Invocando democrazia
I giovani non mollano la piazza a Hong Kong
La polizia spara e ferisce due giovani

 
L'1 ottobre il nuovo imperatore Xi Jinping, furbescamente vestito come Mao, celebrava in piazza Tienanmen a Pechino il 70° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, mostrando il sempre più potente arsenale bellico di cui si è dotato sotto la sua guida la superpotenza socialimperialista cinese per tenere botta alla sfida col principale concorrente, l'imperialismo americano. E sventolando la bandiera del nazionalismo sosteneva che “in questo preciso momento, i cinesi di tutti i gruppi etnici e tutti i figli e le figlie della nazione cinese in patria e all'estero sono orgogliosi e danno con gioia i nostri migliori auguri alla nostra grande patria". Almeno a Hong Kong non era così, nella regione autonoma continuava anche l'1 ottobre la massiccia protesta contro il governo locale asservito a Pechino e alla sua politica che vuole accelarare i tempi di annessione, con duri scontri e un bilancio di 50 feriti e quasi 200 arrestati. Nel corso delle cariche per disperdere i manifestanti gli agenti sparavano a altezza d'uomo e colpivano un diciottenne; nelle proteste dei giorni seguenti resterà gravemente ferito anche un quattordicenne.
Le manifestazioni continuavano infatti nei giorni seguenti con i manifestanti che rispondevano col lancio di mattoni e molotov agli idranti, i lacrimogeni e le manganellate della polizia. La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, che aveva cercato di fermare la protesta annullando uifficialmente la proposta di modifica della legge sulle estradizioni, all'origine della rivolta nel giugno scorso, tentava una nuova prova di forza introducendo il divieto di usare maschere nel corso delle manifestazioni; applicava una legge dell’epoca coloniale britannica che prevede fino a un anno di carcere e oltre 3 mila dollari di multa.
Le organizzazioni che guidano la protesta avevano fatto ricorso in tribunale ma senza aspettare il responso dei giudici organizzavano nuove manifestazioni per il 4 e 5 ottobre che paralizzavano la città. Ritirata la legge sulle estradizioni restano ancora valide le altre richieste dei manifestanti sul suffragio universale, la democrazia, l'apertura di un’inchiesta indipendente sulle violenze perpetrate dalla polizia, l'amnistia per gli arrestati e le dimissioni della Lam.

9 ottobre 2019