Il punto sulla situazione del Partito, i compiti e il lavoro a breve-medio termine della Commissione di Organizzazione del CC del PMLI

Pubblichiamo qui di seguito la parte centrale del Rapporto che il compagno Dario Granito, Responsabile della Commissione per il lavoro di organizzazione del CC del PMLI, ha presentato alla riunione plenaria della Commissione tenutasi il 13 dicembre 2014. Immaginiamo che sarà oggetto di attento studio da parte delle istanze intermedie e di base del Partito. Allo scopo di migliorare la qualità dei militanti, dei quadri e delle istanze, nonché il lavoro politico seguendo la bussola rappresentata dall’ultimo Rapporto del compagno Scuderi e “il criterio più qualità e meno quantità. Per riprendere fiato e per creare le condizioni per realizzare più qualità e più quantità”, come rileva il compagno Granito.
 
Care compagne e cari compagni, è con grande gioia che teniamo oggi questa importante e tanto auspicata riunione plenaria della Commissione per il lavoro di organizzazione del CC del PMLI, alla quale vi do il benvenuto.
Purtroppo non è stato possibile riunirsi prima perché il suo responsabile era fortemente assorbito da altri impegnativi incarichi prioritari di Partito, per cui non potevamo fare più di ciò che è stato fatto. Adesso però la situazione è mutata e come ha annunciato il Segretario generale, compagno Giovanni Scuderi, alla 4° Sessione plenaria allargata del 5° Comitato centrale del PMLI “Ora che la Commissione di organizzazione ha recuperato a tempo pieno il suo Responsabile, il compagno Dario Granito, un’aspirazione del CC che risale al 1° giugno 2003, è finalmente nelle condizioni di assolvere tutti i suoi compiti. Compreso quello della formazione marxista-leninista dei nuovi militanti e delle nuove istanze di base perché abbiano una corretta concezione del Partito, senza la quale non potranno mai far bene alcun lavoro politico, organizzativo, giornalistico, di massa. Allo scopo sarà utile aggiornare quanto prima il dossier della linea organizzativa del PMLI ”. Rimbocchiamoci allora le maniche e diamoci sotto, augurando a tutti noi di riuscire a fare un buon lavoro in questa occasione e per il prosieguo, secondo le aspettative del Comitato centrale e del Partito. …

Le indicazioni da trarre dalla situazione del Partito
Con la bella notizia dalla Sardegna, termina la panoramica sulla situazione del Partito, con i suoi aspetti più e meno positivi, vediamo ora quali conclusioni e indicazioni si può trarne. Risulta evidente che in generale tutti i militanti e i quadri di base fedeli al Partito sono dei bravi compagni, sinceramente al suo servizio, pronti al sacrificio personale per ben rappresentarlo nelle piazze, spesso denotano un encomiabile spirito di iniziativa politica, sono molto generosi anche nel fronteggiarne le esigenze economiche, dei compagni ammirevoli e per molti versi esemplari, di cui il Partito può andare fiero.
Questa situazione va però messa a confronto, per una valutazione più approfondita, con gli scopi politici che si prefigge il Partito e le necessità della lotta di classe nel nostro Paese. Va visto quanto l’attuale situazione del Partito sia adeguata rispetto all’obiettivo di far sì che il PMLI oltre la testa abbia anche il corpo da Gigante Rosso e poter così avanzare con forza e fiducia verso l’Italia unita, rossa e socialista. In altre parole, si pone la questione della qualità dei militanti e dei quadri di base, che è fondamentale per la costruzione e la crescita del Partito.
Consideriamo, come abbiamo avuto già modo di comprendere, che alcuni simpatizzanti intellettuali che collaborano con il Partito e “Il Bolscevico”, cui non possiamo che essere estremamente riconoscenti per la funzione che svolgono, per la qualità dei loro interventi e il contributo che danno ad approfondire aspetti della linea politica e organizzativa del Partito e su vari altri temi, hanno scavalcato per molti versi gli stessi militanti e in particolare quelli delle istanze locali cui fanno riferimento. Questo fatto deve fungere da incentivo, per tutte le compagne e i compagni, a fare meglio di loro almeno come impegno e metodo di lavoro, poi ognuno arriverà per gradi dove può arrivare, cercando sempre di andare più avanti.
