Convegno annuale delle multinazionali, dell'alta finanza e dei governanti imperialisti
Trump: No agli ambientalisti profeti di sventura.
Greta Thunberg: Voi leader mondiali state alimentando le fiamme della Casa che brucia

Dal 1971 nel centro congressi di Davos, nelle Alpi Svizzere, si svolge l'European Management Forum, un convegno nato per avvicinare le imprese europee alle pratiche manageriali americane.
Dal 1974 gli inviti alla partecipazione, originariamente rivolti solo a manager e imprenditori, furono estesi anche ai politici quando la crisi energetica lo indusse ad ampliare i temi, fino ad allora strettamente manageriali, anche a questioni economiche più ampie.
Un obiettivo raggiunto che ha portato nel 1987 a cambiarne il nome in World Economic Forum che, sulla carta, si dichiara "impegnato a migliorare la condizione del mondo" (e che fino al 2012 ha avuto lo status di osservatore presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), ma basta dare uno sguardo ai suoi finanziatori per capire realmente di cosa si tratta e qual è il suo ruolo di attore economico globale.
Circa mille imprese associate, soprattutto multinazionali leader nel proprio settore o Paese che hanno le capacità di orientarne gli sviluppi futuri, con un fatturato singolo superiore ai 5 miliardi di euro, smascherano ogni copertura tattica e mostrano al mondo in maniera evidente che il World Economic Forum è una organizzazione ultracapitalista che detta le agende economiche e politiche ai Paesi di tutto il mondo, nel nome esclusivo del profitto.
In questo quadro, alla cinquantesima edizione del convegno di Davos dal titolo “Un mondo coeso e sostenibile” che si è tenuta dal 21 al 24 gennaio scorso, sono intervenuti, fra gli altri, sia il presidente USA Trump, sia Greta Thunberg, il primo grondante di prepotenza fascista e imperialista, la seconda gli ha tenuto testa rinnovando l'accusa nei confronti dei governanti imperialisti mondiali di immobilismo e indifferenza verso il riscaldamento climatico.

 

L'intervento di Greta
Uno dei primi interventi è stato quello della giovane svedese che ha rilanciato i temi che hanno portato alle oceaniche mobilitazioni del Fridays For Future in tutto il mondo, rappresentando con esse le esigenze e le aspirazioni di milioni di persone: i tempi stringono ci separano solo 8 anni dall'irreversibile collasso del pianeta e pertanto sono anzitutto i Paesi più ricchi a dover ridurre le emissioni climalteranti a zero molto più velocemente, aiutando i Paesi più poveri a fare lo stesso, in modo che le popolazioni delle aree meno “fortunate” del mondo possano migliorare il loro tenore di vita.
Supportata da studi scientifici puntualmente aggiornati, Greta li ha incalzati ad agire subito, constatando che l'obiettivo di Parigi di rimanere sotto 1,5 gradi celsius di aumento, è già insufficiente poiché “anche ad 1 grado le persone muoiono a causa dei cambiamenti climatici (…) e perché questo è ciò che la scienza unita chiede per evitare di destabilizzare il clima in modo irreversibile”.
Greta si è detta consapevole dell’attenzione che le viene riservata dai media, spiegando però che non è sufficiente per portare a un cambiamento reale: “Non posso certo lamentarmi di non essere ascoltata, (…) ma la scienza e i giovani non sono al centro del dibattito sul clima. Invece si tratta del nostro futuro”. Ha poi rivolto una critica ai giornalisti presenti sostenendo che: “Anche una sola frazione di grado centigrado di riscaldamento è importante, ma non credo di aver mai visto un solo media comunicarlo, so che non volete dirlo, ma io continuerò a ripeterlo finché voi non lo scriverete”.
In conclusione, consapevole di aver di fronte a se il Gotha della finanza mondiale e i politici a loro asserviti, ha ripetuto quanto già detto un anno fa nella stessa circostanza, sostenendo che: “La causa è l'inazione di voi leader globali: state alimentando le fiamme della casa che brucia”.

