In Val Susa
15 mila in corteo contro Tav e Grandi opere
Combattiva partecipazione delle mamme della Terra dei fuochi, dei NoTap e dei terremotati di Amatrice

 
Sotto una pioggia incessante, oltre quindicimila persone arrivate da tutta Italia, hanno dato vita ad una grande manifestazione contro le “grandi opere inutili e dannose”: la statale 26, da Bussoleno in Val di Susa, il corteo è giunto a San Didero, dando voce alle tante lotte attualmente presenti sul nostro territorio nazionale. La scelta di terminare proprio a San Didero è stata determinata dal fatto che in questo luogo gli abitanti stanno ricevendo lettere che li invitano a vendere i terreni. “Noi speriamo che la gente capisca che è una truffa e che non lo faccia”, dichiara Alberto Perino, storico esponente dei No TAV, in prima linea nel corteo. Quindi, attivisti No Tav al fianco delle “Mamme della Terra dei fuochi” dalla Campania e militanti No Tap del Salento, tutte comunità al centro di importanti lotte contro la devastazione ambientale dei loro territori, lo spreco di denaro pubblico a solo beneficio dei profitti delle mafie,  dei costruttori e delle grandi multinazionali dei trasporti e  dell’energia. Presenti anche i sindaci dei paesi della Bassa Valle di Susa e il vicesindaco di Torino, Guido Montanari. Lo slogan più ricorrente nel corteo su striscioni e cartelli, “C’eravamo, ci siamo e ci saremo sempre per difendere il futuro di questa valle e di tutta l’Italia”, fotografa al meglio la costanza e lo spessore della lotta da parte di un movimento che da venticinque anni tiene aperta questa partita ed è oggi più che mai determinato a vincerla con tutti gli strumenti possibili. Alle istanze contro le grandi opere, le servitù militari, il biocidio e la devastazione del territorio, si sono unite anche quelle della Rete “Terre in Moto”, i terremotati delle Marche, che ancora attendono l'avvio della ricostruzione dopo il sisma del 24 agosto. Questa grande giornata di lotta e di unità è stata capace di rilanciare ancora una volta la consapevolezza che la nuova linea ferroviaria Torino-Lione è un’opera devastante, di enorme impatto ambientale come di altrettanto grande e provata inutilità trasportistica, insostenibile in termini di spesa e decisa in modo autoritario dal governo e dalle multinazionali sulla testa e sulla pelle delle popolazioni. L’esclusione delle popolazioni interessate dai processi decisionali è una costante di tutte le grandi opere; inoltre questa mancanza totale anche della più basilare forma di democrazia borghese qual è la “partecipazione”, è aggravata dai continui ricorsi agli altri apparati dello Stato quali polizia, magistratura ed esercito, per la gestione ed il controllo della “sicurezza” nelle più rilevanti e spinose questioni politiche. In una parola, repressione del dissenso con la forza. In questa ottica, di resistenza vera e propria alla prepotenza del capitale padronale coperta e sostenuta dalla Stato, è possibile inquadrare il movimento No TAV, pietra miliare di grande ispirazione per la nascita di tutta una serie di fondamentali movimenti di protesta che hanno impedito, o per lo meno reso meno facile, negli anni ai vari potentati economici di distruggere l’ambiente a loro piacimento. Oggi dopo un quarto di secolo di lotte al TAV ci ritroviamo il governo Renzi-Gentiloni, che, seguendo la linea politica dei governi che lo hanno preceduto, ha ribadito la volontà di portare a termine questa mostruosa opera, peraltro innalzando il livello dello scontro e della repressione. Gentiloni è stato capace addirittura di spostare ancora verso il basso le tutele ambientali, i controlli sull’opportunità o meno di avviare altre grandi opere, in ultimo con le scandalose modifiche apportate alla VIA in chiave ultraliberista, ed oggi è lui, il burattino, insieme Renzi che ne tira i fili, il massimo responsabile della politica di aggressione delle popolazioni e del territorio della Val Susa, così come dell’immobilismo delle bonifiche della Terra dei Fuochi e della sciagurata TAP pugliese, il gasdotto che poi, una volta “approdato”, vorrebbe proseguire il suo tragitto attraverso le zone a più alta sismicità italiana nonostante le recenti sciagure causate dai terremoti. Quest’ultimo, come se non bastasse, insieme ad Eastmed/Poseidon, altro condotto per il gas israeliano, poche centinaia di chilometri più a sud. La costanza delle popolazioni in lotta ed il moltiplicarsi di questo genere di battaglie in tutta Italia, fanno ben sperare in un fronte sempre più largo e qualificato. Per questo è indispensabile unirlo alla battaglia contro Gentiloni e il suo governo che va spazzato via senza indugio, rapidamente e con la massima determinazione. Poi, affinché le aspirazioni di tutti i sinceri ambientalisti possano realizzarsi, occorrerà accomunare le battaglie ambientali e per la salute pubblica a quella per il socialismo, unico sistema capace di dargli seguito.
 

17 maggio 2017