Occorre insomma che ciascuno faccia un esame e un bilancio della propria militanza e veda cosa c’è da migliorare, adottando le misure necessarie per corrispondere alle esigenze del Partito. Perché come rilevava Stalin “Bisogna ricordare una volta per sempre che la forza e il peso specifico di un partito, soprattutto di un Partito comunista, non dipende tanto dal numero degli iscritti, quanto dalla loro qualità, dalla loro fermezza, dalla loro devozione alla causa del proletariato”.
Sappiamo che il Partito ha la testa da Gigante Rosso grazie alla sua ideologia, linea politica e organizzativa, piattaforma programmatica e rivendicativa, ma se non se ne approfondisce la conoscenza tramite lo studio, legandosi ai problemi concreti che occorre affrontare dove siamo presenti e secondo le priorità indicate dal Partito, ben difficilmente il corpo si potrà sviluppare nella stessa proporzione.
C’è poi il problema di capire ciò che si studia e per farlo occorre molto impegno per evitare un apprendimento superficiale che non fa fare nessun passo avanti nell’impadronirsi della linea politica e delle parole d’ordine del Partito. E questo è assolutamente necessario per acquisire la capacità di essere dei buoni propagandisti, agitatori e organizzatori. Per essere preparati e convincenti verso le masse e le giovani generazioni, e far crescere la loro coscienza affinché comprendano che solo il socialismo può cambiare l’Italia e dare il potere al proletariato e che è necessario rafforzare il PMLI, se vogliono conquistare un futuro migliore e socialista. Come insegna il Partito, bisogna passare via via dalla teoria alla pratica e man mano che è stato realizzato lo studio e è stato capito quello che il Partito ha detto, bisogna anche agire di conseguenza.
Ora se non viene compresa a fondo la necessità di questo processo che richiede di studiare, capire e agire, in un susseguirsi ripetuto di queste tre fasi, significa che c’è un’insufficiente trasformazione della propria concezione del mondo in senso proletario rivoluzionario e della propria concezione del Partito, della militanza marxista-leninista, per i quadri anche una non adeguata assunzione delle proprie responsabilità politiche. Alla luce della situazione del Partito che abbiamo esaminato, questo risulta essere il problema di fondo da affrontare per modificare la situazione in senso positivo e conseguire una migliore qualità dei militanti, dei quadri e delle istanze di base. Un risultato sul quale concentrare tutti gli sforzi del Partito, in particolare quelli della Commissione di organizzazione. Come ha sottolineato il Segretario generale, Giovanni Scuderi, “Non potremo mai avere una concezione proletaria del mondo se non studiamo e applichiamo il marxismo-leninismo-pensiero di Mao. Anche se fossimo dei bravi organizzatori, oratori, trascinatori, scrittori ma non studiamo e applichiamo il marxismo-leninismo-pensiero di Mao non faremo nemmeno il solletico alla borghesia e ai falsi amici del proletariato e delle masse ”.
Va tenuto presente che non si tratta di studiare e ristudiare solo le cinque opere fondamentali marxiste-leniniste per trasformare il mondo e se stessi, ma anche i Documenti del 5° Congresso nazionale, gli opuscoli di Scuderi, Il Bolscevico e le altre pubblicazioni del Partito, i documenti del CC e dell’UP e attualmente, in particolare, il Rapporto di Scuderi alla 4° Sessione del 5° Comitato centrale, estrapolando e focalizzando l’attenzione su quelle parti che hanno più attinenza con le proprie carenze e problematiche e col lavoro politico che siamo chiamati a svolgere a livello locale e anche centrale.
