Torino
Operai Embraco in lotta per il posto di lavoro

Gli stascichi della vertenza ex Embraco si fanno ancora sentire sui lavoratori che non hanno più alcuna certezza di mantenere il proprio posto di lavoro perché non è stata ancora trovata una soluzione all'abbandono della fabbrica di Riva, in provincia di Torino, da parte dell'azienda brasiliana che produce compressori per impianti di refrigerazione.
Lo stabilimento di Riva di Chieri era stato impiantato dalla Fiat che attraverso la sua divisione Aspera vi costruiva frigoriferi. Nell'1985 fu venduto a Whirlpool, uno dei maggiori produttori mondiali di elettrodomestici, arrivando ad occupare negli anni '90 fino a 2500 persone. Nel 2000 è stato ceduto alla Embraco, azienda comunque controllata dalla multinazionale americana.
Da allora è stato tutto un susseguirsi di ridimensionamenti e di ricatti. Un po' alla volta il lavoro viene trasferito dal torinese verso le fabbriche nate nell'Europa dell'est. Nel 2014 Embraco minaccia di chiudere e la Regione firma un protocollo di intesa di due milioni di euro pieno zeppo di agevolazioni, in cambio l'azienda doveva mantenere l'occupazione, che intanto era scesa a 537 dipendenti. Ma tutto questo non è servito a niente e nel 2018 Whirlpool Latin America decideva di spostare la produzione dal Piemonte in Slovacchia e quasi 500 operai hanno ricevuto una lettera di licenziamento collettivo.
Allora intevenne il ministro dello sviluppo economico del tempo Carlo Calenda che, in piena campagna elettorale, promise d'impegnarsi al massimo e di fare fuoco e fiamme per salvare tutti i posti di lavoro. Ma nonostante le sue sparate sono stati i lavoratori a mobilitarsi assieme ai sindacati bloccando più volte la produzione, scioperando e manifestando per le strade di Torino chiedendo alla Whirpool di non dismettere la fabbrica di Riva di Chieri.
Così arrivò la l'italo-israeliana Ventures e la promessa di reindustrializzazione con la produzione di biciclette e robot per la pulizia dei pannelli solari. Davanti ai cancelli della fabbrica Calenda annunciava trionfante: “Sono state presentate ai sindacati le due società che faranno l’investimento nell’ex Embraco, riprendendo tutti i lavoratori con gli stessi diritti e le stesse retribuzioni senza nessun supporto di denaro pubblico”
Ad un anno e mezzo di distanza, Ventures non ha riattivato alcuna produzione. Dopo qualche mese si era cominciato a parlare di bici elettriche: “Ne arrivarono cinque dalla Cina, le abbiamo montate e rimontate, sempre le stesse”. Ed ecco arrivare un altro progetto ancora: giochi simili al Lego. “Anche di questi non si è fatto nulla” precisano i lavoratori. Ci sono filmati, fotografie che testimoniano capannoni desolatamente vuoti. Gli operai hanno alternato lavoro a cassintegrazione, finché a dicembre sono saltati stipendi e tredicesime: “Una tragedia”.
Dopo aver passato a turno le feste natalizie nei presidi e nei picchetti davanti alla fabbrica, con il timore di non avere più un sostentamento per sé e le loro famiglie, i lavoratori della ex Embraco sono furibondi e il 13 gennaio hanno manifestato tutta la loro rabbia per le strade della periferia torinese. In più di 400 hanno formato un corteo che ha bloccato il traffico verso gli accessi autostradali della zona nord di Torino, raccogliendo la solidarietà dei passanti e degli automobilisti.
Il piano industriale tanto decantato da Calenda non è mai partito sul serio e sta lasciano tutti a casa. I lavoratori sono stanchi delle dichiarazioni e degli incontri che si susseguono senza risultati: “Esigiamo che le istituzioni e la Whirlpool mettano in atto tutte le soluzioni possibili per salvaguardare il posto di lavoro di oltre 400 persone, questa volta in modo concreto e serio”.
Intanto la procura di Torino ha aperto un fascicolo sulla vicenda. L’indagine nasce da un esposto presentato da 108 operai della ex Embraco che lamenta - tra le altre cose - i mancati pagamenti delle spettanze retributive. I lavoratori hanno raccolto testimonianze di articoli di giornale, comunicati sindacali. Una mole di materiale sulla quale ora sono al lavoro gli uomini della Guardia di Finanza. Dovranno scoprire perché il piano non è mai partito, che garanzie ha dato Ventures sui progetti che ha presentato.
A fine gennaio dovrebbe tenersi il tavolo al Ministero dello sviluppo economico. Si attende l’intervento di Whirlpool, come richiesto a più riprese dai sindacati e dalla Regione, intanto per pagare almeno gli stipendi. Intervento che finalmente dovrebbe arrivare, stando alle affermazioni del loro dirigente Carmine Trerotola: “le retribuzioni sono una priorità, il ministero è stato sentito e coinvolto e sta lavorando a questa vertenza”. Staremo a vedere, ma sulla salvaguardia dei posti di lavoro siamo ancora in alto mare.
 

22 gennaio 2020