Alla caccia del PKK
L'esercito turco invade il Kurdistan iracheno
Proteste formali del governo iracheno e della Lega araba

 
Secondo il comunicato del 17 giugno del ministero della Difesa di Ankara “l'operazione aerea in corso nelle regioni irachene settentrionali di Sinjar, Qandil, Karacak, Zap, Avasin-Basyan e Hakurk per assicurare la sicurezza del popolo della Turchia e dei confini del paese neutralizzando il PKK e altre organizzazioni terroriste“ si svolgerebbero in base al “diritto all'autodifesa derivante dal diritto internazionale”. In altre parole sarebbero più che legittimi l'attacco aereo nel nord dell'Iraq e il successivo ingresso delle truppe nel Kurdistan iracheno per distruggere le basi delle formazioni militari del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e non una inaccettabile invasione, una palese violazione dei diritti del popolo curdo e del diritto internazionale. Due giorni dopo il portavoce del ministero degli Esteri turco ricordava che i bombardamenti aerei e l'operazione di terra, denominate Artiglio d'aquila e Artiglio di tigre, erano dirette solo contro il PKK, una organizzazione che “minaccia non solo la sicurezza nazionale della Turchia ma anche l’integrità territoriale dell’Iraq”, sollecitando la collaborazione del governo di Baghdad. Sembra un paradosso che il fascista Erdogan colpisca il nord dell'Iraq e invada il Kurdistan iracheno e poi per coprirsi cerchi di passare per “liberatore” e chieda la collaborazione al paese invaso, ma almeno in parte non lo è.
Il da poco insediato governo di Baghdad, gradito agli occupanti imperialisti americani e guidato da Mustafa al-Kadhimi, ha protestato con la convocazione dell'ambasciatore turco dopo i primi bombardamenti, assieme al segretario Ahmed Aboul Gheit della Lega Araba che ha denunciato la violazione della sovranità irachena. Tutto qui, niente a invasione e scontri ancora in corso dopo una settimana. Ancora più significativo il silenzio dell'amministrazione curda della regione autonoma del Kurdistan iracheno invaso, i cui dirigenti filoamericani sono legati a doppio filo col fascista Erdogan e da un trentennale patto anti PKK con la Turchia. Proteste anche da Arabia Saudita e Egitto ma sostanzialmente perché fanno parte della cordata sunnita concorrente di Ankara per l'egemonia locale nella regione e in Libia.
L'Unione delle organizzazioni curde vicine al PKK che combattono in Turchia, nel nord dell'Iraq, della Siria e dell'Iran ha denunciato che l'attacco dell'esercito turco iniziato coi primi bombardamenti del 15 giugno, che hanno provocato numerose vittime civili, farebbe parte di un piano precedentemente elaborato che il capo dei servizi di Erdogan avrebbe discusso l'11 giugno con il governo federale iracheno e con il governo regionale del Kurdistan di Masrour Barzani durante una visita segreta. Così come sarebbero state informate prima dell'attacco sia la Coalizione internazionale contro l’ISIS che la Russia, e il loro silenzio e il fatto che non si siano opposte all’uso dello spazio aereo iracheno significano che approvano l’attacco. Una conferma del largo fronte imperialista che si oppone alla realizzazione dei diritti del popolo curdo, compresi gli “alleati” Usa nella guerra allo Stato islamico.
Non c'è dubbio, come denuncia l'organizzazione curda, che la Turchia stia intensificando la sua occupazione di terre siriane e irachene, incoraggiata dal silenzio complice di organizzazioni internazionali quali Nazioni Unite, UE, Organizzazione per la Cooperazione Islamica e con l'obiettivo di rendere permanente la sua occupazione dei territori di confine col Rojava nella Siria settentrionale e della “zona cuscinetto” larga da 35 a 40 chilometri che inizia dalla città martire yazida di Sinjar presso il confine siriano e che sta realizzando con questo attacco nel Kurdistan meridionale; una striscia di territori contigua a quella siriana che inizia a Ovest dal cantone curdo di Afrin occupato nel gennaio 2018 e che di fatto sposterebbe tutti i confini meridionali della Turchia di alcune decine di chilometri all'interno di Siria e Iraq e fino al confine con l'Iran. In Siria con l'avallo degli imperialisti russi che difendono il regime di Assad, in Iraq senza opposizione degli imperialisti americani e la copertura dei peshmerga curdi di Barzani.
L'imperialismo turco ha mostrato tutta la sua abilità nel gestire alleanze variabili a seconda della sua convenienza con le altre potenze imperialiste locali e mondiali, alleanze che gli hanno permesso senza colpo ferire di dare vita a una pesante repressione interna contro qualsiasi opposizione e a una serie di aggressioni su più fronti che un forte esercito come quello di Ankara, il secondo della Nato dopo quello Usa, può sostenere contemporaneamente, dalla regione siriana di Idlib, ai territori curdi siriani del Rojava, alla Libia dove ha ribaltato la situazione a favore del governo di Tripoli fino al nuovo fronte aperto in Iraq e nel Kurdistan iracheno.
I curdi che resistono all'aggressore turco denunciano che Erdogan nel realizzare il suo sogno di ripercorrere le strade dell'impero ottomano minaccia di genocidio tutti i
popoli e tutte le minoranze etniche e religiose presenti in Kurdistan, curdi, assiro-caldei, cristiani, yazidi, musulmani, chiedono solidarietà alla loro causa e una condanna della Turchia che sta commettendo crimini di guerra e crimini contro l’umanità in Siria, Iraq e Libia. Solidarietà a cui ci associamo e che è espressa in diverse manifestazioni anche in Italia che intanto hanno il merito di rompere la cappa di silenzio sulle vicende curde stesa dagli imperialisti complici di Ankara.

24 giugno 2020