Contro i tagli e la chiusura dello stabilimento
Scioperano compatti lavoratrici e lavoratori dell'Alfa di Arese
Bloccata per ore l'Autostrada dei Laghi
Il PMLI partecipa al corteo con volantino e solidarietà militante

Redazione di Milano
Il piano della Fiat ha dato una mazzata all'Alfa Romeo che è stata sistematicamente smantellata da diversi anni fino a contare meno di 3.000 lavoratori rispetto ai 18.000 di qualche anno fa.
Il 24 luglio Fim e Uilm avevano firmato un'intesa separata con la Fiat, una mazzata che già prevedeva la chiusura dell'Alfa di Arese (cfr. "Il Bolscevico'' 32/2002). Secondo la Fiat ora sono 760 operai del montaggio carrozzerie e 200 impiegati da licenziare con la cigs a partire dal 2 dicembre.
L'accordo di programma del '94 firmato tra Regione Lombardia, Provincia e sindacati, che doveva portare avanti la riconversione industriale di 1 milione di mq di area dismessa, è rimasto completamente disatteso. Intanto la Rottamferr per lo smaltimento dei rifuiti ha già licenziato i lavoratori ex-Alfa riassunti. Massimo Zanello, assessore alle Attività Produttive della giunta regionale lombarda, guidata da Roberto Formigoni, ha fatto sapere che interessa l'auto a basso impatto ecologico ma accetta l'acquisto da parte di General Motors. Il neopodestà Albertini, da parte sua, vanta la bontà occupazionale del "Patto di Lavoro'', ma afferma che non può fare niente di concreto per i lavoratori Alfa.
Lunedì 14 ottobre quindi è stata un'importante giornata di lotta che ha visto scendere compatti in sciopero operai e impiegati per 4 ore per poi bloccare l'Autostrada dei Laghi per due ore. Lo sciopero era stato proclamato per lunedì invece di venerdì scorso quando hanno scioperato gli altri lavoratori FIAT per coincidere con il rientro dei 1.000 lavoratori dalla cassa integrazione.
Compagni della Cellula Mao di Milano del PMLI hanno diffuso un volantino di valore strategico dell'UP dal titolo: "Respingiamo il piano di Agnelli. La FIAT va nazionalizzata. No alla cassa integrazione! No ai licenziamenti! No alla chiusura degli stabilimenti di Termini Imerese e Arese!'' accolto bene sia dai lavoratori che entravano per il turno centrale prima dello sciopero che durante il corteo partito dallo stabilimento della gloriosa Alfa Romeo. Con alcuni lavoratori di Arese abbiamo realizzato un'intervista che pubblicheremo nei prossimi numeri de "Il Bolscevico''.
Puntualissimi alle 9.00 cominciavano a concentrarsi operai e operaie dei vari reparti, sperimentazione, motori, carrozzeria, compatti anche gli impiegati solidali con gli operai tutti dietro uno striscione "Da Arese a Termini Imerese, uniti nella lotta'' e le bandiere rosse della Fiom e dei Cobas Alfa. Dai megafoni delegati lanciavano slogan come: "Il posto di lavoro non si tocca, lo difenderemo con la lotta''. Essi cantavano "Bandiera Rossa'' e canti partigiani appoggiati da studenti, familiari e giovani da Milano e dai paesi attorno alla fabbrica. Erano palesi tra i lavoratori in corteo la rabbia e il magone per i continui tradimenti sindacali e politici negli ultimi anni che hanno permesso il graduale smantellamento della storica fabbrica di Arese, punta di diamante della classe operaia milanese. In corteo lungo la strada fino a bloccare un chilometro più avanti l'autostrada A8 dei Laghi dalle 9.45 alle 11.30 e tenere un'assemblea all'aperto annunciando le prossime iniziative di lotta fra cui una manifestazione a Roma sotto Palazzo Chigi e intanto dandosi appuntamento per l'importante manifestazione di venerdì 18 ottobre.
Più tardi in mattinata i lavoratori si sono recati al Comune di Arese contro il sindaco forzista Gino Perferi dove ci sono stati dei tafferugli. I lavoratori temono che i loro posti di lavoro e lo stabilimento saranno venduti dal governo e dai vertici sindacali come merce di scambio per il mantenimento di Termini Imerese.
Questa di lunedì è stata la terza manifestazione dei lavoratori Alfa da settembre. Anche giovedì 10 ottobre hanno scioperato per due ore bloccando l'autostrada dei Laghi. Lo sciopero indetto da Fiom e Slai-Cobas ha raccolto più dell'80% delle adesioni, tra cui anche quelle di molti delegati della Fim e della Uilm.
Lo stesso giorno al Pirellone c'è stato un incontro tra l'assessore all'Industria, Zanello, i sindaci dei comuni dell'area, i sindacati, la provincia di Milano e i rappresentanti di Fiat, Assolombarda e Finlombarda, nel quale la Fiat ha riproposto l'inaccettabile posizione di chiudere lo stabilimento di Arese. Inoltre confermando il preannunciato taglio di mille posti di lavoro, non ha fornito alcuna garanzia circa il futuro di altri 3 mila occupati del gruppo Fiat che a vario titolo lavorano ancora nell'impianto di Arese.

16 ottobre 2002