Corruzione e turbativa d'asta
Arrestati sindaco leghista e due assessori a Legnano
Salvini garante del vergognoso mercimonio politico-elettorale

Un “comitato di controllo politico delle nomine” dirigenziali in società partecipate e in municipio, per la designazione di “soggetti manovrabili e in futuro riconoscenti”, tramite una “selezione del personale parallela” caratterizzato "dalla totale mancanza di percezione del disvalore, anche penale" e la “spregiudicata manipolazione di procedure, in modo tale da ottenerne la nomina”, nonostante “l'incompatibilità assoluta con l'incarico bandito”.
Così i magistrati della procura di Busto Arsizio e la Guardia di Finanza di Milano riassumono la nuova e scandalosa inchiesta, denominata “Piazza Pulita”, che coinvolge il centrodestra in Lombardia.
Il 16 maggio in manette sono finiti il sindaco fascioleghista di Legnano (Milano) e salviniano di ferro, Gianbattista Fratus; il vicesindaco Maurizio Cozzi (FI) e l'assessore alle Opere pubbliche Chiara Lazzarini (FI) nonché membro de Cda di Afol l'agenzia della Città metropolitana coinvolta nell'indagine dell'antimafia milanese e protagonista di una generosa consulenza (38 mila euro) a una società riconducibile all'eurodeputata di FI, Lara Comi, accusata di finanziamento illecito per un'altra vicenda che coinvolge anche il presidente di Confindustria Lombardia.
Le accuse a vario titolo sono di corruzione, turbata libertà degli incanti e scelta del contraente.
Undici in totale le persone indagate nell'inchiesta del procuratore aggiunto Giuseppe D’Amico, del Giudice per indagini preliminari (Gip) Piera Bossi e del Pubblico ministero (Pm) di Busto Arsizio Nadia Calcaterra, tra cui figurano anche amministratori delle partecipate Amga Legnano Spa ed Euro.pa Service srl e dipendenti del Comune di Legnano candidati ai concorsi.
Tra le poltrone oggetto del mercimonio politico-elettorale degli indagati figurano quella della presidenza per lo sviluppo organizzativo del Comune, quella del direttore generale di Amga Spa e un incarico di consulenza professionale nella partecipata Euro.pa Sevice srl.
Il caso più eclatante è quello di Enrico Barbarese, chiamato a dirigere il settore per lo Sviluppo organizzativo del Comune. "Fuori da ogni canale istituzionale e ben prima dell’emanazione del bando ", il gruppo si mette alla ricerca di un candidato "di riferimento". Per la procura la procedura di nomina è in realtà "un mero simulacro in quanto, mesi prima, era stato già individuato". Barbarese è amico del dirigente dimissionario Enrico Peruzzi, ed è quest’ultimo a segnalare il professionista.
"C’aveva lì un curriculum che gli ha trovato Peruzzi", dice Cozzi a Lazzarini, non ancora assessore, e quindi "senza alcun ruolo formale all’interno dell’amministrazione". Ma è lo stesso Barbarese a considerare ardua la sua nomina, perché è amministratore di una srl e quindi incompatibile. "Il vostro regolamento mi impedisce di tenere l’altro incarico... è un caso di incompatibilità assoluta di stampo veterocomunista... io non posso... io ho firmato un contratto falso...", dice alla fine. Ma il manager, descritto dal Gip come "soggetto privo di esperienza in materia di enti locali e gravato da precedenti di polizia", offre anche la soluzione. "Mica abbiamo problemi di andare in galera, non è questo il problema... è non dare spazio a robe... strumentali...". "Nessuno sa che c’è il regolamento", risolve Cozzi.
"Una volta che si individua la persona, si individua e basta, la gara è finita... bisogna pilotarla questa gara, deve essere una persona di vostra fiducia" si dicono Cozzi e Lazzarini (al momento dei fatti presidente Amga Spa) intercettati dalle Fiamme gialle mentre complottano con il sindaco Fratus il quale a un certo punto della trattativa tira in ballo lo stesso Salvini come garante del turpe mercimonio di voti e poltrone.
