Comunicato del PMLI.Biella
No alla concessione della Biblioteca civica per la mostra faziosa, anticomunista e filofascista sulle Foibe

 
Rileviamo che l’assessorato alla Cultura del Comune di Biella ha adottato il medesimo comportamento schizofrenico del Comune di Verona che lo scorso 16 gennaio decideva di attribuire la cittadinanza onoraria alla Senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti e, contemporaneamente, intitolava una via cittadina al fucilatore di partigiani e capo del MSI, Giorgio Almirante. Liliana Segre ha commentato: "Una via Almirante a Verona? Oh, povera strada! Mi chiedo se sia lo stesso Comune. Le due scelte sono di fatto incompatibili, per storia, per etica e per logica. La città di Verona faccia una scelta e decida ciò che vuole, ma non può fare due scelte che sono antitetiche l'una all'altra. Questo no, non è possibile!".
Tornando alla nostra Biella apprendiamo che se da una parte l’assessorato alla Cultura ha giustamente concesso gli spazi della Biblioteca civica all’importante opera dell’artista biellese Daniele Basso, dal titolo “In fila per uno” realizzata per celebrare il Giorno della Memoria 2020, dall’altra accorderà i medesimi spazi della biblioteca per allestire una faziosa mostra fotografica intitolata “Il rumore del silenzio” cui farà seguito una conferenza dal titolo “Foibe ed esodo: una storia italiana” a cura del filofascista e anticomunista Emanuele Merlino, presidente del “Comitato 10 febbraio”.
Ora ci chiediamo quale coerenza e rispetto possono esserci nel concedere gli spazi pubblici della biblioteca civica di Biella alla commemorazione delle vittime della follia nazista e fascista se poi si promuove una mostra fotografica faziosa e una conferenza fuorviante e priva di contradditorio storico-politico condotta da un anticomunista e filofascista come Emanuele Merlino? È inaccettabile che Biella, città Medaglia d’Oro al valore della Resistenza, debba ospitare la demagogia e il populismo di chi ha tutto l’interesse nel dare una visione lacunosa e parziale della tragica storia della seconda guerra mondiale. A nostro avviso è solo attraverso il ricordo di tutta la cronaca delle tragedie del conflitto che si possono comprendere i fatti del cosiddetto ”esodo” degli italiani giuliano-dalmati.
Come prima cosa occorre chiarire che l’Istria e la Dalmazia non sono mai state terre italiane, abitate da italiani. È un fatto storico incontrovertibile che vennero assegnate all’Italia come bottino di guerra solo al termine del primo conflitto mondiale. Gli occupanti italiani si comportarono fin da subito come se fossero in una colonia. Case e terre espropriate, saccheggi, imposizione dell’italiano come unica lingua ufficiale e vere e proprie operazioni di pulizia etnica seguite da insediamenti di coloni italiani. Per gli slavi, cui queste terre appartenevano, le cose peggiorarono drasticamente con l’avvento del fascismo. Nel 1941 a seguito della loro aggressione militare alla Jugoslavia, i nazi-fascisti perpetrarono indicibili massacri. I responsabili non furono soltanto i nazisti ma anche le milizie fasciste (inevitabilmente percepite come italiane) e ancor più il Regio Esercito guidato da veri e propri criminali come il famigerato generale Mario Roatta.
Nelle zone della Jugoslavia occupate dall'esercito di Mussolini si ebbero infatti repressioni, stragi, incendi di villaggi e massicce deportazioni nei campi di concentramento - ricordiamo Arbe e Gonars - dove vi furono decine di migliaia di morti per fame, malattie e violenze.
Per tutta la durata della guerra ai nazifascisti si contrapposero le gloriose bande partigiane jugoslave che combatterono per la libertà della propria terra e del proprio popolo. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 alle loro formazioni si unirono moltissimi italiani - civili ed ex-militari - che, accolti come fratelli d'arme, combatterono al loro fianco contro gli occupanti nazifascisti. È solo grazie alla loro eroica lotta di liberazione che, nell'aprile e nel maggio 1945, ben prima dell'arrivo delle truppe “alleate”, la costa dalmata, l'Istria e le città di Trieste e di Gorizia vennero liberate. L’occupazione nazifascista costò alla Jugoslavia un milione di morti, più altri 500 mila caduti nella lotta di liberazione.
È da questo tragico retroterra che scaturiscono vicende - peraltro con numeri inferiori di quanto la propaganda fascista e revisionista tenda a far credere - come quelle delle foibe e degli "esuli'' istriani e giuliano-dalmati. I numeri parlano chiaro. Gli “infoibati” furono alcune centinaia. Si trattò prevalentemente di fascisti italiani, slavi collaborazionisti e criminali nazisti. Tutti furono, secondo il diritto internazionale di guerra, processati e giudicati colpevoli da tribunali militari composti dai partigiani slavi ed italiani e, per i loro crimini, passati per le armi e successivamente infoibati.
No alla concessione degli spazi della Biblioteca Civica di Biella alla mostra fotografica e alla faziosa, anticomunista e filofascista conferenza sulle foibe di Emanuele Merlino!
 
Per il PMLI.Biella
Gabriele Urban
 
Biella, 3 febbraio 2020


5 febbraio 2020