Dopo la compartecipazione all'aggressione della Siria e col discorso pronunciato all'europarlamento
Macron, il nuovo De Gaulle, si propone a leader dell'Ue scavalcando la Merkel
Merkel: “Troveremo entro giugno con la Francia una soluzione comune per la riforma della governance dell'euro-zona”

 
Fresco delle medaglie appuntate sul petto per la partecipazione all'aggressione della coalizione imperialista alla Siria a fianco degli Usa e della Gran Bretagna, il presidente francese Emmanuel Macron si è recato in visita all'europarlamento, riunito in seduta plenaria e con il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, dove ha tenuto un discorso sul futuro dell'Europa che ne ha confermato le ambizioni di guida dell'Unione europea imperialista. Il nuovo de Gaulle di Parigi spinge affinché gli altri paesi si diano una mossa e ripartano per la costruzione di una forte potenza imperialista che non si è certo conquistata le simpatie dei popoli europei e rischia di implodere sotto le spinte in molti paesi della destra nazionalista e delle iniziative di rilancio dell'imperialismo americano messe in atto dall'amministrazione Trump.
Tra un anno ci sono le elezioni europee, disertate nel 2014 da quasi tre elettori su cinque, e Macron cerca di dare una lucidatina a colpi di elogi all'europarlamento e ciancia persino di “Europa dei popoli” per tentare di rivitalizzare la Ue in pieno stallo. Una operazione che l'imperialismo francese si mette sulle spalle nel momento in cui gli alleati per varie ragioni latitano, dalla Gran Bretagna, alleata sul piano militare ma in piena Brexit e già con un piede fuori, all'Italia momentaneamente fuori gioco e imbarcata in un periodo postelettorale di durata e dagli esiti indefinibili. Ma soprattutto manca il contributo indispensabile della quasi paralizzata Germania, con la Merkel in difficoltà alla guida di un nuovo governo di coalizione nato a ben sei mesi di distanza dalle votazioni, tanto che l'asse Parigi-Berlino non viaggia alla stessa velocità; Macron non disarma e anzi può proporsi a leader dell'Ue, scavalcando la cancelliera.
Lo scorso 26 settembre all'università parigina della Sorbona Macron aveva sostenuto la necessità di costruire, anzi di rifondare “un’Europa sovrana, unita e democratica”, una rifondazione che partiva anzitutto sul piano militare con la costruzione di un esercito e una polizia comune, basata sulla forza militare anzitutto della Francia. Di fronte all'aula di Strasburgo Macron ricordava il suo discorso alla Sorbona e lo aggiornava volando alto: “Non voglio appartenere a una generazione di sonnambuli (i governanti che hanno 'dormito' e non hanno impedito la prima guerra mondiale, ndr), una generazione che ha dimenticato il proprio passato o che rifiuta di vedere i tormenti del suo presente” e denunciava il “contesto” in cui ci muoviamo “dove una forma di guerra civile europea riappare, dove le nostre differenze, a volte i nostri egoismi nazionali appaiono più importanti di ciò che ci unisce al resto del mondo”. Ora, definire il fascismo montante in diversi paesi europei come un “fascino illiberale” che cresce ogni giorno e non col suo nome e non denunciare apertamente le politiche razziste, xenofobe e ultranazionaliste, cui una parte della borghesia europea sta dando largo spazio, non è certo il punto di partenza per combatterle. E Macron non è certo l'eroe senza macchia che può bloccare “gli egoismi nazionali”, a partire dal fatto che è il responsabile della caccia al migrante in Francia e non ultima dell'irruzione di poliziotti francesi armati in un centro di accoglienza di Bardonecchia per controllare un migrante lo scorso 30 marzo.
Ricompattiamoci, incitava il presidente francese rivolto all'assise europea e ai compari imperialisti al governo degli altri 26 paesi della Ue, attraverso una “sovranità reinventata” dell’Europa, ovviamente sotto la leadership francese. Ci sono “minacce goepolitiche che “danno ogni giorno maggiori responsabilità all'Europa”, sottolineava Macron che nel dettaglio indicava quelle in cui sono impegnati i militari francesi, “i grandi conflitti internazionali, il Levante come il Sahel”, ma anche “l'emergere di grandi poteri autoritari e una strategia chiaramente sviluppata che mira a sfidare la struttura del multilateralismo in cui l'Europa aveva preso il suo pieno posto”; cambia il contesto e quindi “dobbiamo costruire una nuova sovranità europea. (…) L'errore peggiore sarebbe quello di abbandonare il nostro modello, oso dire la nostra identità (imperialista, ndr)”.
Lusingato l'europarlamento, definito “un miracolo europeo. Riunire pacificamente i rappresentanti eletti dei popoli europei per deliberare insieme”, frutto di un “modello democratico che ci riunisce ed è unico al mondo. L'identità dell'Europa è più di una democrazia consapevole della libertà, è una cultura unica al mondo”.
Questo “modello europeo”, indica Macron serve perché “il nostro partner americano, con il quale condividiamo così tanto, sta ora affrontando la tentazione del disimpegno e del rifiuto del multilateralismo, delle questioni climatiche o delle questioni commerciali. Questo modello, ne sono convinto, è potente come nessun altro e fragile tanto quanto la sua forza in ogni momento dipende dal nostro impegno e dalle nostre esigenze. Ogni giorno dobbiamo difenderlo insieme”. E quindi “di fronte a questi grandi sconvolgimenti del mondo, queste grandi trasformazioni, questo momento che viviamo, abbiamo bisogno di una sovranità più forte della nostra, complementare e non sostitutiva” per “dare le risposte giuste”, utili all'imperialismo europeo.
Finito il volo pindarico sulle necessità del rilancio della Ue Macron viaggiava rasoterra nel proporre i prossimi passi, dalla riforma dell'Unione economica e monetaria, che dovrebbe prima della fine di questo mandato “progredire passo dopo passo sull'unione bancaria e l'istituzione di una capacità di bilancio per promuovere stabilità e convergenza nella zona euro”, alla tassazione digitale, all'unione culturale con iniziative come l'Erasmus.
Ne riparleremo nel vertice europeo di giugno, gli rispondeva a tambur battente la più importante interlocutrice di Macron, la cancelliera Angela Merkel: “Troveremo entro giugno con la Francia una soluzione comune per la riforma della governance dell'euro-zona”. E glielo ripeteva nel vertice bilaterale del 19 aprile a Berlino dove i due governanti imperialisti concordavano sulla “lotta ai nazionalismi che mettono al dura prova la nostra comune sovranità” e sui “meccanismi di solidarietà, protezione comune delle frontiere, norme sull’accoglienza che non lascino solo nessun Paese. Bisogna condividere la pressione: oggi nell’Unione restiamo divisi sulla distribuzione dei migranti, è necessario rivedere gli accordi di Dublino”. Chiacchiere di cui sono pieni i verbali dei vertici degli ultimi anni. Niente da fare comunque sulle parti importanti delle modifiche in campi economico e bancario, dall’allargamento del Consiglio europeo ai ministri dell’economia alla flessibilità nel meccanismo salva-stati.

25 aprile 2018