Un oceano di manifestanti a Roma contro la legge Bossi-Fini

APPROVATA ALLA CAMERA LA NUOVA LEGGE BOSSI-FINI RAZZISTA, XENOFOBA, SCHIAVISTA E FASCISTA SULL'IMMIGRAZIONE
Via libera alla marina militare per fermare le carrette del mare. Negata la sanatoria. Confermati i centri di detenzione
INACCETTABILI LE IMPRONTE SIA PER GLI IMMIGRATI SIA PER GLI ITALIANI
Dopo il primo via libera al Senato il 28 febbraio scorso, anche la Camera ha approvato il 4 giugno, con ulteriori aggravanti, la nuova legge n. 795-B sull'immigrazione, la famigerata Bossi-Fini dal nome dei suoi più accaniti promotori, che modifica pesantemente, inasprendola, la già contestatissima legge Turco-Napolitano del 1998, e che ora è nuovamente in discussione al Senato per il varo definitivo, previsto entro fine giugno.
Una legge razzista, perché tratta gli immigrati extracomunitari che chiedono di lavorare nel nostro Paese come schiavi non degni di godere degli stessi diritti e trattamento degli altri cittadini, se non addirittura come potenziali delinquenti da trattare con sospetto e con metodi polizieschi "a prescindere'', fino al punto dal prendere loro le impronte digitali. Una legge xenofoba, perché basata su un'infame campagna allarmistica della destra fascista e leghista che dipinge falsamente il nostro Paese come sul punto di essere sommerso da "orde'' di migranti, attizzando la paura e l'odio della popolazione contro gli extracomunitari accusati di rubare il lavoro ai nostri giovani e di aumentare la delinquenza.
Una legge schiavista, perché accetta gli immigrati solo come mano d'opera da sfruttare a basso costo e per i lavori più degradanti e solo nella misura e fino a quando fa comodo alle esigenze del profitto capitalistico, tenendola sotto il costante ricatto del non rinnovo del permesso di soggiorno e dell'espulsione. Una legge, infine, dall'impianto marcatamente fascista, perché restringe ulteriormente il diritto di asilo e tratta i migranti che cercano di sfuggire alla fame, alle guerre e alle persecuzioni nei loro paesi d'origine a un problema di ordine pubblico, da affrontare esclusivamente con misure repressive, poliziesche e finanche di blocco armato delle nostre frontiere, al punto da prevedere la possibilità per la marina militare di intervenire e se necessario sparare contro le carrette del mare cariche di disperati.