E’ in essi che apprendiamo il marxismo-leninismo-pensiero di Mao calato nella realtà concreta della lotta di classe in cui siamo impegnati. Senza fare bene questo studio, che è al tempo stesso preliminare e contemporaneo all’azione, saremmo come pesci fuor d’acqua, incapaci di incidere veramente e svolgere un ruolo di avanguardia nella situazione politica, sindacale e sociale in cui operiamo e di contribuire a dare al Partito anche un corpo da Gigante Rosso. Certo come avvisa Scuderi “Studiare costa tempo, fatica e rinunce, specie agli operai e ai lavoratori che concludono la giornata spremuti come limoni dai capitalisti. Eppure bisogna studiare, costi quel che costi per essere sempre in prima linea nella lotta di classe e con posizioni d’avanguardia marxiste-leniniste” , non c’è altro modo per migliorare la propria qualità di militanti e quadri del Partito
Data la mole di lavoro che ciascun membro del Partito, salvo eccezioni, dalla base al vertice, sta svolgendo, è necessario ridurre temporaneamente il ritmo di lavoro e tagliare qualche attività, concentrandosi su quelle assolutamente prioritarie e non cancellabili, nemmeno temporaneamente, seguendo il criterio più qualità e meno quantità. Per riprendere fiato e per creare le condizioni per realizzare più qualità e più quantità. Anche se l’accento va sempre posto su più qualità, che è l’unico modo per radicare sulla roccia il nostro lavoro rivoluzionario.
 

Il Rapporto di Scuderi
Il Rapporto di Scuderi è la bussola politica più aggiornata che orienta tutto il Partito e la stessa Commissione di organizzazione, riguardo alle cose fondamentali che bisogna fare, per migliorare il lavoro, ai vari livelli, che ci attende nel prossimo tratto di strada della nostra Lunga Marcia politica e organizzativa e far diventare il Partito un Gigante Rosso anche nel corpo.
Tutto va inquadrato nella campagna intrapresa dal Partito per dare al proletariato la coscienza che da classe in sé deve trasformarsi in classe per sé e fargli comprendere qual è la sua missione storica, quella di abbattere il capitalismo e instaurare il socialismo. Come ha detto il compagno Scuderi, in occasione del 4° Congresso nazionale “Solo il PMLI, in quanto avanguardia cosciente e organizzata del proletariato, può dare al proletariato la coscienza di essere classe per sé e quindi risvegliarlo, rilanciarlo, organizzarlo e guidarlo nella lotta per il socialismo” . Disponiamo di molteplici strumenti per impadronirci della linea del Partito a questo proposito e così essere in grado di trasmetterla al proletariato, facendogli comprendere bene ciò che il Partito propone. Fondamentale il volantino “Il potere politico spetta di diritto al proletariato” che propaganda un’importante e chiarificatrice citazione del compagno Scuderi, il discorso del compagno Loris Sottoscritti all’ultima commemorazione di Mao a nome del CC del Partito, da studiare attentamente, e le citazioni e i brani dei Maestri e di Scuderi, tra cui “Viva la lotta di classe”, pubblicati da Il Bolscevico. In ogni caso per essere credibili e ascoltati al primo posto dobbiamo mettere la lotta per il lavoro e moltiplicare i volantinaggi e i banchini in piazza.
Oltre al fronte del proletariato, che ricomprende anche il nostro lavoro sindacale, va curato assiduamente l’altro fronte, quello giovanile, utilizzando gli strumenti messi a disposizione dalla Commissione giovani, come l’appello “Giovani, date le ali al vostro futuro” e la raccolta di documentazione su “La linea scolastica e universitaria del PMLI”, nonché il Documento dell’UP sul precariato, inoltre il Documento del Comitato centrale “I giovani e il lavoro del PMLI sul fronte giovanile e studentesco”. Sono questi i due fronti su cui si deve concentrare tutto il Partito, come stabilito dall’ultimo Congresso, in una situazione oltretutto favorevole in cui la lotta di classe ha preso vigore e si moltiplicano le occasioni di scioperi, manifestazioni e contestazioni della politica di lacrime e sangue del governo del Berlusconi democristiano Renzi, come lo sciopero generale del 12 dicembre indetto da CGIL e UIL, e mentre si registra il crollo storico dell’affluenza alle recenti elezioni regionali, che costituisce un record dell’astensionismo elettorale. Situazione favorevole perché facilita la presa di coscienza che la conquista del potere politico da parte del proletariato è la madre di tutte le questioni e perché come ha chiarito Lenin “Noi sappiamo che non si possono modificare gli uomini d’un colpo, che non si può istillare d’un colpo la fede nel socialismo a decine di milioni di uomini. Da dove prenderanno questa fede? Dalla propria testa? No, dalla propria esperienza” .
