I governanti imperialisti di Grecia e Ue se ne fregano dei profughi
La vergogna di Lesbo
I profughi abbandonati per giorni per strada senza cibo e acqua dopo la distruzione del campo di Moria

 
Nella notte tra l’8 e il 9 settembre un incendio distruggeva il campo profughi di Moria, il più grande d’Europa, sull’isola greca di Lesbo di fronte alle coste turche dove oltre 12 mila profughi, di cui quattromila minori, cercavano di sopravvivere in una struttura senza neanche un presidio sanitario, costruita per 2 mila persone in attesa di avere il permesso di asilo. I profughi sono stati abbandonati per giorni dal governo guidato da Kyriakos Mitsotakis a dormire sul ciglio della strada, in ripari di fortuna, senza cibo e acqua lungo la strada principale verso il vicino porto di Mitilene dove venivano bloccati dai poliziotti in tenuta antisommossa che più volte li aggredivano per impedire che arrivassero in città.
Ci vorranno alcuni giorni per preparare una soluzione alternativa temporanea, una tendopoli all’interno di una ex base militare e quindi chiusa da una recinzione. Una prigione. Ai profughi che chiedevano di essere lasciati liberi di andarsene il governo rispondeva che chi non avesse accettato di entrare nella tendopoli avrebbe visto bloccata la procedura per la richiesta di asilo, una proposta beffa dato che ottenere quel permesso è già un miraggio per i profughi che sono bloccati a Lesbo da molti mesi in attesa dell'esame della richiesta di asilo e che da gennaio scorso è ancora più difficile da ottenere per la nuova legge varata dall'esecutivo. In pochi hanno accettato di entrare nella tendopoli, peraltro in grado di ospitare fino a tremila persone, un quarto dei profughi presenti nel vecchio campo di Moria.
Gli operatori umanitari che lavorano all'assistenza ai profughi denunciavano che la costruzione del nuovo campo “è una punizione collettiva”, niente affatto temporanea, perché il governo greco ha affittato il campo di Kara Tepe per cinque anni, e che tutti i rifugiati, compresi quei pochi che hanno già visto accolta la domanda di asilo non possono lasciare l’isola. Senza contare che il governo di destra di Mitsotakis dal marzo scorso respinge sistematicamente le imbarcazioni di migranti che dalla vicina costa della Turchia cercano di arrivare nelle isole greche, in aperta violazione del diritto internazionale.
Il campo di Moria era stato costruito nel 2015 coi finanziamenti della Ue e secondo il progetto previsto dall’Agenda europea sulle migrazioni doveva accogliere i profughi, in gran parte siriani, provenienti dalla Turchia via mare per i pochi giorni necessari all'identificazione prima di essere trasferiti sulla terraferma e in altri paesi Ue attraverso i ricollocamenti. Finita la fase principale dell'emergenza profughi causata dalla guerra imperialista in Siria, la Ue ha formalmente sospeso l'insufficiente programma dei reinsediamenti, ha di nuovo tirato su il muro verso profughi e migranti, chiuso la via dei Balcani e il suo accesso dalle isole della Grecia dove i campi sono diventati carceri a cielo aperto. E dove la crisi sanitaria per il coronavirus ha fatto esplodere la protesta che ha appena scosso la criminale indifferenza de governanti imperialisti di Grecia e Ue.
“Ricreare una seconda Moria non è una soluzione per Lesbo. L’Europa dovrebbe lavorare a un sistema rapido e decente di elaborazione delle richieste d’asilo e un sistema di accoglienza che offra condizioni umane per il tempo in cui le persone sono in attesa di una risposta”, ribadiva il coordinatore dei progetti di Medici senza frontiere a Lesbo. Ma l'unione europea imperialista non ha intenzione di modificare la sua politica dei muri e dei respingimenti verso profughi e migranti.
A fronte della vergognosa situazione di Lesbo, la Francia, la Germania e altri otto Paesi europei promettevano di accogliere alcune centinaia dei minori dell'ex campo di Moria, forse un decimo dei circa 4 mila presenti. Il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer definiva "una tragedia umanitaria" la situazione dei dodicimila migranti rimasti senza un tetto sotto il quale dormire "ma la cosa più importante è aiutarli in loco", in una nuova prigione, aggiungeva. Non accoglierli. E rimandava la questione all'adozione del nuovo Patto europeo sull’immigrazione, in discussione da mesi.

30 settembre 2020