UN ODIOSO PRINCIPIO SCHIAVISTA
Questo infame carattere razzista, xenofobo, schiavista e fascista che impregna da cima a fondo il provvedimento licenziato dalla Camera nera emerge fin dai primissimi articoli, dove si subordina la concessione e si minaccia la revisione dei programmi di cooperazione e di aiuto ai governi che non reprimono a sufficienza l'emigrazione clandestina verso il nostro Paese (art. 1). Inoltre si attribuisce al presidente del Consiglio la facoltà di stabilire con decreto le quote annuali di extracomunitari che possono entrare in Italia (art. 3), si assegna alle nostre rappresentanze diplomatiche e consolari la insindacabile facoltà di rilascio dei permessi di soggiorno, che "per motivi di sicurezza'' non sono tenute a motivare l'eventuale diniego (art. 4), e si introduce nella attuale procedura prevista dalla Turco-Napolitano l'odiosissima misura del rilevamento delle impronte digitali per tutti gli stranieri che richiedano il permesso di soggiorno o che ne richiedano il rinnovo (art. 5). Cosa che varrà anche per gli atleti extracomunitari che giocano in Italia, ma non - è stato precisato dal ministero dell'Interno - per i cittadini americani e di altri paesi occidentali non aderenti all'Ue.
Con l'articolo 5 viene introdotto anche il principio schiavista, vero architrave della legge, che in Italia entra solo chi ha già un lavoro, per essere rispedito subito a casa a lavoro finito. Il permesso di soggiorno è rilasciato infatti solo in seguito alla stipula di un contratto di soggiorno per lavoro. In pratica deve essere il datore di lavoro a richiedere il permesso per il lavoratore di cui ha bisogno, allo sportello unico per l'immigrazione istituito presso ogni provincia (art. 17), fornendo idonea documentazione, la garanzia di un alloggio (a spese comunque del lavoratore) e il biglietto di ritorno pagato. Pesanti sanzioni, da 500 a 2.500 euro a persona, sono previste per il datore di lavoro che omette di comunicare allo sportello qualsiasi variazione del rapporto di lavoro con lo straniero. Chi occupa mano d'opera clandestina o con permesso scaduto, revocato o annullato è punito con l'arresto da tre mesi a un anno e con l'ammenda di 5.000 euro per lavoratore.
Il permesso di soggiorno dura 9 mesi per i contratti di lavoro stagionali, 12 mesi per i contratti a tempo determinato e 24 mesi per i contratti a tempo indeterminato. Per questi ultimi il rinnovo va chiesto 90 giorni prima della scadenza, 60 giorni per i lavori a tempo determinato e 30 giorni in tutti gli altri casi (come vale attualmente per tutti i tipi di contratto). Senza il rinnovo si viene rispediti senza possibilità di appello al paese di provenienza. Solo dopo 6 anni di permanenza in Italia (attualmente 5) il lavoratore straniero può ottenere la carta di soggiorno, che non ha termini di scadenza.
Pesanti le sanzioni, da uno a sei anni di reclusione, contro chi altera o falsifica permessi o documenti inerenti. Se si configura il reato di falso la reclusione va da 3 a 10 anni, con pene aumentate per i pubblici ufficiali. Aumentate le pene anche per gli scafisti, fino a 12 anni di carcere e 15.000 euro a persona traghettata. Sconti di pena previsti invece per gli scafisti pentiti che aiutano le forze dell'ordine. Un emendamento già inserito al Senato e confermato alla Camera dispone l'uso delle navi da guerra per fermare, ispezionare, sequestrare e condurre in porto le "carrette del mare'', anche al di fuori delle acque territoriali. Le "modalità di intervento'', incluso l'uso delle armi, saranno definite con decreto interministeriale dei ministeri dell'Interno, Difesa, Economia, Infrastrutture.

IL RICATTO DELLE ESPULSIONI
Con gli articoli 12 e 13 la nuova legge inasprisce il già barbaro meccanismo delle espulsioni amministrative: "l'espulsione - recita infatti la Bossi-Fini - è disposta in ogni caso con decreto motivato immediatamente esecutivo, anche se sottoposto a gravame o impugnativa da parte dell'interessato''. In altre parole, prima ti espello, poi mi puoi intentare causa. L'autorità giudiziaria può negare il consenso all'espulsione solo in presenza di "inderogabili esigenze processuali'', in relazione cioè all'accertamento di responsabilità di eventuali coimputati. In ogni caso se l'ordine di sospensione non arriva entro 15 giorni si procede senz'altro all'espulsione. Lo straniero è quindi detenuto in un "centro di permanenza temporanea'' (i famigerati lager per immigrati tristemente noti alle cronache, dove si vive in condizioni subumane e, come già successo, si può anche morire). In questi lager si può essere trattenuti fino a 30 giorni, prorogabili a 60. Lo stesso trattamento riservato anche ai clandestini presi senza documenti, ma l'espulsione può essere disposta dal questore in qualsiasi momento con una semplice informativa al giudice.
Anche chi viene trovato senza permesso o col permesso scaduto da più di 60 giorni può essere espulso entro 15 giorni. Ma il questore può disporre l'accompagnamento immediato alla frontiera se ritiene che vi sia "pericolo di sottrazione all'esecuzione del provvedimento''. Chi è stato espulso non può rientrare in Italia per 10 anni, e comunque per un periodo non inferiore a 5. In caso contrario c'è l'arresto in flagranza, il rito direttissimo e il carcere da sei mesi a un anno, commutabile in nuova epulsione. Al secondo tentativo di rientro illegale scatta la detenzione da uno a quattro anni.
Anche i ricongiungimenti familiari (art. 22) sono resi più difficili di quanto già non lo siano attualmente con la Turco-Napolitano. Sembra anzi che gli estensori ci abbiano messo del vero sadismo nell'escogitare norme che impediscono di fatto agli extracomunitari di ricrearsi una famiglia in Italia e integrarsi. Il lavoratore in regola, infatti, può chiedere il ricongiungimento con coniuge e figli minori, ma non con i figli maggiorenni, a meno che non siano incapaci di provvedere autonomamente al proprio sostentamento. Il che significa che devono avere "uno stato di salute che comporti invalidità totale''. Impossibile anche chiamare con sé i genitori, se hanno altri figli nel paese di origine. Solo se sono ultrasessantacinquenni e se gli altri figli non li possono sostentare (sempre per i soliti "documentati e gravi motivi di salute''), allora possono sperare di ricongiungersi con i figli emigrati in Italia. I minori non accompagnati possono ottenere il permesso di soggiorno al compimento del 18 anno purché siano stati ammessi per almeno tre anni a un progetto di integrazione sociale, siano residenti in Italia da almeno 4 anni, abbiano una casa e frequentino corsi di studio, o lavorino o abbiano un contratto di lavoro anche senza aver ancora iniziato a lavorare.