Il Rapporto Scuderi mette a fuoco i tre problemi che sono aperti e occorre risolvere quanto prima possibile per fare bene il nostro lavoro, con cui mirare a far diventare il Partito un Gigante Rosso oltre che nella testa, che ha già, anche nel corpo. Si tratta dei problemi a livello economico, dell’allargamento del gruppo di compagni che lavorano al Centro e di quello del radicamento locale. E’ in particolare a quest’ultimo problema che dobbiamo dedicare la nostra attenzione, tenuto conto che con questa riunione dobbiamo stabilire i compiti e il lavoro a breve-medio termine della Commissione di organizzazione per dare impulso alla crescita del Partito.
Bisogna essere profondamente coscienti che il radicamento locale è una questione decisiva, pur non sottovalutando tutte le altre, per le sorti del Partito e in teoria non sarebbe un problema di difficile soluzione, se solo le istanze intermedie e di base mettessero in pratica le indicazioni del Partito che incitano ad essere presenti attivamente, in modo combattivo e propositivo negli ambienti di lavoro, di studio e di vita. Come indica il compagno Scuderi “Il lavoro di radicamento è sostanzialmente il lavoro di massa, che va fatto sulla base della parola d’ordine ‘Studiare, concentrarsi sulle priorità, radicarsi; radicarsi, concentrarsi sulle priorità, studiare’. Se facciamo queste tre cose e se sappiamo utilizzare bene i cinque assi che abbiamo in mano, rappresentati dai nostri Maestri, i risultati non possono non arrivare” .
Occorre allora rinfrescare da parte nostra e di tutto il Partito lo studio delle coordinate del lavoro politico e di massa del PMLI, come quella relativa a forgiare l’anello mancante del lavoro locale; come i 3 elementi chiave riguardanti la concezione proletaria del mondo, la corretta concezione del Partito, la conoscenza approfondita della linea generale e della linea di massa del Partito; come le 4 indicazioni per radicare il PMLI vale a dire diventare dei leader nei propri ambienti di lavoro, di studio e di vita, conoscere a fondo e occuparsi dei problemi concreti delle masse dei suddetti ambienti, lavorare per unire, guidare e mobilitare le masse partecipando alle organizzazioni e ai movimenti di massa da noi o da altri promossi, facendo tesoro del Programma d’azione del Partito.
Per altro un buon lavoro di radicamento e di proselitismo dipende essenzialmente dal fare bene il lavoro di massa da parte dei militanti e simpatizzanti operai, lavoratori, disoccupati, pensionati e studenti che, purché ben preparati sulla linea politica e organizzativa e forti delle sue parole d’ordine, possono svolgere una efficace attività di Partito nei rispettivi luoghi di lavoro, nei movimenti dei precari e dei disoccupati, nelle scuole e nelle università e farci radicare negli ambienti operai e sindacali e nel mondo studentesco, delle cui problematiche però devono avere una conoscenza approfondita senza la quale difficilmente potranno avere voce in capitolo e agirvi raccogliendo buoni frutti.
Di recente il compagno Scuderi ha dato delle importanti indicazioni al Responsabile regionale dell’Emilia-Romagna, compagno Denis Branzanti, per orientare in concreto il lavoro di radicamento dell’Organizzazione di Modena del Partito di recente costituzione. Il compagno Denis le ha ben riflettute e riportate ai compagni modenesi e possono essere utili non solo a loro.
Egli ha giustamente messo sull’avviso che bisogna evitare di inciampare nell’astrattismo, cosa che accade quando si finisce col fare molto lavoro politico di carattere generale ma staccato dai problemi immediati delle masse lavoratrici e popolari, e d’altra parte occorre anche evitare di cadere nel localismo e nel particolarismo tenendo staccato il lavoro locale da quello generale e strategico della lotta contro il governo del Berlusconi democristiano Renzi e contro il capitalismo per il socialismo. Ovvero occorre legare sempre il generale al particolare senza trascurare né l’uno né l’altro, forgiando l’anello tuttora mancante che è quello del lavoro locale.
