Economia capitalistica a picco
Bankitalia: è recessione. Di Maio: “Stime apocalittiche”. Calano i consumi
Verso una manovra bis da 7 miliardi

Il 18 gennaio, mentre Di Maio, Conte e Salvini festeggiavano in sala stampa l'imminente uscita del "decretone" sul reddito di cittadinanza e Quota 100, esibendo alle riprese cartelli con i titoli delle due misure (anzi Salvini solo la seconda, a marcare la sua dissociazione dalla prima), è arrivata la doccia gelata della Banca d'Italia sulle previsioni di crescita per il 2019 a guastare la festa al governo. Secondo il suo ultimo bollettino, infatti, le stime di crescita del Pil per quest'anno, già ridimensionate dal governo dall'iniziale 1,5% fino all'1% dopo la trattativa con la Commissione europea sulla legge di Bilancio, vanno ancora riviste fino ad un più realistico 0,6%. Per Bankitalia l'1% di crescita si potrà avere, se tutto va bene, non prima del 2021, dato che anche per l'anno prossimo si prevede non più dello 0,9%.
Del resto l'istituto di via Nazionale non è il solo a non credere alle previsioni ottimistiche del governo, dato che già l'agenzia di rating S&P aveva previsto lo 0,7% e l'istituto Prometeia aveva preconizzato addirittura uno 0,5%. Mentre perfino Confindustria prevedeva al massimo della benevolenza lo 0,9%, ma sta già rivedendo le stime, stante il crollo della produzione industriale del 2,6% su base annua registrato a novembre e dell'1,6% su base mensile registrato tra ottobre e novembre 2018.
Tra le cause di questo ulteriore calo delle previsioni di crescita Bankitalia cita infatti i "dati più sfavorevoli sull'attività economica osservati nell'ultima parte del 2018, che hanno ridotto la crescita già acquisita per la media di quest'anno di 0,2 punti; il calo dei consumi interni; il ridimensionamento dei piani di investimento delle imprese che risulta dagli ultimi sondaggi; le prospettive di rallentamento del commercio mondiale". Riguardo a quest'ultimo fattore essa sottolinea i problemi ben noti della guerra dei dazi scatenata da Trump, la sia pur relativa frenata dell'economia cinese, le incertezze della Brexit, le tensioni sui mercati finanziari, specie dei paese emergenti, la crisi della Turchia e il rallentamento della crescita dell'intera eurozona, e in particolare della locomotiva d'Europa, la Germania, le cui difficoltà rischiano di ripercuotersi pesantemente sulle nostre industrie esportatrici più avanzate.
Del resto i dati non ancora ufficiali di dicembre indicano che ci si avvia a chiudere l'anno con un aumento annuo di Pil contenuto al massimo tra lo 0,9% e l'1%, ma quel che è peggio è che anche l'ultimo trimestre del 2018 è atteso in calo come il trimestre precedente, e siccome sarebbe il secondo consecutivo, tecnicamente siamo alla recessione. Non ancora certificata ufficialmente (si aspetta la conferma dell'Istat a giorni), ma tutti lo danno ormai per certo. Pochi giorni dopo è arrivata la conferma da parte del Fondo monetario internazionale, che ha anch'esso rivisto le stime di crescita per l'Italia dall'1% allo 0,6%, inserendo anzi l'economia del nostro Paese tra i fattori di rischio per l'economia mondiale accanto alla Brexit. Non si vede perciò come in queste condizioni si possa parlare ancora di "crescita" come fa il governo.
Eppure quest'ultimo, a conferma che siamo sempre in campagna elettorale, specie ora che si avvicinano le elezioni in quattro regioni e le europee di maggio, continua a sfoggiare un surreale ottimismo di facciata. Il meno ottimista di tutti è il ministro dell'economia Tria, che invece di recessione preferisce parlare solo di "stagnazione". Il premier Conte preferisce invece puntare tutto sui miracolosi effetti "espansivi" della manovra , la cui impostazione, ha ribadito nonostante tutte le infauste previsioni, "mantiene tutta la sua validità".
Chi invece l'ha presa proprio storta è il ducetto Di Maio, che parlando ad un incontro elettorale a Sulmona ha accusato Bankitalia di aver fornito "stime apocalittiche", fatte da chi "ci ha lasciato le banche in queste condizioni perché non ha sorvegliato in questi anni". Dopodiché ha tentato di mettere in dubbio l'attendibilità dell'istituto aggiungendo che "non è la prima volta che le stime di Bankitalia poi non si rilevano fondate. Sono diversi anni che non ci prende. Solo è strano. Quando c'erano quelli di prima facevano stime al rialzo, ora al ribasso".
Come se si trattasse solo di opinioni e non di dati economici oggettivi. D'altra parte che il ducetto pentastellato sia particolarmente refrattario ai dati oggettivi, preferendo di gran lunga giocare con quelli immaginari, lo aveva riconfermato anche pochi giorni prima proprio mentre venivano diffusi i dati del crollo della produzione industriale, quando con perfetto tempismo si era messo a farneticare di un "nuovo boom economico" in arrivo. Un boom, a suo dire, come "negli anni Sessanta", solo che a trainarlo non saranno più come allora le autostrade materiali, ma le "autostrade digitali", per le quali "l’Italia deve essere in prima linea in questa fase di trasformazione, facendo del nostro Paese una smart nation".
Ma tornando sulla terra ora c'è ben altro in gioco delle ridicole visioni di Di Maio imbeccato dalla Casaleggio associati e dal megalomane Grillo. Se infatti le cose andranno come tutto lascia prevedere, cioè con uno 0,4% in meno di Pil rispetto a quanto preventivato, tra marzo e aprile, quando dovrà scrivere il Documento di economia e finanza (Def) da sottoporre al vaglio della Commissione europea, il governo si troverà a dover fare i conti con un rapporto deficit/Pil non più del 2,04%, come concordato tassativamente con la Ue, ma del 2,2% o anche più. Questo comporterà non solo lo sblocco di quei 2 miliardi di tagli lineari alle spese dei ministeri "congelati" a titolo cauzionale, ma il governo dovrà reperire anche altre risorse per una vera e propria manovra bis. Si parla di almeno 7-8 miliardi (alcune stime più pessimistiche si spingono fino a 11), da varare subito dopo le elezioni europee, che oltretutto metterebbero in forse il finanziamento di reddito di cittadinanza e Quota 100 per la seconda metà dell'anno.
Senza contare che per passare l'esame della Commissione, già tra giugno e luglio l'Italia dovrà anche aver deciso che cosa fare con le clausole di salvaguardia da 23 miliardi per il 2020, decidere cioè se coprirle con l'aumento dell'Iva e delle accise, oppure con risorse da reperire con altre devastanti misure antipopolari. Insomma, l'economia capitalistica va a picco, siamo in piena recessione economica, ma intanto Salvini e Di Maio spandono ottimismo e si beano dei loro trofei del reddito di cittadinanza e Quota 100. Il salatissimo conto, ai lavoratori e alle masse popolari, lo presenteranno dopo le elezioni europee, dopo aver incassato i voti che questi provvedimenti demagogici ed elettoralistici gli procureranno.
 
 
 
 

30 gennaio 2019