A Reggio Calabria da tutta Italia per il lavoro e contro la secessione che penalizza il Sud
Grande manifestazione per il Mezzogiorno
Ma i leader confederali non portano l'affondo contro il governo nero Salvini-Di Maio
La chiave di tutto è la lotta al capitalismo per il socialismo

Almeno 25mila partecipanti, provenienti con 200 pullman da gran parte d'Italia, hanno sfilato per le vie di Reggio Calabria mostrando tutta la loro contrarietà alle politiche economiche e sociali del nero governo fascista e razzista Salvini-Di Maio, in particolare contro la sciagurata ''autonomia differenziata'' voluta da Salvini: "Ripartiamo dal Sud per unire il Paese con una mobilitazione nazionale unitaria nel Sud perché dal Mezzogiorno si deve ripartire per unire il Paese e rivendicare la centralità del lavoro come leva per contrastare le profonde diseguaglianze sociali, economiche e territoriali che attraversano l'Italia", hanno detto in una nota congiunta i tre segretari Maurizio Landini, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo.
Il corteo partito alle 10 da Piazza De Nava ha sfilato lungo Corso Garibaldi fino a raggiungere Piazza Duomo, composto da migliaia di lavoratori, pensionati, giovani, precari, donne e migranti e rappresenta il culmine di tutta una serie di cortei e iniziative iniziati il 9 febbraio scorso.
È stata scelta Reggio Calabria, dopo 47 anni dai famigerati ''moti di Reggio'', per mettere l'accento in particolare sulla politica economica del governo che sta penalizzando il martoriato Mezzogiorno a tutto vantaggio delle regioni più ricche e nell'ambito del federalismo neofascista, rilanciato dall'''autonomia differenziata”, appoggiata anche da settori della ''sinistra'' borghese, vedi lo stesso governatore dell'Emilia-Romagna Bonaccini, che non è nient'altro che una forma di secessione mascherata.
“C’è un arretramento di tutto il Paese rispetto all’Europa e non solo. Per noi l’Italia va unita e non divisa. Basta con le logiche dell’autonomia differenziata, che aumentano ancora di più le disuguaglianze”..“C’è bisogno di fare investimenti, sia in infrastrutture materiali ma anche in quelle sociali e serve una politica industriale”. "Se il governo non dovesse starci a sentire non escludiamo nessuna iniziativa, neanche lo sciopero generale di tutte le categorie". “Porti chiusi, ma i giovani vanno via”, ha detto Maurizio Landini.
Secondo la Furlan della Cisl: “Basta avere occhi e cuore, per sentire le tante ferite del Sud fatte di carenza di lavoro e di lavoro povero e sottopagato, di bassa crescita e deindustrializzazione, di disparità di genere, di povertà crescente, di elevata dispersione scolastica”. “Occuparsi del Sud non è solamente un dovere, una questione di solidarietà nazionale e di equità. È interesse di tutto il Paese. Come si fa a non capire, che siamo tutti sulla stessa barca? Che comprimere il potere d’acquisto di chi vive qui al Sud comporta una flessione economica pesante anche per il Nord? L’Italia crescerà davvero solo se crescerà il Sud”
''Salario minimo, reddito di cittadinanza non servono a far ripartire il lavoro. Con la contrattazione copriamo l'85% dei lavoratori. Estendiamola e abbassiamo le tasse su lavoro"..."L'unica percentuale che aumenta è quella dei poveri. I giovani disoccupati del Sud non vogliono un assegno caritatevole, non un sussidio ma un lavoro vero e stabile. Questa è crescita".
Giustamente riafferma la contrarietà alla flat tax “iniqua, perché avvantaggia per definizione chi ha di più. Sbagliata perché per sostenere i consumi bisogna creare lavoro e aumentare i salari”.
I dati sul Mezzogiorno sono drammatici ed eloquenti, se l’Italia è penultima in Europa per tasso di crescita del Pil, nel Mezzogiorno il Pil pro-capite è inferiore del 45% rispetto al Centro-Nord.
La disoccupazione è tra i livelli più alti della Ue imperialista, nel Sud è al 19,4% contro il 6,8% delle regioni del Nord, l’inattività è al 45,5% rispetto alla media del resto del paese del 34,3%. Al Sud coloro che abbandonano le scuole sono il 20%, il doppio del Nord, inoltre, nelle regioni meridionali i posti letto per sanità e assistenza sono un terzo di quelli del Centro-Nord, cresce quindi l'infame ''turismo sanitario'', le famiglie in povertà assoluta sono il 10%, a fronte del 5,8% del Nord e del 5,3% del Centro, come denuncia la Cgil.
Tanti i temi sollevati dai manifestanti, dalla lotta contro i famigerati ''decreti-sicurezza'' che colpiscono perfino la possibilità di manifestare, l'evasione fiscale, lo strapotere delle mafie, la malasanità, le scuole che cadono a pezzi, il fatiscente trasporto pubblico specie per i pendolari, la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, le morti sul lavoro, la cronica mancanza di lavoro che, complice la crisi, ha ridotto il Sud del paese in un gigantesco deserto industriale, la conseguente emigrazione, le tremende condizioni di vita dei migranti, la politica dei porti chiusi, il rilancio della ''famiglia naturale'', del maschilismo e dell'omofobia, la cosiddetta ''legittima difesa'', le ruberie dei partiti politici borghesi, a cominciare dalla Lega, l'escalation della violenza squadrista, ispirata, manovrata e coperta dallo stesso governo e così via.
Cantata a più riprese Bella Ciao, tanti gli slogan contro il ducetto Salvini.
Di fatto una grande e combattiva unità di popolo contro i fascisti del XXI secolo.
Condivisibili alcuni degli obiettivi indicati dai sindacati Confederali e la volontà di proseguire la lotta fino allo sciopero generale. Quello che manca è il riconoscimento del carattere fascista e razzista del governo, criticato più per il ''mancato ascolto del sindacato'' che non per il suo nero colore politico. Non condivisibile la disponibilità a trattare ''per un federalismo equo e solidale'', cioè per una variante di ''sinistra'' del medesimo, che romperebbe l'unità del Paese comunque. In altre parole ancora una volta i vertici sindacali ci sembrano troppo morbidi nei confronti dei fascisti del XXI secolo. E dire che la forza per spazzare via il governo ci sarebbe eccome, come dimostra anche questa manifestazione. Inoltre non ci sembra risolutiva la loro piattaforma per il Mezzogiorno, che tra l'altro non denuncia che la causa del sottosviluppo del Mezzogiorno e del divario tra Nord e Sud è il capitalismo.
Per noi marxisti-leninisti la Questione meridionale è la prima questione nazionale, potrà essere risolta solo nel socialismo, urge continuare a lottare nell'immediato innanzitutto per il lavoro stabile, a tempo pieno, a salario intero e sindacalmente tutelato, facendo fronte unito per lo sviluppo e l'industrializzazione del martoriato Sud e contro le mafie.
 

26 giugno 2019