Nella pratica le indicazioni su come potersi muovere sono in primo luogo quelle di studiare singolarmente e collettivamente le Coordinate del lavoro politico e di massa del Partito e di preparare una o più riunioni, coinvolgendo anche i simpatizzanti attivi. Lo scopo deve essere quello di collettivizzare le conoscenze che ciascuno ha dei problemi delle masse della propria città rispetto al lavoro, la scuola, i quartieri, le linee programmatiche e le misure adottate dalla giunta comunale. Quali sono le forze politiche, sindacali e sociali e i movimenti e i comitati di lotta operanti in zona e quali sono la loro composizione, consistenza, programmi e iniziative.
Occorre formulare delle proposte e pianificare l’attività da svolgere, apertamente o meno come Partito in base alla tattica migliore nelle singole circostanze, riguardo alle tematiche emerse e nella situazione concreta locale, applicando la linea di massa. E’ importante anche assegnare a ciascuno i compiti e il ruolo da svolgere. Il lavoro deve essere mirato e calibrato in base alle forze. Vanno privilegiati i luoghi di lavoro e di studio e di vita, di appartenenza dei compagni e concentrare l’attività verso fabbriche e scuole e università più avanzate e combattive, in particolare dove ci sono lotte in corso. Vanno prodotti comunicati stampa e volantini e redatti articoli per “Il Bolscevico” che abbiano per oggetto i problemi e le lotte delle masse lavoratrici e popolari e la denuncia delle malefatte della giunta locale. Addentrarsi e occuparsi senza soluzione di continuità dei problemi delle masse a livello locale, abbinando il livello conoscitivo interno all’intervento pubblico, sono i passi necessari per avviare e realizzare un serio e proficuo lavoro di radicamento da sviluppare anche in concomitanza delle tornate elettorali con la nostra proposta di creare le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo. In breve tenere sempre in pugno l’iniziativa politica.
Dato che non disponiamo attualmente de “Il Bolscevico” cartaceo, a parte stamparne qualche copia da diffondere come fanno già varie istanze di base, è importante far conoscere a tutti coloro che possono essere interessati a leggerlo, che è disponibile su internet e tenere presente che non è la sua mancanza in forma stampata il fattore determinante per lo sviluppo del Partito ma il lavoro di radicamento e proselitismo da svolgere secondo la linea e le indicazioni del Partito negli ambienti di lavoro, di studio, di vita e negli organismi di massa, soprattutto in quelli sindacali e studenteschi.
Dobbiamo migliorare il lavoro di massa e di fronte unito, che è fondamentale per legarsi alle masse e aiutarle a risolvere i loro problemi immediati, nonché per rompere l’isolamento del Partito e per sottrarre le masse alla direzione e all’influenza dei riformisti. Per avanzare su questo fronte nevralgico è assolutamente necessario conoscere a fondo la linea di massa e di fronte unito sintetizzata dal compagno Scuderi nel capitolo sul fronte unito del suo discorso “Applichiamo gli insegnamenti di Mao sulle classi e il fronte unito”.
Come sottolinea Scuderi “Sulle compagne e sui compagni di base, ai quali va il nostro caloroso e riconoscente saluto, pesano delle grosse responsabilità, ma le responsabilità maggiori gravano sulle spalle del Comitato centrale che deve dirigere, motivare, orientare, ispirare e sollecitare il radicamento e lo sviluppo del Partito”. Questa questione ci riguarda direttamente come membri della Commissione centrale di organizzazione, dobbiamo sforzarci di essere all’altezza delle nostre responsabilità facendo leva sul nostro attaccamento al Partito, sulle nostre capacità e sul nostro fermo impegno ad assolvere i compiti che ci spettano colmando quelle che possono essere le nostre lacune e insufficienze politiche al riguardo.
Dobbiamo fare nostri gli inviti del Segretario generale a essere, in qualità di dirigenti nazionali del PMLI, i suoi migliori militanti, a rafforzare la nostra unità rivoluzionaria collettiva e personale parlandoci di più e consigliandoci a vicenda, non dando peso alle questioni caratteriali che non si riflettono in politica, a interessarci e avere cura degli affari generali del Partito, a essere degli specialisti rossi nelle materie di cui ci occupiamo, nel nostro caso in particolare la linea organizzativa del Partito per applicarla e farla applicare correttamente.
