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I padroni vogliono dettare le leggi per scaricare sui lavoratori la crisi della pandemia

di Alessandro Bonsignori e Federico Giusti del Sindacato di base - Pisa
I padroni stanno premendo ogni giorno per cancellare il blocco dei licenziamenti fin dalla sua scadenza prevista per metà agosto e vogliono impedire che il decreto governativo di fine luglio lo reiteri fino a tutto il 2020.
Il blocco dei licenziamenti è stato deciso come misura eccezionale per la pandemia, corriamo il rischio di trovarci in autunno con migliaia di licenziamenti soprattutto negli appalti. Sono a rischio 1 milione-1,5 milioni di posti di lavoro per non parlare della ennesima controriforma in materia di lavoro richiesta dalla Ue come merce di scambio per accedere ai fondi europei.
I padroni provano a dettare le loro linee, ad esempio far ricadere i costi della crisi interamente sulla fiscalità generale e sulle casse statali con l'assegno della Naspi e la sospensione dei contratti in essere. In alternativa propongono la trasformazione di tanti contratti full time in part time con una secca perdita di potere di acquisto dei salari che tra pochi anni si tradurrà in assegni previdenziali ancora più bassi di quanto saranno con il calcolo contributivo.
I sindacati complici sono letteralmente sulla difensiva, hanno già contrattato una linea arrendevole in cambio di rinnovi contrattuali al ribasso che sposteranno per altro quote rilevanti del salario verso il secondo livello di contrattazione, tra deroghe contrattuali e il diseguale scambio tra benefit e salario.
Invece di potenziare la sanità e l'istruzione pubblica, invece di rafforzare il potere di acquisto delle future pensioni vanno costruendo le premesse per potenziare sanità e previdenza integrativa. Una merce di scambio per la pace sociale del tutto inaccettabile.

29 luglio 2020