CALPESTATO IL DIRITTO DI ASILO
Anche per il diritto di asilo (artt. 32 e 33) la Bossi-Fini rappresenta un grave peggioramento della normativa attuale. Il richiedente asilo viene inviato ai "centri di identificazione'', dove viene esaminato da una commissione territoriale. Se la domanda viene respinta scatta l'espulsione immediata, e neanche il ricorso al tribunale monocratico territoriale ne sospende l'esecuzione. Può essere fatta richiesta di sospensione solo al prefetto. Non c'è nessuna garanzia neanche sulla composizione delle commissioni, giacché sono istituite presso le prefetture, nominate dal ministero dell'Interno, presiedute da un commissario prefettizio e composte da personale della polizia di Stato, più un rappresentante della Conferenza Stato-città e autonomie locali. A garanzia del rifugiato dovrebbe bastare la partecipazione di un rappresentante dell'Acnur (Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati): un po' poco, ci sembra, anche perché nell'improbabile caso di una spaccatura della commissione a metà il voto del presidente vale il doppio.
Nella nuova legge, infine, non è prevista nessuna sanatoria generalizzata per i lavoratori clandestini. La sanatoria è stata inserita solo per le colf (una per famiglia) e per i "badanti'', gli immigrati cioé che assistono anziani malati e infermi, questi senza limiti di numero. Un occhio di "riguardo'' è stato concesso anche agli infermieri professionali, un'altra categoria che come colf e "badanti'' fa evidentemente troppo comodo nell'ambito della politica familistica e di sussidiarietà imposta sulle macerie dello "Stato sociale'': entreranno a far parte delle categorie speciali sottratte alle norme sui flussi.
Da segnalare infine il vomitevole cinismo con cui la Casa del fascio ha "risolto'' la questione del recupero dei contributi Inps versati dagli extracomunitari rimpatriati: li potranno recuperare, anche quelli inferiori ai cinque anni (che per legge andrebbero perduti) ma solo al compimento del 65 anno di età. Peccato per loro (e fortuna per l'erario italiano) che nei loro paesi d'origine la durata media della vita sia di gran lunga più bassa!

METODI FASCISTI E OPPORTUNISMO CODARDO
Fascista la legge e fascista anche il modo con cui è stata fatta approvare dalla Camera, con i due caporioni fascisti Bossi e Fini che hanno fatto i mastini, con il beneplacito del neoduce Berlusconi, nei confronti dei loro stessi alleati dell'Udc, affinché non fosse cambiata nemmeno una virgola al loro infame provvedimento. In particolare per sventare il tentativo degli ex DC di estendere la sanatoria a tutti i lavoratori extracomunitari clandestini, attraverso l'emendamento Tabacci proposto dai "centristi'' della Casa del fascio. Un emendamento non certo dettato da rimorsi umanitari, bensì dalla preoccupazione, espressa anche dalle organizzazioni imprenditoriali, che si crei un'improvvisa crisi di mano d'opera causata da espulsioni in massa di irregolari oggi occupati di fatto nei più svariati settori della nostra economia, non compensabili con i nuovi meccanismi ultraselettivi previsti dalla nuova legge.
Fatto sta che dopo un estenuante braccio di ferro durato diversi giorni, con la Lega che minacciava sfracelli e voti di fiducia, l'Udc ha fatto dietro-front accettando di ritirare l'emendamento Tabacci e accontentandosi della "promessa'' del neoduce di riprendere in esame la sanatoria al momento del prossimo decreto sui flussi: con grande esultanza del razzista Bossi, per il quale si può ora procedere a una grande ondata di espulsioni, da lui definite un "toccasana'', che ha chiesto a questo scopo l'assunzione di altri 1.500 poliziotti. Partiti con grandi fanfare annunciando battaglia per "migliorare'' e rendere "più umana'' la legge, gli ex democristiani hanno fallito miseramente su tutta la linea, al punto che il testo approvato alla Camera non solo non è "migliorato'', ma contiene ulteriori aggravanti razziste e fasciste rispetto al testo originario come le impronte digitali agli immigrati.
Non meno pietosa, opportunista e di cartapesta è stata la "battaglia'' dell'opposizione di "centro-sinistra'', che si è ridotta ad accodarsi agli ex democristiani e all'emendamento Tabacci nell'illusione di poter aprire una crepa nella maggioranza. Al punto che quando l'Udc ha ritirato l'emendamento e Tabacci e Bossi si sono oscenamente abbracciati, l'Ulivo lo ha fatto suo e messo ai voti, ricavandone una sonora bocciatura. Non ci sorprende l'opportunismo e la codardìa della "sinistra'' borghese, dal momento che la Bossi-Fini non cade certo dal cielo, ma è figlia naturale e proseguimento della Turco-Napolitano, varata 4 anni fa dal "centro-sinistra'', di cui ha ripreso e portato a più estreme conseguenze molte delle linee in essa già contenute.

