Frutto dello “sciopero del clima” lanciato dalla studentessa Greta Thunberg
Appello degli scienziati a sostegno degli “attivisti dell'ambiente”
Nasce il cartello degli “scienziati per il futuro”

 
 
Sono circa dodicimila i medici, docenti, ricercatori, giornalisti scientifici ed economisti di Germania, Svizzera ed Austria, molti dei quali di fama mondiale, che qualche giorno fa hanno sottoscritto un appello a sostegno della battaglia degli “attivisti dell’ambiente” ponendosi per una volta in coda ai giovani dai quali stavolta hanno essi stessi da imparare una grande lezione di perspicacia, di coraggio e di attivismo.
In sostanza adesso chi studia il clima si è schierato senza tentennamenti dalla parte di chi protesta in piazza poiché, nonostante le belle parole e gli impegni presi in molte occasioni, i governi non stanno rispettando nemmeno gli obiettivi climatici che si erano posti all’arcinoto quanto fallimentare accordo di Parigi.
Alla presentazione ufficiale della dichiarazione congiunta della comunità scientifica tedesca di Berlino, per conto del mondo dei medici è intervenuto Eckart von Hirschhausen con queste parole: “Il compito di un dottore è proteggere la vita segnalando qualunque pericolo per la salute, e la crisi climatica è la più grande minaccia per l’umanità”. Gli fanno eco, ringraziando le studentesse e gli studenti, gli economisti ambientali che su vari quotidiani hanno rafforzato il concetto: “La giovane generazione è quella che verrà maggiormente colpita dalle terribili conseguenze del cambiamento climatico irreversibile. Una lezione che gli studenti di tutto il mondo sono in grado di comprendere ben prima che la stragrande maggioranza degli adulti apra il libro di testo”.
In Germania fra l’altro, il segretario del FDP Christian Lindner, pochi giorni prima della nascita del cartello, in riferimento al Fridays for Futures, aveva dichiarato che “non ci si può certo aspettare che bambini e adolescenti siano in grado di comprendere il contesto della crisi climatica. Si tratta di una questione per professionisti”, scatenando una valanga di reazioni che dimostrano quanto questo tema sia radicato nella società, e fungendo da ulteriore acceleratore per la scelta degli scienziati di organizzarsi ufficialmente.
Su questa vicenda è intervenuta anche la cancelliera Angela Merkel che, dopo il faccia a faccia istituzionale con il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier, ha fatto sapere di avere formalmente accolto i motivi della protesta per una maggiore protezione del clima; una posizione opportunistica, come la sua dichiarazione di avere “sempre in tasca” le tessere della Nabu, l’Unione per la biodiversità e la conservazione della natura”, insieme a quella di Slowfood.
Come si giustificano allora i dati che vedono la Germania in testa alla classifica dei maggiori inquinatori della UE? Perché allora la Germania continua a consumare grandi quantità di carbone prodotti dagli impianti più inquinanti del continente?
Sono proprio queste le contraddizioni che hanno risvegliato le coscienze di milioni di persone che non sono più disposte ad attendere ulteriormente la vergognosa inefficienza dei governi borghesi, complici diretti degli interessi delle grandi multinazionali dell’energia, dell’acqua e dei rifiuti che relegano i parlamenti ad organismi tecnici delle leggi che esse stesse desiderano.
Gli scienziati, i tecnici di settore e coloro che studiano il clima da tanti punti di vista, hanno il dovere morale di pestare sull’acceleratore della protesta, unendosi alle studentesse e agli studenti di tutto il mondo che in questo caso come in molti altri in passato hanno dimostrato di essere l’avanguardia e gli ispiratori di questo grande movimento globale di lotta.
 

20 marzo 2019