Sotto la presidenza di Di Maio e Pompeo riuniti i ministri degli Esteri della coalizione internazionale anti Stato islamico
I governanti imperialisti guidati dagli Usa ribadiscono l'impegno a “ottenere una sconfitta completa e duratura di Daesh/IS in tutto il mondo”
Faranno “ogni sforzo” affinché lo Stato islamico “non sia in grado di ricostruire alcuna enclave territoriale”
Chiediamo il ritiro immediato dell'Italia da questa guerra imperialista

 
Da quanto afferma il Comunicato congiunto della riunione virtuale della trentina di paesi che costituiscono il Gruppo ristretto della Coalizione Globale anti-Daesh del 4 giugno non risulterebbero apparentemente grosse novità dalla precedente del 19 aprile, se non la presa d'atto dell'inizio del superamento dello stallo dovuto alla crisi coronavirus quantomeno sui programmi di istruzione delle forze locali antiterrorismo in particolare in Iraq e la voglia della coalizione imperialista di riprendere appieno la sua attività con la prossima riunione tenuta regolarmente e non in videoconferenza in Italia. La Coalizione imperialista sostanzialmente ribadiva che la guerra contro formazioni sciolte dell'IS doveva continuare e che era determinata “sconfiggere Daesh/IS in Iraq e in Siria e a creare le condizioni per una sconfitta definitiva del gruppo terroristico in tutto il mondo”. Questo resta il compito principale della coalizione.
Ciò che emerge dalla riunione è un ruolo molto più attivo dell'imperialismo italiano nella cosiddetta guerra al terrorismo. Il secondo governo Conte ha dovuto segnare il passo sullo scenario libico, surclassato dall'entrata in campo della Turchia di Erdogan che ha tirato fuori dall'assedio a Tripoli il governo Serraj, alleato di Roma, e ribaltato i rapporti di forza rispetto a quello di Tobruk, ma non ha lasciato il suo ruolo di seconda potenza militare operativa nell'occupazione imperialista in Iraq, sotto la guida dell'imperialismo americano, e nella regione africana del Sahel, allineata alla direzione operativa dell'imperialismo francese. Con Trump in Medio Oriente, nella coalizione internazionale anti Stato islamico e con la Nato ora riorientate in funzione anti-iraniana, con Macron nella task force “Takuba” che opera nelle ex colonie francesi subsahariane per conto della Ue imperialista.
La riunione del 4 giugno copresieduta dal ministro degli Affari Esteri italiano Luigi Di Maio e dal Segretario di Stato americano Michael Pompeo ricordava l'eliminazione un anno fa dell'entità territoriale dello Stato islamico (IS) in Siria e Iraq, seppellito assieme a molte vittime civili dalla siriana Raqqa all'irachena Mosul finiti sotto la pioggia di bombe dell'aviazione imperialista, di Usa, Francia e Gran Bretagna in particolare.
I ministri imperialisti salutavano la presenza del nuovo Primo ministro iracheno Kadhimi, l'esponente gradito agli Usa che allontanando ogni ipotesi di cacciata dei militari stranieri dal paese chiesto dal parlamento di Baghdad nel gennaio scorso dopo l'assassinio del generale iraniano Solemaini ha confermato la necessità della permanenza delle forze della Coalizione. La questione dei rapporti col governo iracheno sarà comunque gestita direttamente dall'imperialismo americano con il vertice in videoconferenza dell'11 giugno tra Pompeo e l'iracheno Abdul Karim Hashim, viceministro degli Esteri. La Casa Bianca confermava di voler ridurre il numero di soldati nelle basi irachene fino a una presenza che comunque garantisca la stabilità del governo di Baghdad rispetto alle azioni delle formazioni residue dello Stato islamico e per tenere a bada l'influenza iraniana.
