Le mascherine devono essere gratis e distribuite in tutti gli esercizi pubblici

 
Le disposizioni normative stabilite dal secondo e dal terzo comma dell'articolo 3 del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile scorso hanno reso di fatto obbligatorio, per tutti in Italia, l'uso di mascherine di protezione, e ciò a partire dal 4 maggio, e presumibilmente fino al termine dell'emergenza sanitaria legata al coronavirus.
Dispone il secondo comma dell'articolo 3: “ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull'intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Non sono soggetti all'obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l'uso continuativo della mascherina ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti” . Dispone quindi il terzo comma dello stesso articolo: “ai fini di cui al comma 2, possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso” .
Per “luoghi chiusi accessibili al pubblico” devono intendersi tutti i luoghi, diversi da quelli pubblici, in cui le persone possano affluire liberamente, quali negozi, bar, centri commerciali, studi professionali privati e, quando potranno riaprire, anche ristoranti, palestre, istituti scolastici, sale da ballo, palazzetti dello sport e simili.
Alla fine di aprile Conte aveva ufficialmente comunicato che avrebbe azzerato l'Iva sulle mascherine, ma tale provvedimento non è stato ancora attuato, e agli inizi di maggio in tutta Italia è entrato in vigore il prezzo calmierato delle mascherine chirurgiche, stabilito in 50 centesimi più Iva (61 centesimi in totale) dal commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri. Tuttavia, vi è pesante scarsità di tali dispositivi nelle farmacie.
Comunque, anche dando per buono che il prezzo delle mascherine rimanga tale in futuro e non ci siano speculazioni, uno studio del Sole-24 ore pubblicato lo scorso 18 aprile, prima del provvedimento di Arcuri sul prezzo calmierato, aveva previsto che alcuni nuclei familiari potrebbero spendere fino a 200 euro al mese per le mascherine monouso al prezzo di circa un euro, una spesa che, ammesso che il sistema del prezzo calmierato dia buoni frutti e non provochi speculazioni, può ridursi alla metà, ossia a 100 euro.
L'alternativa alle mascherine monouso sono quelle lavabili, che costano mediamente dai 10 ai 15 euro l'una, ma anche in questo caso dopo 10 lavaggi devono essere sostituite.
Il 13 maggio l'Unione Nazionale Consumatori ha lanciato l'allarme per ciò che riguarda i costi che dovranno sostenere le famiglie degli studenti, quando riapriranno le scuole: “in tal caso - ha scritto il presidente Massimiliano Dona - le mascherine vanno distribuite gratuitamente dallo Stato, tramite le scuole. Non è accettabile che sulle famiglie gravi una spesa ulteriore, che andrebbe ad aggiungersi alla stangata che già devono sostenere per mandare i figli a scuola, tra libri, corredo, trasporto, mensa ”. “Considerando 200 giorni minimi di calendario scolastico ed una mascherina chirurgica al giorno si tratta di una batosta da 100 euro a studente, sempre se l’Iva sarà esclusa ed il prezzo resterà a 0,50 cent. Certo, le famiglie potranno anche optare per le mascherine di comunità lavabili o auto-prodotte, ma, per usare le parole dell’ISS, le prime funzionano impedendo la trasmissione, le seconde sono solo utili a ridurre la diffusione del virus ”.
Già in precedenza il Codacons, per bocca del suo presidente Carlo Rienzi, aveva proposto la gratuità delle mascherine a carico dello Stato, qualora il loro utilizzo fosse diventato obbligatorio: “se si impone l’obbligo delle mascherine a carico della collettività - spiegava Rienzi - non basta azzerare l’Iva e lo Stato dovrà garantire la gratuità delle stesse per tutti i cittadini perché, in caso contrario, vi sarebbe un evidente squilibrio a danno dei consumatori” .
Noi siamo dell'avviso che le mascherine, dal momento che sono obbligatorie per contrastare la diffusione del coronavirus, debbano essere equiparate a una sorta di medicine salva-vita e pertanto devono essere distribuite gratis dallo Stato. Onde evitare speculazioni e accaparramenti, occorre che i canali di distribuzione siano i più diffusi sul territorio, e chi meglio degli esercizi pubblici può garantirlo?
Come ha reso obbligatorio l'uso delle mascherine in luoghi che è impossibile non frequentare, con tutta la collettività che dovrà fornirsi di tali strumenti di protezione sanitaria, il governo deve farsene carico, garantendone la distribuzione gratuita in tutti gli esercizi pubblici.

20 maggio 2020