Alle elezioni suppletive del 23 febbraio a Napoli per il Senato
L’unico voto giusto delle masse è l’astensione
Nessuno dei candidati rappresenta il proletariato e le masse popolari. Vanno delegittimati

Redazione di Napoli
Il 23 febbraio prossimo si terranno le elezioni suppletive per eleggere un nuovo senatore che prenderà il posto del defunto Franco Ortolani, eletto con il Movimento Cinque Stelle alle ultime politiche. Un test denso di significato politico, atteso che in primavera si terranno le elezioni regionali in Campania; inoltre fra un anno circa si terranno le elezioni comunali a Napoli; infine perché voteranno in questa tornata circa il 70% dei napoletani aventi diritto, visto che si tratta di una circoscrizione che comprende gran parte della città di Napoli, ovvero i quartieri che rientrano nelle circoscrizioni Arenella, Barra, Miano, Piscinola, Poggioreale, Ponticelli, San Carlo all'Arena, San Giovanni a Teduccio, San Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria, Vomero e Zona Industriale. Fin da subito noi marxisti-leninisti affermiamo che tutti i candidati sono dei borghesi e dei sostenitori del capitalismo e delle sue istituzioni e quindi nessuno di essi rappresenta il proletariato e le masse popolari. Basti pensare al comunicato del movimento delle Sardine che invitavano all’unità il "centro-sinistra" solo nell’ottica di battere Salvini, senza dire nulla di programmatico per il lavoro e il risanamento dei quartieri della città toccati dal voto. Come conferma la nota di Marco Sarracino e Paolo Mancuso - rispettivamente segretario metropolitano e presidente metropolitano del PD - che hanno proposto una candidatura unitaria “dei movimenti di centrosinistra e progressisti”.
 

I quattro candidati borghesi al servizio del capitalismo
Ed in effetti i quattro candidati rappresentano la “sinistra” o la destra della borghesia e del regime neofascista, lontani anni luce dalle questioni economiche, sociali e territoriali che attanagliano il capoluogo della Campania. La camorra è come se non esistesse.
Accreditato alla vittoria sembra essere il giornalista anticamorra Sandro Ruotolo, il cui nome è stato prima avanzato dal PD e dal segretario Zingaretti e poi confermato da DemA del neopodestà De Magistris, con il colpo di scena dell’appoggio, lo scorso 21 gennaio di Italia Viva del destro Renzi. Un’operazione che sembra essere un anticipo di coalizione per le prossime elezioni regionali campane vista l’intesa nemmeno tanto nascosta proprio tra Zingaretti e De Magistris. Inoltre in appoggio al giornalista vi sono anche il PRC e il centro sociale “nsurgencia”.
Ruotolo fino ad oggi si è espresso ben poco sul cosa vorrebbe fare per Napoli, una volta diventato senatore, per Napoli limitandosi per ora a far equivalere il proprio voto ad un voto contro Salvini e la Lega, come ha detto lo scorso 1 febbraio durante un incontro con l’ANPI affermando: "qui la Lega non passerà”, bissando ciò che aveva detto pochi giorni prima: "Saprò rappresentare Napoli e difenderla da Salvini e dai sovranisti”. Non a caso anche all’inaugurazione della sua campagna elettorale al Vomero Ruotolo ribadiva: "Il mio è un voto antifascista e antirazzista, è una prova di tutte le forze democratiche e progressiste che si sono messe insieme alla società civile, è un laboratorio che si sta costruendo con una candidatura indipendente che rappresenta la città di Napoli. I cittadini dovranno scegliere se stare con il signore del Papeete e di Bibbiano oppure con la Napoli che rappresento io, non certo quella destra sovranista e populista di Salvini, che è il nostro competitor”.
Sandro Ruotolo svolge l’attività di giornalista fin dagli anni Settanta quando scrive per diversi anni per il trotzkista "il manifesto" per poi collaborare in Rai a fianco stretto con l’ex “marxista-leninista”, pentito, Michele Santoro. Più volte minacciato dalla camorra e dai fascisti per la sua attività giornalistica, decide di scegliere la via elettorale fin dal 2013 candidandosi nella lista Rivoluzione Civile dell'ex magistrato Antonio Ingroia sia alle elezioni politiche che come presidente della Regione alle regionali del Lazio nello stesso anno, sempre per la lista Rivoluzione Civile. Una scelta doppiamente fallimentare perché in entrambi i casi racimolerà pochi voti (circa 58mila, ossia meno del 2%) al pari della lista dell’ex pm Ingroia che di lì a poco si scioglierà mestamente scomparendo dall’agone politico.
A rappresentare il M5S è uno dei delfini del ducetto Di Maio, Luigi Napolitano, suo amico di liceo, già trombato alle elezioni europee 2019, ex fondatore dell’Associazione Studenti di Ingegneria. Più che guardare i suoi avversari, Napolitano si trova a calmare le acque nel Movimento all’indomani della sua elezione nelle fantomatiche "parlamentarie" sulla piattaforma Rousseau dove ha racimolato 708 voti. Non sembra chiara la sua elezione secondo molti della base del Movimento che imputa a Napolitano di essere troppo legato a Di Maio e per questo preferito ad altri nella corsa al Senato. Al punto da spingere i militanti del M5S – soprattutto quelli più vicini al presidente della Camera Roberto Fico - a dichiarare sui social di preferire in questo momento la figura di Ruotolo e una alleanza di "centro-sinistra”, anziché di correre da soli, ritirare semmai la candidatura di Napolitano e puntare ad andare da soli alle elezioni regionali. Notizia confermata dal giornalista Mariano Paolozzi che su "Cronache di Napoli" parla ormai di un asse tra Roberto Fico e il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, per sbaragliare i "Pomigliano boys" ossia il gruppo facenti capo a Di Maio. Un vero e proprio caos, perché i dirigenti vicini a Di Maio, soprattutto Dario De Falco e Sergio Puglia, hanno difeso la scelta di Napolitano, spaccando di fatto il M5S a Napoli e in provincia con esito incertissimo per i pentastellati sempre più alla deriva e in confusione. Il rapper Lucariello, alias Luca Caiazzo, candidato anche lui tra i pentastellati critica il metodo di voto parlando così del M5S: "ormai la piattaforma Rousseau non ha alcun rapporto con la realtà dell'attivismo, è una lotta tra clan”.
Tra i candidati dell’ultimo momento e in disaccordo con la colazione di "centro-sinistra" vi è il professore universitario e scrittore anarchico Giuseppe Aragno sostenuto da Potere al Popolo e dal centro sociale Ex OPG Occupato-Je so' pazzo, occupato nel marzo 2015, già candidato e non eletto deputato alla Camera nelle politiche di due anni fa. Si definisce "comunista libertario’, ossia anarchico, e nella sua biografia esalta la sua formazione con lo storico revisionista e anticomunista Renzo De Felice; collabora o ha collaborato con “il manifesto”, “Liberazione” (già organo del PRC), e l’edizione napoletana di Repubblica.
La candidatura di Salvatore Guangi ha messo d’accordo tutta la destra nello scegliere il rappresentante di Forza Italia appoggiato dalla Lega razzista e fascista e dai fascisti di Fratelli d’Italia. Coordinatore per Berlusconi di ciò che rimane di FI a Napoli e provincia, Guangi è già stato battuto alle elezioni politiche scorse. Attualmente è vice presidente del Consiglio comunale di Napoli, già consigliere municipale in città.
 

