Esplodono le dimostrazioni contro il governo del dittatore Conte
Cortei e manifestazioni a Napoli per il lavoro e il reddito di emergenza
Manganellati disoccupati e giovani dei centri sociali

Redazione di Napoli
A Napoli, nel mese di maggio, importanti proteste per il lavoro e per avere il reddito di emergenza. Si sono pian piano allargate alla provincia partenopea con i primi sit-in operai come quello della Whirlpool presso lo storico stabilimento di via Argine, nella zona Est della città.
Con uno striscione di apertura “non pagheremo la vostra crisi”, sabato 23 maggio centinaia tra giovani dei centri sociali, disoccupati organizzati “7 novembre” e appartenenti ai Comitati territoriali di Bagnoli si sono dati appuntamento a piazza Dante per poi manifestare in via Toledo e giungere in piazza Matteotti. Durante il corteo, dopo un primo scontro verbale tra alcuni manifestanti e le “forze dell’ordine” del ministro dell’Interno Lamorgese, sono scoppiati tafferugli e volate manganellate. Tutto ciò non ha fatto disperdere il corteo, e i manifestanti, tornata la calma, sono riusciti ad arrivare a piazza Municipio per portare le loro giuste ragioni alla giunta arancione del neopodestà De Magistris.
Venerdì 22 maggio, invece, era stata la volta delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo che hanno presidiato, con un flash-mob silenzioso, diventato virale sul web, piazza Plebiscito, praticamente riempendola tutta grazie alle adesioni di numerosi artisti antifascisti tra cui ricordiamo i 99 posse, Daniele Sepe, Francesco Di Bella. Chiaro il comunicato dei promotori racchiusi nella sigla LLSC (Lavoratori e Lavoratrici Spettacolo Campania): “Alla luce dell’emergenza che ha sospeso il nostro lavoro fino a nuovo ordine, alla luce delle misure esposte nel Decreto Cura Italia e nel Decreto Rilancio, tutto il comparto delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo e della cultura manifesta unito per un reddito di continuità che traghetti il comparto culturale fino alla ripresa piena dei singoli settori e ne tuteli e garantisca l’esistenza, salvaguardando i rapporti di lavoro in atto, anche attraverso incontri politici e tecnici, quindi alla presenza di ministeri e Inps; per un tavolo di confronto e con un Coordinamento Nazionale”. Il responsabile LLSC, Matteo Garofalo, ha inoltre aggiunto che “sul piatto non c’è ancora niente: siamo in stato di agitazione. È stata inviata una lettera al ministro Dario Franceschini e al premier Conte perché le risorse messe in campo fino a questo momento sono assolutamente insufficienti e inutili per il nostro problema”.
Gli operai e le operaie della Whirlpool hanno lanciato on line una petizione contro la chiusura dello stabilimento, riprendendo di fatto la lotta venerdì 22 maggio. Una petizione che ha avuto un riscontro altissimo con ben 30mila firme e la promessa di organizzare a breve una protesta e riprendere il tavolo di trattative con il governo Conte. La chiusura dello stabilimento, infatti, porterebbe al conseguente licenziamento degli oltre 400 dipendenti, anche se l'ultimo tavolo tecnico, lo scorso 30 gennaio aveva “posticipato” la chiusura dal 31 marzo al 31 ottobre. Tra giugno e settembre, pertanto, si gioca una partita importantissima con la previsione di un'estate torrida per i lavoratori e le lavoratrici dello storico stabilimento napoletano.
Noi marxisti-leninisti non possiamo accettare le parole del prefetto napoletano Gabrielli che ha dichiarato che “non è ammissibile che una manifestazione sfoci in violenza gratuita” per quanto riguarda quella del 23 maggio. Sta di fatto che fino ad ora nulla si è fatto per venire incontro al proletariato e alle masse popolari in tema di reddito di emergenza (o di “quarantena” o di “continuità”) secondo le false promesse governative e dei decreti antipopolari che in nulla hanno risposto ai bisogni del popolo partenopeo e non solo.
 
 
 

27 maggio 2020