Egitto
Fuorilegge il Movimento 6 aprile al centro delle rivolte di piazza Tahrir

 
Lo scorso 28 aprile un tribunale del Cairo ha ordinato la chiusura del Movimento giovanile 6 aprile, l’organizzazione protagonista della rivolta contro la dittatura di Mubarak cui dette il via con l’occupazione di piazza Tahrir nel gennaio 2011 e che già aveva sfidato lo stato di emergenza decretato dal regime in occasione dello sciopero generale del polo industriale tessile di El-Mahalla El-Kubra del 6 aprile 2008, quella esperienza da cui ha preso il nome.
Il Movimento giovanile 6 aprile, secondo l’accusa delle autorità egiziane, diffamerebbe lo Stato e le autorità egiziani e sarebbe colluso con non meglio identificate forze straniere. Il Movimento aveva partecipato alle oceaniche manifestazioni del giugno scorso, colte dai vertici militari per la deposizione del presidente Mohamed Morsi, ma aveva preso le distanze denunciando il ritorno di un regime brutale. Ai primi di aprile un tribunale del Cairo aveva respinto l’appello di Ahmed Maher, fondatore del Movimento, e di altri due attivisti, Mohamed Adel e Ahmed Douma, condannati a tre anni di carcere per aver sfidato il divieto di manifestare senza autorizzazione delle autorità. La condanna era stata emessa in base a una delle nuove leggi liberticide introdotte dal regime sotto il controllo dei vertici militari. Diretti dal capo dell'esercito e ministro della Difesa, il generale Abdel Fattah al-Sisi che il 26 marzo scorso si è dimesso dalle cariche e si appresta a farsi eleggere presidente, chiudendo la parentesi aperta dalla rivoluzione del 25 gennaio 2011.

14 maggio 2014