Rapporto di Medici senza frontiere sull'inferno in cui vivono i lavoratori vittime di supersfruttamento, caporalato e malattie
In Lucania 2 mila braccianti morti viventi

Lo scorso 21 gennaio a Matera Medici senza frontiere ha pubblicato il rapporto di 16 pagine “Vite a giornata. Precarietà ed esclusione nelle campagne lucane”, che documenta l'attività sanitaria svolta dall'organizzazione tra luglio e novembre 2019 in sette tra baraccopoli, vecchi casolari ed edifici dismessi in Basilicata, dove vivono i lavoratori migranti, quasi tutti uomini e tutti neri africani che lavorano nel settore dell'agricoltura.
Quattro dei siti sono in provincia di Potenza (e precisamente due a Villaggio Gaudiano, frazione del comune di Lavello, uno nella località Contrada Mulini Matinelle nel comune di Venosa e uno in località Sterpara nel comune di Montemilone) e tre sono in provincia di Matera (due nel comune di Metaponto e il terzo, che è l'insediamento più grande tra i sette, che si trova nei capannoni abbandonati dell'industria La Felandina nel comune di Bernalda).
In queste località vivono complessivamente migliaia di migranti, come a Mulini Matinelle dove la scorsa estate erano presenti almeno 500 persone o come nel complesso industriale dismesso di Felandina dove, prima che lo sgomberassero nell'agosto scorso vivevano oltre 800 persone.
Medici senza frontiere ha censito duemila braccianti e su 910 ha effettuato visite mediche approfondite ed esami specialistici, ed è emerso che 1 paziente su 3 presentava infiammazioni muscoloscheletriche dovute alle dure condizioni di lavoro nei campi, 1 paziente su 4 presentava problemi medici riconducibili alle condizioni di vita insalubri negli insediamenti informali e più di 1 paziente su 2 riscontrava problemi di accesso al sistema sanitario o in quanto privi di permesso di soggiorno o per altri motivi burocratici.
Solo il 43% cento dei migranti censiti era in possesso di una tessera sanitaria in corso di validità, mentre il 27% aveva una tessera sanitaria scaduta in quanto, pur in presenza di un permesso di soggiorno in corso di validità, i titolari non erano in grado di indicare una residenza, e un ulteriore 28% ha dichiarato di non aver mai avuto una tessera sanitaria.
Il Rapporto ha individuato complessivamente 785 persone affette da infiammazioni muscolo-scheletriche, disturbi gastrointestinali e respiratori, tutte patologie legate alle durissime condizioni di lavoro e di vita, e ha registrato - come si legge nel rapporto - anche “51 casi di malattie croniche come diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, patologie respiratorie e nefrologiche (es. insufficienza renale) per la maggior parte indentificate per la prima volta” .
Raccolte anche le drammatiche testimonianze di alcune delle persone censite. Un giovane trentenne del Niger ha dichiarato: “Qui mi sento morto. La persona che ero una volta non esiste più. Dicono che siamo in Europa, ma mi sembra che qui si viva peggio di molti posti in Africa. Questa è la periferia invisibile dell’Europa“. Un nigeriano di 39 anni ha poi detto: “in questo posto molte persone non stanno bene. Vedo che si lasciando andare, che si trascurano, che non badano a loro stesse“. Un sudanese, anche lui di 39 anni, ha poi messo in risalto il fatto che gli sgomberi nelle grandi città non risolvono il problema dei migranti, ma spostano solo il problema in altre zone d'Italia e, se possibile, aggravano ulteriormente le condizioni di vita di questi lavoratori: “per quasi 5 anni - ha dichiarato l'uomo - sono stato a Roma a via Scorticabove dove c’erano altri rifugiati politici sudanesi come me. Lì mi trovavo bene ed avevo un lavoro. Poi nel 2017 hanno sgomberato la mia casa e sono venuto qui all’ex-Felandina“
Come accade in altre zone dell'Italia agricola, il rapporto evidenzia che anche in Basilicata i migranti sopravvivono in condizioni indegne per esseri umani, in baracche fatiscenti e casolari pericolanti privi di servizi igienici, di acqua, di luce elettrica e di riscaldamento, e la loro vita si svolge tra i rifiuti, i topi e le infezioni.
È, insomma, un vero e proprio inferno quello in cui vivono in Basilicata questi braccianti che potrebbero essere quasi definiti dei morti viventi, vittime non solo di supersfruttamento, caporalato e malattie, ma anche di sciagurate e infami scelte politiche: ad aggravare la loro vita, infatti, si sono abbattuti gli sgomberi nelle grandi città, che non hanno risolto il loro problema ma lo hanno aggravato, e si sono riversati contro di loro i 'decreti Salvini' che, abolendo il permesso di soggiorno per motivi umanitari e comportando la chiusura di molti centri di accoglienza, hanno definitivamente posto ai margini della società questi lavoratori.
Ad essi, in quanto migranti e in quanto lavoratori, va tutta la nostra solidarietà di classe e il sostegno a tutte quelle lotte e iniziative rivendicare e conquistare i loro elementari diritti, con la certezza che un sistema economico che permette simili abiezioni vada abbattuto dal proletariato nel nome del socialismo.
 

5 febbraio 2020