Alcuni di noi risiedono lontano dal Centro, ma questa deve essere solo una lontananza fisica, non politica, grazie ai mezzi di comunicazione di cui disponiamo anche le distanze sono meno condizionanti e possiamo e dobbiamo aggiornarci, consultarci e aiutarci a svolgere bene il nostro lavoro di Commissione, più di quanto siamo stati in grado di fare in passato e così rendere un miglior servizio al nostro amato Partito. Dobbiamo anche farci guidare, per risolvere le eventuali contraddizioni che insorgessero tra di noi, dal principio unità-critica-unità, ricorrendo tranquillamente, quando occorre, alla critica e all’autocritica finalizzate al supremo interesse del Partito.
C’è una citazione di Stalin, che mi è stata segnala dal compagno Scuderi, molto articolata e molto importante e istruttiva, tanto riguardo al fatto che noi marxisti-leninisti dobbiamo interessarci dei problemi delle masse legandoli alla rivoluzione e alla conquista del potere politico da parte del proletariato, quanto riguardo a quale tipo di quadri deve avere alla sua testa un Partito come il PMLI che vuole fare la rivoluzione e lotta per l’Italia unita, rossa e socialista, sembra scritta proprio per noi.
Dice Stalin: “Si può smascherare la socialdemocrazia e ridurla al rango di una insignificante minoranza nella classe operaia solo nel corso di una lotta quotidiana per i bisogni concreti della classe operaia. Bisogna inchiodare alla gogna la socialdemocrazia, non sul terreno di questioni planetarie, ma sul terreno della lotta quotidiana della classe operaia per il miglioramento della sua situazione materiale e politica, inoltre le questioni del salario, della giornata lavorativa, delle abitazioni, delle assicurazioni, delle imposte, della disoccupazione, del carovita, ecc., devono avere una funzione importantissima, se non decisiva. Battere i socialdemocratici ogni giorno sul terreno di questi problemi, mettendo a nudo il loro tradimento: questo è il compito.
Ma questo compito non sarebbe adempiuto interamente se le questioni della pratica quotidiana non fossero legate alle questioni essenziali della situazione internazionale e interna della Germania e se tutto questo lavoro quotidiano non fosse visto, in tutta l’attività del partito, in funzione della rivoluzione e della conquista del potere da parte del proletariato.
Ma è capace di attuare questa politica solo un partito che ha alla sua testa dei quadri dirigenti abbastanza esperti da saper sfruttare tutti i possibili errori della socialdemocrazia per rafforzare il loro partito, e abbastanza preparati teoricamente da non perdere, per successi parziali, la prospettiva dello sviluppo rivoluzionario. …
E’ necessario che il partito nel suo lavoro sappia combinare il più assoluto attaccamento ai principi (da non confondere col settarismo!), con il massimo legame e contatto con le masse (da non confondere col codismo!), senza di che non solo il partito non può educare le masse, ma neanche imparare da esse, non solo non può guidare le masse e innalzarle al livello del partito, ma neanche prestare orecchio alla loro voce e intuirne le più urgenti necessità.
E’ necessario che il partito sappia combinare nel suo lavoro un intransigente spirito rivoluzionario (da non confondere con l’avventurismo rivoluzionario!) con la massima duttilità e capacità di manovra (da non confondere con la tendenza all’adattamento!), senza di che il partito non può far sue tutte le forme di lotta e di organizzazione, legare gli interessi quotidiani del proletariato agli interessi vitali della rivoluzione proletaria e combinare nel suo lavoro la lotta legale con la lotta illegale” . (Stalin, “Le prospettive del Partito comunista tedesco e la bolscevizzazione”, conversazione con Herzog, membro del Partito comunista tedesco, 3 febbraio 1925, opere complete, Edizioni Rinascita, vol. 7, pp. 47, 48, 49, 50).
