Sentenza definitiva della Cassazione dopo 43 anni
Strage di Brescia: ergastolo al fascista Maggi e alla spia nera Tramonte
Intrecci tra servizi segreti italiani e stranieri e gruppi fascisti in chiave anticomunista

Ci sono voluti ben 43 anni e tre processi ma finalmente, il 21 giugno scorso, la corte di Cassazione, con la conferma definitiva degli ergastoli per i neofascisti Carlo Maria Maggi, ex leader di Ordine Nuovo in Veneto, e Maurizio Tramonte, ex fonte “Tritone” dei servizi segreti, ha messo un punto fermo all'interminabile vicenda processuale sulla strage fascista di Brescia del 28 maggio 1974, quando una bomba piazzata in un cestino dei rifiuti provocò 8 morti e 102 feriti tra le migliaia di partecipanti che si erano radunati in piazza della Loggia per partecipare ad una manifestazione antifascista indetta dai sindacati.
La Cassazione ha confermato infatti in pieno la sentenza emessa a Milano nel 2015 nel secondo processo di Appello del terzo e ultimo processo rimasto ancora aperto sulla strage, sentenza che aveva accertato il ruolo di primo piano giocato da Maggi e Tramonte nell'ideare e organizzare la strage, il primo; e nel partecipare alla sua pianificazione e coprirla, grazie al suo doppio ruolo di neofascista e informatore dell'allora Sid diretto da Gianadelio Maletti, il secondo, che nelle foto risultava pure presente in piazza della Loggia subito dopo la strage.
Entrambi erano stati invece assolti il 14 aprile 2012 al termine del primo processo d'Appello con una sentenza oltraggiosa che oltretutto condannava i familiari delle vittime a pagare anche le spese processuali. Una sentenza che per fortuna fu parzialmente riformata dalla Cassazione che dispose la celebrazione di un nuovo processo di secondo grado, in quanto la corte di Appello aveva gravemente sottovalutato le ammissioni del “pentito” Carlo Digilio, l'armiere di Ordine Nuovo, in nome di un “ipergarantismo distorsivo della logica e del senso comune”.
Purtroppo la Cassazione aveva allo stesso tempo confermato invece le scandalose “assoluzioni per insufficienza di prove” del generale dei carabinieri Francesco Delfino (all'epoca comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Brescia, accusato di aver prima assecondato la strage e poi di aver depistato le indagini) e di Delfo Zorzi, membro di Ordine nuovo, accusato di essere l'esecutore materiale della strage, che oggi vive da ex latitante in Giappone e fa l'imprenditore. Entrambi usciti di scena per sempre dai processi, come tutta una serie di altri protagonisti che nel frattempo sono defunti (o per cause naturali o direttamente eliminati come Carlo Buzzi, strangolato in carcere dai terroristi fascisti Tuti e Concutelli), o sono riparati all'estero, o sono stati scandalosamente assolti dalle troppe corti compiacenti, tra le ben 15 che si sono alternate in tutti questi anni.

Ristabilita la verità giudiziaria
Tuttavia il nuovo processo di Appello di Milano del 2015 poté ristabilire almeno parzialmente la verità, cancellando lo scandaloso colpo di spugna del 2012 e condannando all'ergastolo Maggi e Tramonte, condanna passata definitivamente in giudicato con la conferma della Cassazione del giugno di quest'anno. Nelle motivazioni della sentenza di Milano la giudice Anna Conforti sottolineava allora, non senza una punta di amarezza, che il risultato dei tanti depistaggi da parte di uomini e apparati delle istituzioni era stato “devastante per la dignità stessa dello Stato e della sua irrinunciabile funzione di tutela delle istituzioni democratiche, visto che sono solo un leader ultra ottantenne (Maggi, ndr) e un non più giovane informatore dello Stato (Tramonte, ndr) a sedere oggi sul banco degli imputati... mentre altri parimenti responsabili hanno lasciato questo mondo o anche solo questo paese, ponendo una pietra tombale sui troppi intrecci che hanno connotato la mala-vita anche istituzionale all'epoca delle bombe”.
E' grazie alle nuove indagini conseguenti all'istruzione di questo secondo processo di Appello che fu possibile anche accertare definitivamente la partecipazione di Tramonte alla riunione di Ordine Nuovo la sera del 25 maggio 1974 ad Abano Terme (Padova) in cui insieme a Carlo Maria Maggi e altri ordinovisti fu preparata la strage. Il dibattimento confermò anche che il Sid, Servizio informazioni difesa (nato nel 1966, sciolto nel 1977 e sostituito dal SISDE e SISMI poi a sua volta sostituiti nel 2007 da AISI e AISE) ha sempre coperto Tramonte e Maggi, pur sapendo dei loro progetti criminali, e nulla fece all'epoca per impedire la strage. Un dato incontestabile confermato fra l'altro dalle stesse informative che Tramonte inviava ai suoi superiori. Ordine Nuovo poté in questo modo attivare i propri depositi di armi ed esplosivi, in primis quello occultato al ristorante Scalinetto a Venezia, nella disponibilità di Maggi e Digilio, dove fu prelevata la gelignite con cui venne confezionato l’ordigno di Brescia.
Nel corso di questo processo gli inquirenti provarono definitivamente l’esistenza della "santa barbara" di Paese, in provincia di Treviso, posta in un casolare gestito da Giovanni Ventura. Si era così completato un quadro: Ordine Nuovo nel Veneto si articolava in più cellule armate, da quella di Venezia-Mestre, con Maggi, Carlo Digilio e Delfo Zorzi, a quella di Padova, costituitasi attorno alle figure di Franco Freda e di Giovanni Ventura. Una rete eversiva che operò in funzione dello stragismo fascista, da Piazza Fontana a Brescia.
Con la condanna definitiva, per la prima volta nella storia di questo paese, di un leader riconosciuto dello stragismo nero in quanto capo della sezione veneta di Ordine nuovo, Carlo Maria Maggi, la sentenza della Cassazione ha il merito storico di aver confermato a livello giudiziario una verità finora accertata solo a livello storico-politico: quella stessa che l'ordinovista reo confesso Vincenzo Vinciguerra, corresponsabile della strage di Peteano del 1972, raccontò ammettendo che “tutte le stragi che hanno insanguinato l'Italia appartengono ad un'unica matrice organizzativa”, e cioè quella fascista.
E che è per nasconderlo che gli apparati dello Stato hanno coperto i mandanti e gli esecutori delle stragi, depistando le indagini, inquinando e nascondendo prove e testimoni. Tutto ciò nel quadro della “strategia della tensione”, attuata in combutta con servizi segreti stranieri e servendosi di manovalanza neofascista, in nome di accordi segreti internazionali per la guerra con ogni mezzo al comunismo.
 

13 settembre 2017