Nuovo regalo dell'imperialismo americano ai sionisti-nazisti
Trump: “Il Golan a Israele”
L'imperialismo russo si oppone

 
Quando nel dicembre 2017 il presidente americano Donald Trump annunciò il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele sembrava anticipare anche il riconoscimento della cinquantennale occupazione sionista del territorio della Siria sulle alture del Golan; che sia stato un calcolo mediatico per fare in modo che l'imperialismo americano sia periodicamente presente sulla questione palestinese in appoggio al boia sionista Netanyahu poco importa, è bastato aspettare un altro anno e mezzo e Trump non ha mancato l'appuntamento. Proprio nel corso della visita del premier sionista alla Casa Bianca lo scorso 25 marzo il presidente Usa ha firmato un decreto, ovviamente annunciato quattro giorni prima con un tweet, che riconosce la piena sovranità israeliana sui territori siriani occupati durante la guerra del 1967. Un nuovo regalo dell'imperialismo americano ai sionisti-nazisti e in particolare al compare Netanyahu che si dibatte in non poche difficoltà alla vigilia del voto del 9 aprile per il rinnovo del parlamento di Tel Aviv.
Le alture del Golan sono l'altopiano roccioso lungo il quale corre per quasi 2 mila chilometri il confine presente tra Israele, Siria, Libano e Giordania. La zona siriana, dalle pendici del monte Hermon fino al lago Tiberiade in prossimità del confine con la Giordania, fu occupata dall'esercito sionista nella guerra del 1967, la Guerra dei sei giorni che estese l'occupazione sionista alla Cisgiordania e alla striscia di Gaza. Questa parte di territorio è da allora amministrata da Tel Aviv che l'ha ufficialmente annessa nel 1981, pur in presenza di un pronunciamento contrario dell'Onu che è presente sul territorio con una missione di Caschi blu, denominata UNDOF, che avrebbe il compito di mediare tra le forze israeliane e quelle siriane. Una missione che di fatto, come quella in Libano, è al servizio dell'occupazione sionista e la legittima. Nonostante che il pronunciamento sul “Golan siriano occupato” dell'Onu ogni anno si ripeta e dichiari nulla e illegale la giurisdizione imposta da Israele sull'area. Da Allora Tel Aviv, come denunciavano gli abitanti della regione, ha sostituito buona parte della popolazione araba fuggita di fronte all'attacco dell'esercito sionista, con il trasferimento di oltre 20 mila coloni in 34 insediamenti illegali e altri sono in costruzione per consolidare l'occupazione.
Quello di Trump non è solo un regalo elettorale a Netanyahu. Le alture del Golan “sono di un'importanza fondamentale dal punto di vista strategico e di sicurezza per lo Stato d'Israele e la stabilità della regione”, aveva scritto Trump nel suo tweet mentre il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton ribadiva che serviva per “rafforzare la nostra capacità di combattere le minacce comuni insieme” e combattere la “destabilizzante presenza iraniana nella regione”. Regione dalla quale l'amministrazione americana ha ripetutamente annunciato di voler ritirare parte delle sue truppe, dalla Siria come dall'Afghanistan, ma che ancora resta in forze sul campo per sostenere gli alleati, da Israele all'Arabia Saudita, e non lasciare facile spazio all'espansione della cordata imperialista concorrente guidata dal nuovo zar Putin.
Nulla di nuovo da parte dei paesi della Ue che hanno votato in sede Onu a favore della condanna dell'occupazione del Golan e poi seguitato come se nulla fosse a sostenere i sionisti.
Il “Golan è e resterà sempre siriano”, rispondeva il ministero degli esteri siriano. A fianco di Damasco si schierava il nuovo alleato regionale, la Turchia del fascista Erdogan che dichiarava illegittima l'occupazione israeliana del Golan; “le infelici osservazioni del presidente sulle alture del Golan hanno portato la regione sull'orlo di nuove tensioni”, chiosava il presidente turco come se non fosse uno degli imperialisti protagonisti delle guerre nella regione.
La parola con maggior peso era ovviamente quella del primo antagonista degli Usa nella regione, l'imperialismo russo, che deve difendere il fantoccio Assad appena rimesso sulla poltrona a Damasco ma che non può tirare più di tanto la corda coi vicini imperialisti sionisti per non rompere quell'equilibrio tra le opposte esigenze egemoniche locali di Turchia, Iran e Israele alla base del successo dell'intervento in Siria.
L'opposizione dell'imperialismo russo era affidata alla portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zajárova, che denunciava la decisione Usa come una violazione diretta delle decisioni dell'Onu a partire dalla risoluzione numero 497 del 1981 e puntualizzava: “la Russia continuerà a considerare le Alture del Golan territorio siriano occupato”.

3 aprile 2019