Si scontrano in armi per il Nagorno Karabakh
Guerra tra Armenia e Azerbaigian
La Russia sta con l'Armenia, la Turchia con l'Azerbaigian

 
La guerra nel Caucaso meridionale tra l'Armenia che difende i territori occupati nel primo scontro di quasi trenta anni fa e l'Azerbaigian che li vuole riprendere e vuole avere il pieno controllo della regione autonoma armena del Nagorno Karabakh, autoprocalmatosi indipendente, è scoppiata di nuovo il 27 settembre lungo tutta la linea di confine tra i due paesi. Sotto il tiro delle forze azere è finita in particolare la capitale dell'enclave separatista armena Stepanakert; si contano decine di morti e feriti, un cessate il fuoco sembra ancora lontano e si sentono molto più forti i proclami di guerra fra le accuse reciproche di aver dato inizio alle ostilità tra il governo armeno di Erevan e quello azero di Baku che hanno proclamato la legge marziale e mobilitato i riservisti.
L'Unione Europea ha chiesto il cessate il fuoco, l'Iran confinante con i due paesi in guerra si è offerto come mediatore. Nessun effetto hanno avuto finora col presidente turco Erdogan che ha riarmato l'alleato Azerbaigian, accusava l'Armenia di essere “la più grande minaccia per la pace nella regione” e assicurava al presidente azero Ilham Alijev che “la nazione turca si pone con tutti i suoi mezzi a fianco dei suoi fratelli e sorelle dell'Azerbaigian”. Un pronunciamento che abbiamo già sentito rivolto al governo libico di Tripoli di al Serraj che ha accompagnato l'intervento militare turco in Libia. Da Mosca il presidente russo Vladimir Putin lanciava un appello per evitare un’escalation del conflitto in Transcaucasia, alle porte di casa, tra il suo partner economico azero e l'alleato militare armeno. L'Armenia fa parte dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (Csto, nella sigla inglese) l'alleanza militare nata nel 2002 che raggruppa alcune nazioni della dissolta Urss rimaste nell'orbita di Mosca. Della Csto facevano parte anche Georgia e Azerbaigian, uscite assieme all’Uzbekistan nel 1999 sotto la pressione dell'imperialismo americano che avrebbe voluto inglobarle nella Nato; sono ancora in lista di attesa ma intanto militari dei due paesi hanno partecipato ai contingenti Nato in Afghanistan e Kosovo. La Csto, come la Nato, prevede che se il territorio di un paese membro fosse invaso scatterebbe automaticamente un intervento militare collettivo.
Al momento il portavoce del Presidente della Federazione russa, Dmitrij Peskov, ha annunciato il 6 ottobre che Mosca è pronta a inviare le sue forze di pace nel Nagorno-Karabakh, col consenso di Armenia e Azerbaigian. E ovviamente quello della Turchia, se riuscirà a replicare il modello dell'intesa con Ankara in Libia e Siria, e senza scontentare l'altra potenza egemone locale presente nel conflitto, un altro attore imperialista che lavora dietro le quinte, i sionisti di Tel Aviv, aggiuntosi ai "vecchi" contendenti.
Sui paesi della regione caucasica non più dominati dallo zar, alla fine della prima guerra mondiale imperialista si allungarono le attenzioni della Gran Bretagna e dello sconfitto Impero ottomano che tentarono di prendersene una parte anche con l'intervento militare diretto durante la guerra tra il 1918 e il 1920 tra la Repubblica democratica di Azerbaigian, che aveva chiesto l'aiuto turco, e la Repubblica democratica di Armenia. L'obiettivo dei due paesi imperialisti era quello di prendere il posto dell'impero russo caduto sotto i colpi della Rivoluzione d'Ottobre prima che i popoli della regione riuscissero a costituire delle repubbliche sovietiche indipendenti. La fondazione il 28 aprile 1920 della Repubblica socialista sovietica Azera segnò la sconfitta degli appetiti imperialisti, seguita dalla fondazione delle altre repubbliche socialiste sovietiche nei paesi caucasici e dalla costituzione di una serie di territori autonomi come quello del Nagorno-Karabakh, creato il 7 luglio 1923 all'interno della Repubblica Socialista Sovietica Azera popolato prevalentemente da armeni ma senza collegamenti territoriali diretti con l'Armenia. Una soluzione che garantiva l'indipendenza delle diverse nazionalità e impediva ulteriori ingerenze esterne imperialiste.