Oltre alla turbative d’asta, Fratus deve rispondere anche di corruzione elettorale per aver stretto un “pactum sceleris” con Luciano Guidi, candidato sindaco escluso dopo il primo turno. Che decide di appoggiare Fratus al ballottaggio in cambio dell’assunzione della figlia Martina nel cda di un’altra partecipata, Aemme Linea Ambiente. Gli investigatori annotano che al primo turno Fratus ha incassato 9.196 voti, mentre Guidi — ex insegnante di religione in pensione, già consigliere comunale a Legnano nelle liste di Forza Italia, poi Pdl, Ncd di Angelino Alfano e, nel 2017, candidato sindaco con la lista Alternativa Popolare di ex Udc — viene escluso con 1.046. Al secondo turno invece Fratus trionfa con 10.865 voti. "Il prezzo è stato pagato", dice Lazzarini quando viene a conoscenza della nomina della figlia di Guidi che fra l'altro subentra nella carica a un'altra consigliera costretta a dare le dimissioni in seguito alle forti pressioni di Fratus.
"Sto provvedendo alla nomina in Ala", dice Fratus intercettato, a Guidi. Un atto che, scrive il Gip, avviene in "totale assenza di ragioni concrete ad assumere una neolaureata, sì in possesso del titolo abilitativo della professione legale, ma del tutto priva dell’esperienza necessaria per adempiere autonomamente il mandato amministrativo conferito".
E infatti, la vita in ufficio per l'avvocatessa Guidi non è semplice. "Io non le capisco... cioè poi ho provato a leggerle... ma non mi è chiara la tempistica... ho sempre paura di dire delle cazzate", confessa la Guidi alla Lazzarini, che le fa un po’ da tutor, alla vigilia di una importante riunione del cda di Aemme. E Lazzarini di rimando spiega: “Prima si fa il Cda, il Cda delibera poi sottopone all'assemblea per l'approvazione”. Lazzarini dice poi a Max Roveda consigliere di Amga (altra municipalizzata): “Quello lì è un accordo politico che aveva preso Gianbattista con Guidi per il ballottaggio”. Della nomina si lamenta anche il direttore generale di Amga: “'sta ragazzetta, mi dice: è avvocato. Sì è avvocato dei miei coglioni'”.
Non a caso è proprio la Lazzarini, intercettata, che racconta il mercimonio politico elettorale tra Fratus e Guidi basato su un accordo con Paolo Alli, per anni braccio destro di Formigoni in Regione Lombardia, e Matteo Salvini. "Prima del ballottaggio a livello regionale io ho fatto un accordo con Paolo Alli, Salvini e quell’altro provinciale loro della Lega — dice Lazzarini, il 25 ottobre scorso, riportando le parole di Fratus — in cui Paolo Alli e Guidi hanno detto che mi avrebbero appoggiato al ballottaggio e che io in cambio gli avrei dato un posto... quindi devo mantenere questa promessa che ho fatto io, Gianbattista Fratus". La nomina infatti è "in quota sindaco — dice l’assessora — non in quota Forza Italia. Perché lui deve pagare pegno".
Dopo gli scandali che hanno travolto i due sottosegretari leghisti: Armando Siri, ideologo della Flat tax e delle politiche economiche e fiscali della Lega; e Edoardo Rixi, ex vicesegretario della Lega e attuale viceministro ai Trasporti, imputato per le spese pazze in Regione Liguria; l’inchiesta di Busto Arsizio, insieme a quella dei Pm milanesi che ha coinvolto anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana indagato per abuso d'ufficio nell'indagine della Dda, e quella di Varese in cui è indagato l'ex candidato sindaco leghista Paolo Orrigoni, accusato di aver pagato 50mila euro per una variante urbanistica al piano regolatore di Gallarate; sono diventate l’epicentro di quella che sembra una vera e propria Tangentopoli padana in salsa leghista con epicentro proprio nelle città roccaforti storiche della Lega.
Invece di assumersi le responsabilità e di entrare in merito alle gravi accuse mosse alla Lega il ducetto Salvini è tornato a parlare di complotto della magistratura affermando fra l'altro che: "Nei miei confronti e del movimento che ho l’onore di rappresentare c’è in corso un attacco che non eguali negli ultimi 20 anni".

22 maggio 2019