere integrato, senza alcun diritto, senza alcun contributo. Ce li fanno passare come provvedimenti per far riprendere la crescita del Paese quando in realtà questa crescita serve soltanto a mettere in condizione la forza lavoro, compresi i disoccupati come esercito industriale di riserva e noi studenti che andremo a confluire in quella forza lavoro, una merce iperaccessibile e interscambiabile senza alcuna prospettiva di potersi organizzare e rivendicare condizioni diverse. Attraverso la lotta quotidiana e il lavoro politico sulle vertenze lavorative e studentesche e in tutte le contraddizioni che riusciamo a intercettare cerchiamo di mettere in campo un'opposizione reale.
Secondo grande tema della giornata: l'Unione europea. Secondo noi le elezioni europee alle porte sono un'ottima occasione di delegittimare l'UE, che noi giudichiamo un'alleanza imperialista al servizio dei monopoli capitalistici, con l'astensione. Cosa ne pensi? Quale atteggiamento tenete verso le elezioni europee?
Non c'è alcun dubbio che le rappresentanze borghesi che ci propone l'Unione europea non potranno mai essere rappresentative delle nostre istanze, in quanto proletariato: visto che il vostro giornale mi sembra abbastanza schierato, voglio chiamare le cose col loro nome. Non ci aspettiamo certo di essere rappresentati da uno Tsipras o dal “socialismo europeo”. Se mi chiedi qual è la nostra posizione rispetto alle rappresentanze europee, non possiamo assolutamente farci affidamento e l'esperienza dello Stato borghese ci insegna che sono proprio i governi di “sinistra”, la compagine politica che oggi è favorita a livello europeo, che varano i peggiori provvedimenti per i proletari, perché godono di un consenso più trasversale con una facciata populistica e apparentemente democratica, ma alle loro spalle sono legati a doppio filo con la borghesia, ai padroni del nostro Paese e del nostro continente.
Noi proponiamo di creare al più presto una grande opposizione di classe e di massa contro il governo Renzi. È un'aspirazione condivisa? Possiamo crearla insieme?
Sicuramente. Come ti dicevo prima l'opposizione può essere una soltanto: quella che si crea attraverso la lotta. Sicuramente questa data può essere un inizio per definirlo meglio, anche più del 19 ottobre perché i contenuti sul lavoro e il welfare di questo Paese sono molto più leggibili, perché si stanno rendendo palesi gli attacchi che ci stanno sferrando. Sicuramente sarà un trampolino di lancio per questa vera opposizione. Noi non la utilizzeremo come data fine a sé stessa ma siamo proiettati verso il Primo Maggio, che dovrà portare finalmente a emergere le contraddizioni del lavoro in tutta la loro centralità, e gli altri appuntamenti in giro per l'Italia, che serviranno a tutti coloro che lottano per cambiare lo stato delle cose con una visione più condivisa, di classe quantomeno, e con delle rivendicazioni finalmente chiare che riguardino le nostre condizioni sociali: non un welfare generalizzato, noi vogliamo il lavoro dignitoso e garantito. Non stiamo né a elemosinare denaro ai padroni, né a elemosinare posti. Cerchiamo di mettere in campo un'opposizione di classe parte da oggi ma si vede necessariamente proiettato verso il vertice dell'11 luglio a Torino e oltre, verso tutto il semestre di presidenza italiano dell'Unione europea, che caratterizzerà l'autunno prossimo. Speriamo che la prossima mobilitazione sia veramente di massa, noi lavoriamo per creare il terreno politico affinché sia di massa e di classe.
 
FACCHINI MIGRANTI DI BOLOGNA
Siamo alla prima manifestazione nazionale contro il governo Renzi, il cui ministro del Lavoro è proprio Poletti che viene dalla Legacoop. Cosa ne pensate di questo governo, anche alla luce della vostra esperienza come lavoratori migranti?
Oggi siamo qui per manifestare contro questo governo. Io faccio parte della logistica, sono facchino, e l'ex presidente della Legacoop è con Renzi. Noi abbiamo lottato contro la ditta Granarolo, abbiamo fatto dei picchetti davanti ai cancelli, abbiamo bloccato i camion e tutto il resto per dieci mesi. Poletti ci ha promesso di risolvere il problema di questi 51 lavoratori licenziati da Granarolo senza nessun motivo. Non ha risolto questo problema, figurati i problemi di milioni di persone! È un governo che fa schifo.
Il PMLI giudica l'Unione europea un'alleanza imperialista e invita ad astenersi alle prossime elezioni per delegittimarla. Noi vogliamo l'Europa socialista dei popoli. Qual è la vostra opinione di lavoratori migranti?
Noi speriamo che possa tornare ad essere un'Europa che può risolvere i problemi di tutti. Non vogliamo più vedere gente a casa senza lavoro. L'Italia è molto indietro rispetto ad altri paesi dell'Europa, ma questi sono problemi di tutti, non solo degli immigrati, ma anche degli italiani.

16 aprile 2014