Non sono poche le fonti anticomuniste e trotzkiste che fanno risalire a questa suddivisione territoriale gestita da Stalin le origini dello scontro attuale, con una rilettura di comodo della storia che non spiega come questa soluzione ha tenuto fino a quando le spinte centrifughe nell'Urss socialimperialista hanno riaperto a fine anni '80 le vecchie contraddizioni tra le borghesie nazionali. Fino a quando il cemento dell'unità delle repubbliche sovietiche nella costruzione del socialismo, già incrinato a partire dall'azione del revisionista Krusciov, è stato definitivamente sbriciolato da Gorbaciov: il 26 dicembre 1991 il Soviet Supremo decideva di sciogliere formalmente l'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. Che non esistevano più da mesi e avevano proclamato l'indipendenza, il Nagorno-Karabakh il 2 settembre 1991, l'Armenia il 21 settembre 1991 e l'Azerbaigian il 18 ottobre 1991. L'Azerbaigian non riconobbe l'indipendenza della regione azera e ne cancellò anche i diritti di regione autonoma. Seguì il primo conflitto armato durato dal gennaio 1992 e al maggio 1994. Un conflitto che ha causato 30mila morti, 80mila feriti e centinaia di migliaia di profughi, fermato con la mediazione della Russia dall’accordo del cessate il fuoco trilaterale tra l’Armenia, l’Azerbaijan e il Nagorno Karabakh, ancora formalmente in vigore. L’accordo prevedeva l'inizio di un negoziato sotto l'egida dei Co-Presidenti del Gruppo di Minsk creato dalla Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE), comprendenti la Russia, la Francia e gli Stati Uniti, per una soluzione diplomatica. Sul campo le truppe armene avevano occupato una fascia di territorio azera e unito i due territori. L'indipendenza del Nagorno Karabakh non è stata riconosciuta ad oggi da nessuno Stato, neppure dalla stessa Armenia e formalmente appartiene all’Azerbaigian che ne vuole riprendere il controllo, anche coi carri armati. Una contraddizione che ha prodotto una serie di scontri di frontiera negli anni a seguire, in alcuni casi di lampi di guerra come nell'aprile 2016, nella “guerra dei 4 giorni” o "Seconda guerra del Nagorno Karabakh", fino ai più recenti del luglio scorso avvenuti mentre erano in corso esercitazioni militari congiunte di forze azere e turche.
Il dittatore fascista turco Erdogan ha riarmato negli ultimi anni l'Azerbaigian e rinverdito le ambizioni ottomane di dominio regionale, con un gioco spregiudicato che nel paese dove si parla una lingua affine al turco e di religione musulmana ma sciita, lo vede affiancato ai sionisti di Tel Aviv, i suoi diretti concorrenti imperialisti per l'egemonia locale che hanno stabilito relazioni diplomatiche con Baku dall’aprile del 1992, fornitori di armi e sostenitori del governo azero che li rifornisce di petrolio e può mettere a loro disposizione basi per minacciare il vicino Iran. L'Iran è alleato di Ankara nella spartizione della Siria e dell'Iraq.
Dalla parte dell'Armenia sta la Russia di Putin che si trova contro l'alleato turco come in Libia, e non solo perché appoggia un paese cristiano legato al mondo ortodosso slavo. La partita si gioca per il controllo e lo sfruttamento dei ricchi giacimenti di gas e petrolio azeri, una volta veicolati verso i mercati europei sulla rotta settentrionale del terminal russo di Novorossijsk. Affiancato da una quindicina di anni dall'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, sponsorizzato dagli Usa, che scavalcando l'Armenia passa dal porto georgiano di Supsa e prosegue fino a quello turco di Ceyhan, nel Mediterraneo, verso i clienti occidentali, compreso Israele. Una diramazione di questo oleodotto viaggia verso Grecia e Albania e la parte finale è il TAP appena entrato in funzione.
Ormai è sotto gli occhi di tutti che il sistema imperialista genera incessantemente guerre: i pericoli di guerra imperialista crescono, si moltiplicano e rischiano di estendersi di volta da singoli e limitati conflitti locali tra le potenze imperialiste regionali a conflitti mondiali di più ampie proporzioni tra le grandi superpotenze imperialiste.
 

7 ottobre 2020