Troppe aziende riaprono senza tutelare la salute degli operai
Nuovi scioperi e proteste dei lavoratori per la sicurezza

La serrata delle fabbriche e degli uffici sta oramai diventando una farsa. Approfittando dell'espediente della comunicazione al Prefetto molte hanno già riaperto. Si tratta in pratica di una autocertificazione con cui si richiede al rappresentante locale del Governo di poter lavorare in quanto supporto di aziende considerate essenziali. Senza controlli vale il silenzio/assenso, e i controlli quasi ci sono e anche se ci fossero sarebbe pressoché impossibile vagliare le migliaia di richieste che si sono riversate sui tavoli dei prefetti.
Ma la lotta continua anche nelle fabbriche. Alla Fincantieri , società pubblica delle costruzioni navali, fin dalla prima emergenza legata al Coronavirus c'è stata una forte mobilitazione dei lavoratori per salvaguardare la propria salute. Gli scioperi hanno investito i cantieri di Monfalcone, Muggiano, Marghera, Castellammare di Stabia, Palermo. Il 20 aprile astensione dal lavoro di 8 ore nella sede ligure di Riva Trigoso. Lo sciopero è stato indetto dalla Fiom-Cgil contro la riapertura del cantiere perché non viene rispettato l’accordo sottoscritto a livello nazionale con la cassa integrazione ordinaria fino al 3 maggio e l'impegno a riprendere le attività con modalità progressive e graduali e previa consultazione delle rappresentanze sindacali aziendali.
Sempre il 20 aprile hanno incrociato le braccia i lavoratori di Ama , la municipalizzata romana che si occupa della raccolta e gestione dei rifiuti nella capitale. Lo sciopero ha interessato l'intera giornata perché era esteso su tutti i turni. Assicurate solo la raccolta dell'indifferenziato, organico e punti nevralgici come gli ospedali. I sindacati accusano Ama di non aver mai applicato il protocollo sulla sicurezza firmato lo scorso 3 aprile.
“Dopo più di un mese di risposte evasive di Ama sulla salute e sicurezza di migliaia di dipendenti che hanno a che fare con la spazzatura in un periodo di pandemia, proclamiamo lo sciopero dei lavoratori per il prossimo lunedì 20 aprile, per gravi eventi lesivi della sicurezza e incolumità dei lavoratori, è intollerabile -affermano i sindacati- essere presi in giro sulla vita delle persone, che continuano a operare in condizioni inadeguate di sicurezza, mentre l'amministratore unico dell'azienda, Stefano Zaghis, dichiara trionfalmente tutto il contrario”. Un operaio della municipalizzata è già morto per covid-19, un altro è in gravi condizioni e una decina sono stati contagiati. Nonostante questo la sindaca capitolina dei 5 Stelle, Virginia Raggi, si ostina a dire che va tutto bene.
Hanno riaperto alla produzione anche gli stabilimenti della Whirlpool e si è subito riaccesa la diatriba con i sindacati, specie con la Fiom. Gli elettrodomestici non rientrano nei codici Ateco (che specificano il tipo di attività) abilitati a produrre, ma la multinazionale americana che vuole chiudere alcuni stabilimenti in Italia e già prima del Coronavirus aveva centinaia di lavoratori in cassa integrazione, giovedì 23 aprile ha riaperto, seppur parzialmente, gli stabilimenti di Siena e Fabriano, mentre a Varese per ora la risposta compatta della Rsu ha consigliato la direzione aziendale a rimanere chiusa.
Sciopero indetto dalla confederazione Cobas il 24 aprile ai Grandi Salumifici Italiani di Bologna. Il sindacato chiede la chiusura del magazzino per 15 giorni (periodo di quarantena) con la retribuzione dei lavoratori al 100%. La direzione è accusata di aver occultato il contagio di un'addetta che aveva fatto il tampone e informato l'azienda. Anche di fronte all'evidenza di decine di lavoratori (risultati poi contagiati) che dai primi di aprile avevano i sintomi della malattia con febbre, tosse e malessere generale, si è ostinata a non interrompere la lavorazione per non fermare i profitti.
Mentre il governo e le direzioni di Cgil-Cisl-Uil chiudono gli occhi, a vigilare sui comportamenti padronali sono le Rsu, le rappresentanze locali, i sindacati non confederali o i singoli lavoratori, anzitutto quelli del comparto sanitario. Sì, proprio loro, che la propaganda governativa e borghese ipocritamente chiama “eroi”, ma che nella pratica ha lasciato e continua tutt'ora a lasciare soli e privi di mezzi e Dispositivi di Protezione Individuali (dpi) ad affrontare la pandemia del Coronavirus. Finendo per mettere a repentaglio la loro vita e quella dei pazienti degli ospedali e degli anziani nelle case di riposo.
Eroi che invece di essere premiati sono denunciati, sospesi o licenziati. È il caso di alcuni lavoratori dell'Ampast, cooperativa che ha in appalto la gestione di alcune Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa) facenti capo alla Fondazione Don Gnocchi di Milano. Quest'ultima ha "cautelativamente sospeso dal servizio" chi aveva denunciato alla procura del capoluogo lombardo presunti illeciti nella gestione dell'emergenza Coronavirus con l'accusa di avere "leso l'immagine" della cooperativa, nonché della fondazione. Un provvedimento “palesemente illegittimo e ritorsivo", ha commentato il legale che assiste i lavoratori.
Proteste anche al Pio Albergo Trivulzio , la più grande casa di riposo milanese, dove grazie alle denunce dei lavoratori sono venute alla luce la criminale gestione delle Rsa da parte dei gestori privati (tutt'altro che onlus, cioè senza scopo di lucro) e delle autorità regionali lombarde. Entrambi gli istituti sono adesso oggetto di indagini giudiziarie.
Da segnalare il primo sciopero in smart working in Sardegna. Ad attuarlo i 150 lavoratori della società Engineering Sardegna che opera direttamente con il cliente Tiscali. La protesta è indirizzata contro l'attivazione non giustificata della cassa integrazione ordinaria causa virus. “A partire dallo scorso 5 marzo -spiegano Slc Cgil e Uilcom Uil- con i primi decreti legislativi emanati dal Governo a seguito dell'emergenza Covid-19, l'azienda ha collocato tutti i lavoratori in regime di lavoro agile garantendo la continuità lavorativa che ad oggi non risulta aver subito nessun decremento in termini di volumi lavorati”. In tantissimi hanno aderito allo sciopero, con percentuali attorno all'80%.
La lotta di classe, continua, non siamo sulla stessa barca e i fatti lo stanno dimostrando. Serviranno mobilitazione, fermezza e unità di classe per respingere i tentativi di mettere a repentaglio la sicurezza dei lavoratori e delle masse popolari in nome del profitto capitalistico.
didascalia foto: lavoratori della Fincantieri in corteo
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29 aprile 2020