Vertice tra Usa e paesi africani per contrastare la penetrazione della Cina in Africa
Obama vuole allargare lo spazio economico, commerciale, finanziario e militare dell'imperialismo americano nel continente

 
Secondo lo studio annuale della Banca Africana di Sviluppo sulla situazione economica del continente, pubblicato nel maggio scorso, i flussi finanziari esterni diretti verso i paesi dell’Africa sono più che quadruplicati tra il 2000 e il 2012, sono appena calati nel 2008 in seguito alla crisi economica ma hanno ricominciato a salire e sono destinati a crescere ulteriormente nei prossimi anni. Nel 2013 il totale dei flussi di denaro destinati all’Africa è stimato dall’istituto finanziario panafricano pari a un valore di 186 miliardi di dollari, con una crescita di quasi il 10% rispetto all'anno precedente. Un dato che conferma la posizione dell'Africa quale terra di conquista dei paesi imperialisti più forti che si sono gettati in aperta concorrenza l'uno con l'altro a investire e mettere le mani sulle risorse naturali e sulle terre del continente; ricchezze che finiscono all'estero o nelle tasche delle borghesie nazionali mentre l'Africa continua a essere il continente dove esistono i paesi e i popoli più poveri del mondo. Una della potenze imperialiste protagonista della corsa allo sfruttamento del continente è la Cina. Incalzata da vicino dai concorrenti Usa che con la presidenza di Obama puntano a allargare lo spazio economico, commerciale, finanziario e militare nel continente africano.
A questo scopo l'amministrazione americana ha tenuto dal 3 al 6 agosto scorsi a Washington il primo vertice Usa-Africa che segna il rilancio in grande stile dell'iniziativa dell'imperialismo americano in Africa legato alla necessità di contenere l’attivismo cinese. E a trovare nuovi sbocchi alle proprie merci.
Di fronte ai 5.400 delegati che hanno preso parte ai lavori del vertice, tra esponenti governativi dei paesi invitati e rappresentanti delle multinazionali, Obama ha promesso più investimenti, più missioni commerciali, più cooperazione. Finora, ha evidenziato il presidente americano, gli scambi bilaterali tra Stati Uniti e paesi dell’Africa sono stati a un livello molto basso rispetto al loro potenziale: “tutto il nostro commercio con l’intera Africa è pari agli scambi che noi abbiamo con il Brasile, con un solo paese. Di tutti i beni che esportiamo in giro per il mondo, solo l’1% va in Africa sub-sahariana. Questo significa che abbiamo molto lavoro da fare. E dobbiamo farlo meglio, molto meglio”. Per servire l'interesse imperialista degli Usa. Che Obama infiocchetta con la consueta retorica: “come Stati Uniti, noi non guardiamo all’Africa esclusivamente per le sue risorse naturali, noi riconosciamo l’Africa stessa come una risorsa, con i suoi abitanti, i loro talenti e il loro potenziale. Noi non vogliamo semplicemente estrarre i minerali dal terreno per la nostra crescita; vogliamo costruire partnership genuine che creino posti di lavoro e opportunità per tutti i nostri concittadini e che diano il via libera alla prossima era della crescita in Africa”.
Al termine della sessione del vertice sugli affari, l'amministrazione americana ha messo nel piatto impegni per investimenti e accordi commerciali per un importo complessivo superiore ai 33 miliardi di dollari. Nel dettaglio ci sono finanziamenti per un valore di 7 miliardi di dollari della campagna governativa americana per promuovere le esportazioni e gli investimenti privati statunitensi in Africa; gli accordi (per circa 14 miliardi di dollari definiti dalle circa 200 aziende private che hanno partecipato agli incontri; i finanziamenti messi a disposizione tramite la Banca Mondiale per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche nel continente.
Nel pacchetto ci sono anche i fondi stanziati dalle diverse agenzie e istituzioni governative statunitensi, dalla Ex-Im Bank per sostenere le esportazioni delle aziende Usa in Africa o quelli per sostenere il progetto della General Electric di vendere locomotive e altro materiale rotabile alla società ferroviaria sudafricana Transnet, assieme a quelli dei gruppi finanziari come Carlyle o dei grandi marchi del mercato dei consumi, dalla multinazionale delle bevande Coca-Cola alla catena di distribuzione Wal-Mart.
Obama si è impegnato anche a rinnovare l’Africa Growth and Opportunity Act (Agoa), la legge firmata dal presidente Bill Clinton nel 2000 che prevede l'accesso senza dazi al mercato americano per tutta una serie di prodotti dei paesi africani, in scadenza il prossimo anno, e di sviluppare l’iniziativa Power Africa con investimenti miliardari per lo sviluppo della produzione di energia nel continente. La sfida americana alla penetrazione della Cina in Africa è lanciata.

15 ottobre 2014