Su iniziativa di Soumahoro, dirigente Usb e leader dei braccianti
Importante manifestazione degli “Stati Popolari”
Tanti partecipanti, tra cui il PMLI. Molte le bandiere ma vietate quelle di partito
Ma la piattaforma riformista e interclassista non può risolvere le disuguaglianze e l'insicurezza sociale denunciate

Domenica 5 luglio Piazza San Giovanni a Roma è stata teatro di un'importante iniziativa denominata “Stati popolari”. Un nome scelto in evidente polemica agli “Stati generali” convocati dal governo Conte e conclusosi alcuni giorni fa, sempre nella capitale. Un summit verticistico, quello di Villa Pamphili, che ha presentato un piano per il superamento della crisi da Covid-19 palesemente sbilanciato a favore delle imprese capitalistiche a cui si è voluto contrapporre una iniziativa di segno opposto, dove si possa far sentire la voce degli sfruttati e degli oppressi, e trovino cittadinanza le rivendicazioni e le esigenze degli strati popolari del nostro Paese.
La manifestazione è stata promossa da Aboubakar Soumahoro, dirigente dell'Unione Sindacale di Base (Usb) che da anni sostiene le lotte dei migranti impiegati nelle campagne italiane. Lavoratori sfruttati in maniera schiavistica dalla filiera agroalimentare nazionale, senza contratto, al nero, pagati pochi spiccioli per far guadagnare gli imprenditori agricoli e allo stesso tempo offrire prodotti appetibili alle voraci aziende della grande distribuzione organizzata (gdo) che richiedono merci a prezzi sempre più bassi. Costretti a vivere in miserevoli baraccopoli, senza assistenza sanitaria e privi di qualsiasi diritto. Presente in piazza la Cellula “Rivoluzione d’Ottobre” di Roma del PMLI ma gli organizzatori gli vietano di partecipare con le nostre bandiere rosse (si legga articolo a parte).
Anche se ci sono altre personalità e organizzazioni che hanno aderito agli “Stati popolari” quella di Soumahoro è la faccia più conosciuta perché oramai il sindacalista di origini ivoriane è un leader riconosciuto dei lavoratori che si spezzano la schiena nei nostri campi. Da alcuni anni lavora nel Coordinamento Agricolo dell'Usb, e assieme al suo sindacato è in prima fila nelle lotte di quei braccianti, mentre Cgil-Cisl-Uil non hanno un gran seguito tra i migranti per il disinteresse mostrato nei loro confronti, che ha lasciato campo aperto a mafia, caporalato e imposizioni della gdo, solo in tempi recenti i confederali stanno cercando di recuperare terreno.
Sul sito “Stati popolari” l'appello a partecipare all'iniziativa portava la sua firma, mentre è stato difficoltoso conoscere gli altri partecipanti. Oltre all'Usb, hanno aderito alcune associazioni che riuniscono i ciclofattorini che portano il cibo a domicilio come la Riders Union Bologna, l'ong che si occupa di soccorso in mare Mediterranea Saving Humans, alcuni Collettivi di varie zone d'Italia, le Sardine , resuscitate dopo mesi di silenzio assoluto, mentre hanno espresso il loro sostegno alla mobilitazione il sindaco PD di Milano Beppe Sala, la vice presidente dell'Emilia- Romagna Elly Schlein e, sempre del PD, la presidente Valentina Cuppi e Gianni Cuperlo. Nella piazza si sono poi visti sopratutto braccianti migranti e giovani precari. Pochissime le bandiere, forse per precise indicazioni degli organizzatori.
In centinaia sono giunti i raccoglitori di Borgo Mezzanone (Foggia) e sul palco della manifestazione hanno fatto sentire la loro voce descrivendo le loro condizioni di vita e di lavoro assieme agli interventi dei rider, delle lavoratrici dei call center, dei precari della scuola, delle partite iva, dei rappresentanti dei disabili, del mondo dell'informazione e dello spettacolo tutti uniti, nonostante le provenienze diverse, da un posto di lavoro e da un salario misero e sempre incerto. Toccanti anche gli interventi dei lavoratori di aziende in crisi e/o a rischio chiusura coma la Whirlpool, Alitalia, ex-Ilva.
Nell'intervento conclusivo Soumahoro, tra una citazione di Camus e una di Pertini e riferimenti alla Costituzione, ha fatto alcune proposte concrete: un Piano per l'emergenza lavoro, un Piano nazionale per l'edilizia popolare, la riforma della filiera del cibo, il cambiamento delle politiche migratorie, l'abolizione dei decreti “sicurezza” e della legge Bossi-Fini. La sue richieste legate alle lotte sindacali e alle condizioni dei migranti sono da sottoscrivere.
Non possiamo che unirci a coloro che plaudono alla perseveranza e al coraggio dimostrato fin qui da Aboubakar Soumahoro nel denunciare la vera e propria condizione di schiavitù dei lavoratori africani e di altre nazionalità e ricordiamo benissimo la sua presenza in mezzo ai braccianti del Foggiano e della Locride in lotta per i diritti e la dignità, o l'essere stato tra i principali organizzatori dello sciopero del 21 maggio scorso, uno dei più rilevanti nel periodo della pandemia.