 

I compiti e il lavoro a breve-medio termine
Il Partito ha stabilito quali sono i compiti comuni a tutte le Commissioni permanenti del Comitato centrale, i compiti particolari della Commissione di organizzazione e delle altre Commissioni centrali e i compiti fondamentali dei Responsabili regionali. Tali compiti sono tutti importanti e vanno tenuti costantemente presenti per verificare in che misura vengono eseguiti e per migliorarne l’adempimento. Però bisogna anche passare dal generale al particolare, individuando tra i vari compiti e all’interno dei singoli compiti quali sono in un dato momento le priorità da affrontare e su cui concentrare l’impegno in base alle esigenze della vita interna ed esterna del Partito, stabilendo in concreto il da farsi e assegnando ai vari membri, in questo caso della nostra Commissione, le loro incombenze secondo una programmazione che abbia anche delle previste scadenze. E’ così che si rispetta anche quel compito generale, comune a tutte le Commissioni, per cui bisogna “Organizzare e distribuire gli incarichi interni della propria Commissione secondo le capacità e le attitudini dei membri della stessa Commissione”. …
Tutti i compiti che abbiamo trattato sono sicuramente suscettibili di miglioramenti quanto alla loro esecuzione e i compagni incaricati dovrebbero impegnarsi in tal senso, in particolare dove siamo più indietro, non tanto per demerito di nessuno quanto per condizioni oggettive o soggettive non favorevoli, in certi casi per eccessivi carichi di lavoro professionale e in altri di disoccupazione e ricerca di un nuovo lavoro. Sono da realizzare, quando ve ne saranno le condizioni e le forze necessarie, ancora due compiti “Organizzare la scuola quadri e i corsi di formazione quadri del Partito a carattere nazionale” e “Curare e aggiornare le schede e la documentazione dei partiti e dei loro dirigenti, compresi i gruppi che si richiamano al marxismo-leninismo”.
Ciascuno in base alle incombenze che gli competono e collettivizzandone ove possibile l’accesso anche con gli altri membri della Commissione, dovrebbe maggiormente assolvere il compito comune a tutte le Commissioni centrali di “Raccogliere e tenere aggiornato il materiale bibliografico, didattico, tecnico, amministrativo statistico, ecc., necessario alla propria Commissione”. Naturalmente come tutto il Partito non dobbiamo scordarci di dare il nostro contributo all’impulso, presso le istanze intermedie e di base e i simpatizzanti, della campagna “Anche un solo euro al mese” per il sostegno economico al Partito e il trionfo della causa del socialismo in Italia, considerando che il bilancio del Partito a livello centrale registra sempre un certo disavanzo passivo che va colmato.
Per darsi come Commissione dei compiti sulle questioni che sono più urgenti da affrontare in questo momento, dobbiamo tener conto del Rapporto Scuderi, sviluppando una campagna di approfondimento sui temi che ha sollevato, e occuparci di ciò che richiede un nostro intervento riguardo alla vita interna e all’attività esterna del Partito, come la qualità dei militanti e dei quadri di base e la loro formazione politica.
La questione del radicamento locale, come abbiamo visto, è la priorità delle priorità per dare al Partito un corpo da Gigante Rosso, e dobbiamo dare il nostro massimo contributo a mantenerla viva nella mente e nell’azione di compagne e compagni e orientare le istanze intermedie e di base perché siano fatti dei significativi passi in avanti su questo terreno. Come sempre nell’elaborare i nostri interventi dobbiamo prendere come base il punto cui è arrivato il Partito su quel determinato argomento e quindi attualizzarlo e, se necessario, aggiornarlo mantenendo sempre la coerenza con la linea generale del Partito.
Abbiamo constatato anche che vengono in molti casi trascurati i normali rapporti con il Centro, a cominciare dai rapporti mensili che sono compilati solo da una minoranza di compagni e invece dobbiamo far sì che sia colmato questo vuoto. Questa situazione comporta che il Centro è troppo poco a conoscenza della situazione locale del Partito e non ha così la possibilità di attuare tempestivamente interventi e misure politiche e organizzative opportune tramite la nostra Commissione. Bisogna far comprendere a compagne e compagni che per regola generale la vita interna del Partito, riunioni periodiche, studio collettivo, elaborazione di programmi e attività in particolare finalizzati al radicamento, lavoro giornalistico, rapporti col Centro, devono avere la priorità salvo eccezione, rispetto alle attività esterne del Partito.