La necessità che la trentina di paesi facciano “ogni sforzo” affinché lo Stato islamico “non sia in grado di ricostruire alcuna enclave territoriale” e possa minacciare anzitutto il governo amico di Baghdad, o “di continuare a minacciare la nostra patria, il nostro popolo e i nostri interessi” era ribadita nel comunicato congiunto, seguendo la inaccettabile logica imperialista per la quale i soldati della coalizione non sarebbero un esercito occupante, come in realtà sono dopo aver abbattuto il regime di Saddam, ma anzi i “liberatori” e i popoli dei paesi sottomessi non avrebbero neanche il diritto di difendersi, combattere contro l'occupazione e rispondere con le armi. Questo e non altro hanno fatto i militanti dello Stato islamico anche nell'ultimo mese con attacchi in varie parti delle regioni irachene, da quelle al confine con la Siria a Mosul, alla centrale provincia di Kirkuk contro i quali sono intervenuti aerei britannici, francesi e americani, rivelava l'ambasciatore James Jeffrey, il rappresentante speciale degli Stati Uniti per l'impegno in Siria e inviato speciale presso la coalizione globale per sconfiggere IS, nella conferenza stampa a fine riunione. Si tratta di una guerra tuttora in corso; secondo l’agenzia di stampa turca Anadolu i combattenti dell'IS in Iraq e Siria sarebbero ancora tra i 15 e i 20 mila. Ma l'azione necessaria per sottrarsi alle “minacce dei terroristi” è quella di cessare di combatterli a casa propria, ritirare i militari occupanti, uscire da questa guerra imperialista e porre fine alle devastazioni e massacri di questa guerra che insanguinano da decenni la regione e sono oltretutto anche la causa che ha provocato, per reazione, la nascita dello Stato islamico stesso. Chiediamo il ritiro immediato dell'Italia da questa guerra imperialista.
L'opposto di quanto prospetta lo sviluppo dell'azione della Coalizione a guida Usa che, come dichiarava il segretario di Stato Pompeo, “non vedono l'ora di riprogrammare il nostro evento per contribuire a portare una lotta coordinata all'IS in Africa occidentale”. Questo sarà l'oggetto del prossimo vertice in Italia con la seduta plenaria degli 82 membri della Coalizione; l'imperialismo italiano intanto si porta avanti.
Nel suo intervento il ministro Di Maio ricordava “l'incessante impegno dell'Italia nella lotta al terrorismo” nella regione mediorientale e auspicava il coinvolgimento della Coalizione anti-Daesh nella regione dell'Africa occidentale e del Sahel. Due zone che sono tra i principali luoghi di intervento delle missioni militari dell'imperialismo italiano, missioni riconfermate nel decreto governativo di rifinanziamento dello scorso 21 maggio e attualmente in discussione in parlamento.
Il documento conferma il mantenimento degli oltre mille soldati e i mezzi militari presenti in Iraq e Kuwait, cui si somma lo schieramento di batterie missilistiche in Kuwait, e la posizione di secondo paese imperialista occidentale dopo gli Usa. A difesa della diga di Mosul e per addestrare le forze governative irachene e curde, e per far fronte alle “nuove esigenze operative dettate dallo sviluppo della campagna militare e del deteriorarsi del quadro regionale che risente della crescente assertività iraniana”. Dà il via libera alla Task Force Takuba a guida francese che opera in Niger e Mali, con i militari italiani finora appoggiati agli americani di Africom che agiranno per “supportare le forze armate e le forze speciali locali nel potenziamento delle capacità di contrasto alle minacce per la sicurezza derivanti da fenomeni di natura terroristica transnazionale e/o criminale”.
L'Italia imperialista di Conte e Di Maio è impegnata in prima linea in questa guerra imperialista condotta dalla Coalizione Globale anti-Daesh/IS, una guerra di aggressione e di occupazione che risponde unicamente alla necessità dei paesi imperialisti di depredare delle loro ingenti risorse e controllare militarmente oltreché economicamente e politicamente medio Oriente e nord Africa e di annientare e distruggere qualsiasi resistenza condotta dai combattenti islamici antimperialisti. Ecco perché noi marxisti-leninisti chiediamo a gran voce il ritiro immediato dell'Italia da questa guerra imperialista, senza se e senza ma.

17 giugno 2020