Ci trova perfettamente d'accordo la sua denuncia della “regolarizzazione delle braccia” voluta dalla ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, pensata per le esigenze contingenti delle aziende e non per quelle dei migranti, che durante la pandemia da Coronavirus avrebbero avuto diritto alla sanatoria innanzitutto allo scopo di potersi prendere cura della propria salute e di quella pubblica, come ogni altro cittadino italiano. Insomma, le battaglie portate avanti da Soumahoro e dall'Usb in difesa dei lavoratori, migranti o autoctoni che siano, sono condivisibili.
Il discorso è del tutto diverso quando andiamo analizziamo il suo progetto politico e programmatico, il come e con quali mezzi cambiare la società. Perché gli “Stati popolari” travalicano l'ambito sindacale e pongono una prospettiva e una proposta più generale su cui dissentiamo completamente. Siamo ancora in una fase embrionale, ma l'ambizione di Soumahoro, per altro nemmeno nascosta, è quella di porsi come un punto di riferimento, non solo per i braccianti, ma per un più ampio “popolo della sinistra”. Al riguardo la stessa scelta di S.Giovanni, piazza storica di grandi manifestazioni sindacali e politiche del movimento operaio, democratico e progressista, ha un chiaro significato simbolico.
Un'operazione per certi versi analoga a quella tentata pochi anni fa dall'attuale segretario generale della Cgil Maurizio Landini, allora a capo della Fiom, che con la sua “Coalizione sociale” (poi abortita) voleva collegare i movimenti di lotta esistenti nel Paese, ma anche offrire un nuovo contenitore per raggruppare l'elettorato che non si sentiva rappresentato dai partiti della “sinistra” borghese attualmente in parlamento.
Non ci meraviglia più di tanto questo approdo da parte di Soumahoro perché nei suoi libri, interventi televisivi e interviste ha chiaramente fatto capire quali sono le figure che hanno influenzato il suo pensiero: Gramsci, Camus, Di Vittorio, o il meno famoso sociologo francese Robert Castel, senza dimenticare papa Bergoglio, citato spesso nei suoi interventi e nei suoi scritti. E la sua proposta di un “cambiamento” della società risente inevitabilmente dell'umanitarismo di questi personaggi riformisti, cattolici.
Infatti quando si vanno a individuare le linee guida che devono ispirare gli “Stati popolari” si deraglia immediatamente nel riformismo e nel solidarismo cattolico. Sul suo appello “Invisibili d'Italia, uniamoci”, sponsorizzato dal settimanale L'Espresso e personalmente dal direttore Damilano (dove tiene una rubrica periodica e che gli ha dedicato la copertina il giorno stesso della manifestazione), che si apre con una citazione di papa Bergoglio, ci sono due punti preliminari, e il secondo dice: “perseguire l’egemonia culturale e non inseguire la contrapposizione sociale. Riusciremo a superare quest’ultima, se sapremo domare le nostre disarmoniche discordie per creare armoniose sinfonie d’unione”. Il solidarismo interclassista contrapposto alla lotta di classe per l'emancipazione.
Si tratta di un altro riferimento a Gramsci, che Soumahoro usa anche per invocare l'unità degli “invisibili”, cioè dei supersfruttati, ma che sembra allo stesso tempo una dichiarazione di rifiuto della lotta di classe come stella polare che orienta le battaglie sociali. Impressioni riconfermate dopo aver ascoltato il suo discorso del 5 luglio in Piazza S.Giovanni che si concludeva con queste eloquenti parole: “non vogliamo distruggere ma costruire, non siamo la piazza della protesta ma della proposta”.
Concetti già espressi dopo essersi incatenato davanti a Villa Pamphili durante gli “Stati generali dell'economia” e aver ottenuto di essere ricevuto da Conte (poi invitato a venire in Piazza S.Giovanni). Soumahoro aveva lanciato un appello per gli “Stati popolari” intriso di riformismo e interclassismo. I mali del nostro Paese non venivano individuati nel capitalismo e nella dittatura borghese, ma nella “burocrazia politica”, “nell'individualismo”, “nell'uso distorto dei social media ”, che vanno combattuti con una “nuova solidarietà”, “la coesione sociale”, la “felicità collettiva”. Si denunciano le conseguenze del sistema ma non la cause. Non s'immagina neppure una società diversa, il socialismo, che soppianti il capitalismo, ma solo delle correzioni dei suoi aspetti peggiori. Un film già visto con un finale scontato, dove gli sfruttati rimarranno con in mano un pugno di mosche.
Noi marxisti-leninisti, come del resto facemmo con Landini ci comporteremo allo stesso modo: come sostenemmo l'ex segretario Fiom nella sua battaglia contro il “modello Marchionne” e in difesa dall'articolo 18, prendendo invece le distanze dal suo tentativo di dar vita alla “Coalizione sociale”, allo stesso modo adesso sosteniamo Soumahoro nelle battaglie in favore dei braccianti, dei migranti e dei lavoratori precari, ma certamente non lo seguiremo se anche lui cercherà di dar vita a un progetto che prevede un nuovo contenitore (partito, movimento, organizzazione che sia) che abbia lo scopo di ingabbiare i lavoratori, compresi migranti e precari, nel capitalismo e nella Costituzione del '48. Per noi la via maestra rimane quella dell'Ottobre e del socialismo, della conquista del potere da parte del proletariato.
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8 luglio 2020