Conte non ha ottenuto la grazia nel pellegrinaggio europeo

 
In vista del prossimo consiglio europeo del 17-18 luglio, il primo sotto la presidenza di turno tedesca e che dovrebbe quantomeno mettere un punto fermo nei complessi negoziati sulle modalità d'uso dei fondi speciali che saranno stanziati dall'Unione europea (Ue) nel bilancio pluriennale che parte dal 2021, il presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte ha compiuto in pochi giorni un vero e proprio pellegrinaggio affinché sia presa una decisione entro l'estate e affinché sia messa nel piatto una cifra sostanziosa, parte a fondo perduto e parte da restituire ma senza le consuete condizioni capestro. Il bilancio del giro europeo concluso il 13 luglio col breve incontro nel castello di Meseberg, nel Brandeburgo, con la cancelliera Angela Merkel non si può dire positivo: Conte non ha ottenuto la grazia sperata e resterà sulla graticola fino al vertice di Bruxelles.
La prima parte del pellegrinaggio di Conte si è svolta in casa di Portogallo e Spagna, i paesi in condizioni disastrose quanto l'Italia a seguito del coronovirus, più degli altri bisognosi del pacchetto da 750 miliardi di euro di aiuti comunitari e alleati nel fronteggiare le posizioni del gruppo di paesi guidati dall'Olanda che non hanno intenzione di mollare neanche uno dei vantaggi di cui godono dai meccanismi finanziari comunitari e disposti solo alla concessione di prestiti e a caro prezzo.
Conte era in Portogallo il 7 luglio e nella conferenza stampa congiunta con il collega portoghese Antonio Costa insisteva sul fatto che “dobbiamo convincere qualcuno che occorre reagire perché questa crisi rischia di distruggere il mercato unico, perché se alcuni Paesi avranno maggiore difficoltà tutti gli altri ne risentiranno”. Una posizione sostenuta in tutto e per tutto da Costa che insisteva sulla necessità di “chiudere l’accordo a luglio”.
“Abbiamo bisogno di una ripresa economica non solo dei nostri Paesi ma per l’Ue. Non ci saranno vincitori e vinti”, sosteneva Conte, “o ne usciamo tutti insieme o non ne esce nessuno”, aggiungeva Costa. Il ritornello era ripetuto a due voci l'8 luglio a Madrid da Conte e dal presidente del consiglio spagnolo Pedro Sanchez: “si chiuda l’accordo entro fine luglio“, “qui è in gioco il mercato unico, senza una risposta forte e coordinata Ue lo distruggeremmo, distruggeremmo le catene di valore europee. Ecco perché l’Europa deve agire unita”, sostenevano i due nella conferenza stampa congiunta a fine incontro. Ma la filosofia del siamo tutti sulla stessa barca, pur accompagnata dal grido di guerra “noi ci batteremo perché il prossimo Consiglio Ue sia risolutivo (Conte, ndr)” non apriva nessun passaggio nelle acque dove nuotano gli squali imperialisti, che seppur alleati nella Ue imperialista sono pur sempre concorrenti e ciascuno attento al proprio tornaconto.
Se il buongiorno si vede dal mattino, i segnali per il fronte dei paesi del Sud-Europa nell'immediato non erano positivi, la loro intesa non funzionava neanche per la nomina del nuovo responsabile dell'Eurogruppo. La candidata spagnola Nadia Calvino, appoggiata dall’asse Spagna-Italia-Portogallo e dalla Francia, pur data per favorita era battuta il 9 luglio dal ministro irlandese dell’economia, Paschal Donohoe, candidato di un paese critico verso la proposta del pacchetto da 750 miliardi di euro della Commissione.
Al primo appuntamento in campo avverso, l'11 luglio all'Aja col premier olandese Mark Rutte, Conte raccoglieva solo formali complimenti e doveva registrare che le divergenze restavano tali. La posizione di Rutte in sintesi era quella di meno soldi al fondo e niente regali ma prestiti da restituire.
Complimenti, financo elogi, Conte li raccoglieva il 13 luglio dalla cancelliera Merkel che partiva dalla necessità dei partner europei di reagire “in modo solidale” verso i paesi più colpiti dal covid-19 ma senza regali per nessuno e metteva nel piatto la proposta della Commissione presentata il 10 luglio dal presidente del Consiglio Ue Charles Michel al termine di un giro di consultazioni tra i 27. “Il piano prevede che i Paesi trattino con la Commissione su come questi fondi vengano spesi e alla fine il Consiglio deve decidere con maggioranza qualificata. Mi sembra una buona soluzione che io potrei sostenere”, sottolineava la Merkel, “Giuseppe Conte ha dimostrato di essere proattivo con la sua agenda di riforme”. Lo vedremo in seguito se Conte sia stato proattivo, capace di intervenire in anticipo per prevenire situazioni o problemi futuri, e naturalmente con un piano che punta a salvare il collo ai capitalisti italiani a scapito dei lavoratori e delle masse popolari. Ma prima dovrà comunque passare dalle forche caudine della Commissione.
La proposta avanzata da Michel è “un buon punto di partenza“, ma “ci sono alcune criticità che affronteremo a partire da venerdì”, abbozzava Conte, che ripeteva “l’Italia accetta che vi sia un monitoraggio” sulla qualità della spesa ma non altri controlli e condizionamenti. E via verso il vertice del 17 luglio, “un momento storico di estrema importanza, non solo per l’Italia, per la Germania ma per l’Europa intera”.

15 luglio 2020