CAPITOLAZIONE SULLA INFAMIA DELLE IMPRONTE
Ancor più opportunista e vergognoso è stato l'atteggiamento dell'Ulivo rispetto all'infame emendamento della Casa del fascio che ha inserito il rilevamento delle impronte digitali agli extracomunitari.
Non ha trovato di meglio che chiedere con Rutelli l'estensione delle impronte digitali all'intera popolazione, proponendo una schedatura di massa per rimediare a un'ingiustizia contro i soli extracomunitari: il leader dell'Ulivo, da sempre ossessionato dall'idea di contendere a Berlusconi la leadership del tema della "sicurezza'', ricordando che la carta d'identità con le impronte digitali per tutti fu una proposta del "centro-sinistra'' firmata dall'allora ministro diessino Franco Bassanini e approvata da tutti, ha chiesto infatti nientemeno che "un apposito decreto del presidente del Consiglio per estendere immediatamente a tutti i cittadini italiani il sistema di identificazione fotodattiloscopico''. Proposta manco a dirlo accolta a braccia aperte dalla Casa del fascio, che l'ha fatta subito sua non senza un sarcastico "meglio tardi che mai'' del fascista Ignazio La Russa a commento della bella pensata di Rutelli.
Anche Rifondazione è sostanzialmente su questa linea capitolarda, come dimostra con la raccolta delle impronte che sta conducendo come forma di protesta.
Noi invece siamo totalmente contrari alla presa delle impronte: lo siamo per gli extracomunitari, perché rappresenta un'odiosa forma di discriminazione razzista, che mira a umiliare e intimidire i lavoratori stranieri equiparandoli a potenziali delinquenti; e lo siamo anche per tutta la popolazione, perché rappresenta un ulteriore restringimento delle libertà borghesi, di fascistizzazione del Paese e di controllo poliziesco di stampo mussoliniano.
La legge razzista, xenofoba, schiavista e fascista Bossi-Fini va quindi respinta e affossata con tutta la forza del movimento operaio e popolare, senza alcuna concessione al tema forcaiolo e reazionario della "sicurezza'' vergognosamente sposato anche dalla "sinistra'' di regime per inseguire l'elettorato moderato. A questa legge odiosa, barbara e oscurantista bisogna contrapporre le giuste, progressive e lungimiranti rivendicazioni del Programma d'azione del PMLI sull'immigrazione, e in particolare le seguenti:
Sanatoria generalizzata per tutti gli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno.
Chiusura dei "Centri di permanenza temporanea'' degli immigrati, veri e propri lager per gli immigrati in attesa di espulsione.
Libero accesso su tutto il territorio nazionale agli immigrati, senza le limitazioni previste dalle "quote''.
Diritto di asilo ai perseguitati politici e ai rifugiati senza limitazioni e parificando la normativa legislativa alla migliore condizione.
Riconoscimento di pari diritti sociali, civili e politici per tutti gli immigrati.
Diritto alla cittadinanza italiana per i figli nati e che nasceranno nel nostro Paese da coppie di immigrati.
Diritto al lavoro, alla casa, all'assistenza sanitaria e sociale, all'istruzione per i bambini e i ragazzi in età scolare, per tutti gli immigrati extracomunitari.

12 giugno 2002