 

L'attacco di Trump a Greta e agli ambientalisti
Nel suo discorso tronfio e prepotente, quale leader del Paese imperialista più forte ed egemone, Trump non ha perso l'occasione per disegnare un'America prospera come non mai, egualitaria, che mette al centro i lavoratori, ormai vicini nei salari e nelle condizioni di vita a quel ceto “medio” che dice di aver già portato alla ribalta col suo “America First”.
In sostanza il fascista della Casa Bianca descrive economicamente un paese che non c'è, una società ideale, compatibile col sogno americano alimentato in realtà a colpi di detassazioni da multinazionali onnipotenti e da industrie produttrici di armi e divoratrici di combustibili fossili.
Ha di fatto negato l'allarme climatico non risparmiando dure critiche agli ambientalisti e alla stessa Greta, definita indirettamente come “profeta perenne dell'apocalisse”. “Sono gli eredi degli stolti chiromanti di ieri (...) Hanno predetto una crisi di sovrappopolazione negli anni '60, la fame di massa negli anni '70 e la fine del petrolio negli anni '90. Questi allarmisti richiedono sempre la stessa cosa: il potere assoluto di dominare, trasformare e controllare ogni aspetto della nostra vita”.
La sua ricetta si risolve nell'offrirsi quale fornitore esclusivo di gas – altra fonte fossile seppur meno inquinante del petrolio - del vecchio continente, sostenendo che: “Con un'abbondanza di gas naturale americano ora disponibile, i nostri alleati europei non devono più essere vulnerabili ai fornitori di energia ostili. Esortiamo i nostri amici in Europa a utilizzare la vasta offerta americana e raggiungere la vera sicurezza energetica”. E ha vantato addirittura “riserve praticamente illimitate” di carburanti tradizionali come appunto il gas e addirittura il “carbone pulito” (una contraddizione in termini), e il nucleare, sostenendo che gli USA avrebbero “l'aria più pulita al mondo e l'acqua più potabile sulla terra”. Il suo impegno tanto altisonante quanto vuoto e pretesco è aria fritta: “Ci impegniamo a preservare la maestosità della creazione di Dio e la bellezza naturale del nostro mondo”.
 

Attaccare gli ambientalisti per colpire gli anticapitalisti
Individuare il nemico non solo ignorando la scienza, ma anche affiancandogli caratteristiche politiche che ancora non gli competono, è stata una delle ultime arringhe del leader fascista americano per rimarcare, di fronte a tale platea che si è riempita la bocca con vuote dichiarazioni d'intenti “verdi” incompatibili con la ricerca esasperata del massimo profitto capitalistico, il suo ruolo di baluardo conservatore e ultraliberista nel mondo: “Non permetteremo mai ai socialisti radicali di distruggere la nostra economia, distruggere il nostro paese o sradicare la nostra libertà. L'America sarà sempre il bastione orgoglioso, forte e irremovibile della libertà”.
Il timore di Trump nei confronti degli ambientalisti appare evidente non solo nel suo negazionismo che gli consente di vantare e garantire la “crescita” (dei profitti capitalistici e non certo del tenore di vita del popolo americano vittima più che mai del precariato, dell'assenza dei diritti e della povertà) grazie all'uso dell'energia derivante da fonte fossile, ma soprattutto nella tenuta del sistema liberista del quale si fa fiero portavoce mondiale, che potrebbe risultare compromessa via via che le nuove generazioni di studenti e di lavoratori comprendono l'origine ultima della distruzione dell'ambiente, dell'azzeramento dei diritti, delle disuguaglianze e della povertà.
Le critiche di Trump suonano dunque come un appello alle multinazionali e alla finanza internazionale a stare in guardia proprio da quei movimenti che, attraverso la lotta in difesa dell'ambiente, auspicano un mondo più giusto e senza povertà. Trump e il grande capitale internazionale temono, cioè, che a finire sotto accusa sia l'intero sistema economico capitalistico e non semplicemente alcuni suoi aspetti e modalità

5 febbraio 2020