In un convegno a Caserta
Il ministro Savona cita Mussolini: “fece bene a mantenere la lira a quota 90”

Redazione di Napoli
Nonostante un certo silenzio della stampa nazionale, non è sfuggito a diversi quotidiani locali del casertano e freelance su internet la citazione di Mussolini da parte del ministro degli Affari europei, Paolo Savona, impegnato lunedì 17 dicembre, nella sede di Confindustria Caserta per la prima delle “Beneduce Lectures”, il ciclo di lectiones magistrales dedicate all’economista fascista Alberto Beneduce.
Savona, che il ducetto Salvini aveva inizialmente indicato al dicastero dell'Economia, poi stoppato da Mattarella, ha iniziato il suo intervento ricordando che fu di Mussolini la prima battaglia nel 1926 per mantenere il tasso di cambio della lira (“quota 90”) nei confronti della sterlina, dando così inizio al protezionismo economico fascista. Continuando la sua “lezione” spiega: fu affrontato il rischio del blocco di una valuta, “problematica attuale”, e nel 1929, con l’Italia già stremata dalla battaglia per la lira, scoppia la crisi mondiale, “quindi il parallelismo con il 2018 viene ristabilito”. L'economista casertano Beneduce, continua Savona, fu chiamato a sistemare le crisi industriali e bancarie e “creò una cintura di sicurezza socio-economica contro il rischio e a favore dello sviluppo”.
Savona, con l'assenso degli industriali casertani, ha poi ripercorso le tappe dell’azione dell’economista casertano, dalla creazione dell’Imi alla legge bancaria del 1936, con il controllo pubblico delle banche d’interesse nazionale; fino all’entrata nel giro delle banche di suo genero Enrico Cuccia che Savona si dimentica di citare. Infatti forte fu il legame con il finanziere romano, futuro capo di Mediobanca e negli anni Trenta giovane funzionario neoassunto all'IRI che, frequentando la casa di Beneduce, conobbe la figlia Idea Nuova e la sposò nel 1939; il potente suocero favorì gli inizi della carriera del genero, caldeggiandone l'assunzione presso la Comit.
Tace però sulla parabola politica di Beneduce, che nonostante formalmente nel 1919 si fosse iscritto a PSI, era un massone, nel 1925 prese le distanze dall'opposizion per andare a ricoprire posti di rilievo nella pubblica amministrazione, fino a guadagnarsi la stima di Mussolini che ne fecero di lì a poco uno dei più ascoltati consiglieri economici e stretto collaboratore del governo fascista.
 

16 gennaio 2019