La vita interna di Partito va avanti a tutto. Specie quando c’è un’urgenza o una necessità molto importante. Salvo eccezioni, va data la priorità ai rapporti interni di Partito, anche a costo di “saltare” una manifestazione o di rinviare una attività esterna di Partito.
Si verifica che le circolari del Centro sono tenute troppo poco in considerazione, visto che assai spesso non si riscontra l’applicazione del loro contenuto e nemmeno vi sono le dovute risposte alle questioni poste e alle richieste avanzate dal Centro. Basta pensare ultimamente alla Circolare della Commissione Giovani, a quella sul finanziamento del Partito, alla questione del corretto uso dei social network e anche quelle elettorali della nostra Commissione, per cui capita che nel corso della campagna elettorale vengano posti dei quesiti che trovano già risposta nelle circolari stesse. Per non parlare delle Cellule o Organizzazioni di Partito che a distanza di tutti questi mesi, non hanno ancora redatto la propria Risoluzione sul Rapporto Scuderi. Eppure è buona norma come si è detto che, a volte, è meglio “saltare” una manifestazione per rispondere tempestivamente a una richiesta urgente del Partito.
C’è anche una certa confusione sui rapporti tra istanze della stessa provincia e regione. Ci possono essere contatti e collaborazioni tra istanze che agiscono in ambiti territoriali limitrofi, come anche regioni confinanti, ma deve essere rispettata la reciproca autonomia e applicato sempre il principio che ciascuna istanza, prima di allargare il proprio ambito di intervento e partecipazione, deve in via prioritaria preoccuparsi e non trascurare la propria vita interna e la propria realtà in cui opera.
Come Commissione di organizzazione dobbiamo curare tutte queste questioni e altre che via via compaiono, per correggere i compagni e far sì che venga applicata con più rigore la linea politica e organizzativa del Partito, migliorandolo e rafforzandolo. Per quanto riguarda i compiti già affidati a ciascun membro della nostra Commissione, salvo non vi siano richieste di modifica, li manterrei così come sono. Vediamo quali altri compiti, anche su vostro suggerimento, possiamo assegnarci, chi dovrebbe svolgerli, con quale eventuale scadenza e se la proposta è accettabile da parte delle compagne e dei compagni interessati. …
Care compagne, cari compagni, il lavoro da fare è tanto anche perché il lavoro politico corrente di ciascuno di noi occupa già molto tempo, per cui realizzare i compiti che ci siamo dati richiederà uno sforzo supplementare. Ma ce la possiamo fare se siamo pienamente consapevoli che di certe necessità del Partito può occuparsene solo la Commissione di organizzazione e non altri, questo ci carica di responsabilità ma ci spinge pure a elevare la nostra coscienza politica, facendoci superare i nostri limiti e le nostre difficoltà, purché ci poniamo sempre alla scuola del Partito e mettiamo in pratica ciò che ci ha insegnato, soprattutto quanto allo stile di lavoro marxista-leninista.
Non dimentichiamo mai, come insegna Stalin, di cui ricorre tra pochi giorni il 135° Anniversario della sua nascita, questa verità “Dopo che si è fissata la linea politica giusta, è il lavoro di organizzazione che decide di tutto, e tra l’altro anche del destino della linea politica stessa, vale a dire della sua realizzazione o del suo fallimento”. Certo non potremo essere all’altezza di Stalin e degli altri nostri grandi Maestri, ma almeno fare tutto quello che è nelle nostre possibilità seguendo il loro esempio, questo lo possiamo e dobbiamo fare. Come ci ricorda spesso il compagno Scuderi, non c’è nulla al mondo più bello, più utile e più appagante per il progresso sociale e l’emancipazione del proletariato e dell’intera umanità che donare la propria vita alla causa del socialismo. Buon lavoro marxista-leninista allora a tutti noi.
Uniti, coi Maestri e il PMLI vinceremo!

23 dicembre 2014