Procedura d'infrazione della Ue contro l'Italia
La Lombardia è la regione più inquinata d'Europa

Lo scorso 15 febbraio la Commissione Europea ha ufficialmente notificato all’Italia (oltre che alla Germania, alla Francia, alla Spagna e alla Gran Bretagna, quest’ultima in procinto di abbandonare l’Unione Europea) la comunicazione dell’apertura della seconda fase della procedura di infrazione a causa degli alti livelli di smog raggiunti, in modo particolare nel mirino di Bruxelles è finito l’eccessivo inquinamento da biossido d'azoto (NO2) riscontrato nell'aria di città come Roma, Milano, Torino, Berlino, Londra e Parigi.
Al governo italiano quindi, come del resto anche agli altri coinvolti, è stato quindi inviato un parere motivato nel quale si contesta la violazione, da parte loro, della direttiva Ue del 2008 in quanto, secondo le testuali parole dell’istituzione comunitaria, "non hanno affrontato le ripetute violazioni dei limiti di inquinamento dell'aria per il biossido di azoto (NO2) che costituisce un grave rischio per la salute ". In particolare la Commissione punta il dito sulle emissioni provenienti dal traffico stradale, e in particolar modo dai motori diesel, e se gli Stati membri non agiranno entro due mesi per varare misure idonee a risolvere il problema, saranno deferiti dalla stessa Commissione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che potrà irrogare agli Stati inadempienti pesanti sanzioni economiche.
La legislazione dell'Unione Europea sulla qualità dell'aria infatti (direttiva 2008/50/CE) stabilisce valori invalicabili per gli inquinanti atmosferici, tra cui l'NO2, e qualora avvengano superamenti della soglia consentita gli Stati membri sono tenuti ad adottare e attuare piani per la qualità dell'aria che stabiliscono misure adeguate a rimediarvi nel più breve tempo possibile.
Per ciò che riguarda la situazione italiana, già da mesi città importanti come Roma, Milano, Brescia, Padova e Torino vivono soffocate dall’allarme smog, che ha portato a numerose ordinanze di blocco della circolazione per i veicoli più inquinanti, eppure anche queste misure non hanno risolto il problema dell’inquinamento.
Nell’ambito complessivo della situazione italiana poi la criticità maggiore si registra nella Valle padana, soprattutto in Lombardia, che per qualità dell’aria risulta attualmente la Regione più inquinata d’Europa, dato che le misurazioni effettuate tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio hanno portato il dato peggiore degli ultimi 4 anni per ciò che riguarda la qualità dell’aria: a Como un picco giornaliero ha fatto registrare 213 microgrammi per metro cubo di Pm10, a Monza sono stati registrati in media lo scorso 30 gennaio 178 microgrammi per metro cubo di Pm10, a Brescia ne sono stati registrati di media 173, mentre a Bergamo e Mantova il valore nella stessa giornata è di 172, oltre il triplo della concentrazione consentita dalla legge. Anche a Milano la media giornaliera del 30 gennaio si è attestata sui 161 microgrammi, e anche nelle città lombarde più piccole le centraline dell’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) hanno registrato livelli di Pm10 allarmanti: per esempio 164 a Treviglio, 140 a Dalmine e 146 a Calusco d’Adda.
Grava inoltre pesantemente su tutta la Valle Padana, e in modo particolare sulla pianura del territorio lombardo, il livello elevato di Pm 2.5, che è il particolato più pericoloso e fine che, con un diametro inferiore a un quarto di centesimo di millimetro, penetra con molta facilità nei polmoni e che tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio in Lombardia ha fatto registrare valori medi compresi tra 80 e 130 microgrammi per metro cubo rispetto al valore limite di 25 microgrammi.
L’emergenza inquinamento tocca ovviamente, anche se in misura minore rispetto alla Lombardia, anche le limitrofe Regioni dell’Emilia-Romagna, del Veneto e del Piemonte.
In Emilia-Romagna, secondo i dati dell’Arpa, i valori delle Pm10 tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio sono stati oltre i limiti in quasi tutte le stazioni, e non solo in città importanti come Bologna e gli altri capoluoghi di Provincia, ma anche nei piccoli centri. La criticità maggiore, almeno come valore medio di Pm10, si è registrata a Reggio Emilia.
Per ciò che riguarda il Veneto, a Belluno il valore di Pm10 ha raggiunto quota 54, a Padova 181, a Rovigo 172, a Treviso 185, a Venezia 188, a Verona 132 e a Vicenza 157.
Per ciò che riguarda il Piemonte, la criticità maggiore riguarda Torino che durante tutto il 2016 ha superato 89 giorni i livelli massimi di inquinamento consentiti dalla normativa comunitaria.
Per ciò che riguarda il livello di inquinamento nel resto d’Italia, a parte la situazione – un po' più contenuta - di grandi città come Firenze, Roma, Napoli e Palermo e di altre città con popolazione superiore ai 50.000 abitanti che nei mesi invernali superano mediamente per qualche decina di giorni i livelli massimi consentiti di agenti inquinanti, particolarmente grave è la situazione di Frosinone dove, nonostante si tratti di un Comune di poco più di 46.000, nel 2016 si è superato il limite massimo di concentrazione di Pm10 nell’atmosfera per ben 115 giorni.
 

17 maggio 2017