De Magistris si sposta più a destra in cerca di alleanze per le elezioni regionali
Il dato politico più significativo di queste elezioni suppletive è lo spostamento a destra del megalomane e narcisista De Magistris e del suo gruppo elettorale DemA al punto da coinvolgere convintamente il PD e con il classico mal di pancia persino i renziani, escludendo di fatto i giovani dei centri sociali e le forze della cosiddetta "sinistra radicale" alcune delle quali solo all’ultimo si sono accodate alla lista "Napoli con Ruotolo”. Rimane sullo sfondo la spaccatura che si sta consumando con sempre più evidenza tra l’area di destra del M5S, facente capo a Luigi Di Maio e quella di "sinistra" legata a Roberto Fico; al punto che quest’ultimo opterebbe sempre più per una alleanza con De Magistris e PD fin dalle elezioni regionali.
Le capriole a destra di De Magistris e di DemA non sono sfuggite ad alcuni centri sociali. Si pensi al comunicato del centro sociale "Je so' pazzo" - dal titolo "Il Laboratorio Napoli è morto, via il Laboratorio Napoli!" – in cui c'è scritto che "l’esperienza di De Magistris sta rischiando il fallimento da un punto di vista amministrativo. I problemi di Napoli sono tanti e atavici, certo, dipendono anche dalla Regione, dallo Stato, dalla camorra e da un’imprenditoria vorace. Ma proprio per questo andrebbero affrontati con competenza e soprattutto con partecipazione popolare. Invece nell'ultimo anno il secondo mandato di De Magistris si è caratterizzato per una persistente lotta di potere all'interno della maggioranza, per la promozione di soggetti premiati perché fedeli e non perché capaci, per un rinchiudersi nei palazzi e restare lontani dai cittadini. In questi mesi abbiamo assistito a un rimpasto di Giunta incomprensibile, a scenari da fine impero, imbarazzanti anche moralmente”. Peccato però che poi questo centro sociale scelga l'elettoralismo votando Pap.
Certo è che nessuno di questi quattro candidati borghesi, che non mettono in discussione il capitalismo e il parlamento borghesi, merita il voto di chi appartiene al proletariato e alle masse lavoratrici, disoccupate, pensionate, femminili e giovanili. Vanno delegittimati con l'astensionismo (disertare le urne, annullare la scheda o lasciarla in bianco).
L'astensionismo è l'unico voto giusto per dire no alla disoccupazione, alla camorra, alle perifierie abbandonate, alle disuguaglianze sociali, alla violenza di genere e al capitalismo che genera tutto ciò e al parlamento che tutela il capitalismo e gli interessi della borghesia.
Per il PMLI il terreno migliore e più efficace per difendere gli interessi delle masse, combattere il sistema di sfruttamento dell'uomo sull'uomo e per sviluppare la lotta di classe verso il socialismo è quello al di fuori e contro le istituzioni rappresentative borghesi, nelle fabbriche, nei campi, nelle scuole e nelle università, nelle piazze dove sono le masse le vere protagoniste. Per questo i marxisti-leninisti napoletani invitano le elettrici e gli elettori ad astenersi alle elezioni suppletive del 23 febbraio, a creare le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo e a dare tutta la propria forza al PMLI, l’unico Partito che sin dalla sua nascita, il 9 Aprile 1977, ha difeso i diritti e rappresentato i bisogni delle masse, fuori dalle logiche del sistema capitalistico.
 

5 febbraio 2020