Sentenza fascista del tribunale di Torino per stroncare il movimento No Tav
L'attivista No Tav Dana Lauriola condannata a due anni di carcere
Dana: “Condannata perché non mi sono dissociata dalla lotta No Tav. Continuerò a lottare”

 
Dana Lauriola, attivista del movimento No Tav, è stata arrestata all'alba dello scorso 17 settembre nella sua casa di Bussoleno, nella città metropolitana di Torino.
Gli agenti della digos si sono presentati a casa sua e l'hanno prelevata per trasferirla al carcere delle Vallette di Torino, e non sono mancati momenti di tensione con gli attivisti NoTav che, da quando è diventato noto l’ordine di carcerazione alcuni giorni prima, presidiavano l’abitazione della militante: infatti, dopo che l’auto con a bordo Dana era già lontana dalla sua abitazione, i poliziotti hanno caricato un gruppo di abitanti di Bussoleno che si erano radunati per portare all'attivista la loro solidarietà, ferendo alla testa un giovane No Tav.
La Lauriola, condannata per il reato di interruzione di pubblico servizio, deve scontare una condanna a due anni di reclusione in carcere per i fatti avvenuti il 3 marzo 2012 durante una protesta del movimento No Tav, quando trecento attivisti occuparono il casello autostradale di Avigliana, consentendo agli automobilisti di passare senza pagare il pedaggio. Per questi fatti 12 attivisti, compresa la Lauriola, sono stati condannati complessivamente a 18 anni di reclusione, nonostante non abbiano commesso alcuna violenza.
Un filmato girato in quella occasione, peraltro, dimostra inequivocabilmente che la donna si era limitata a parlare al megafono per spiegare agli automobilisti il significato della protesta.
Il legale di Dana Lauriola aveva richiesto la misura alternativa dell'affidamento in prova e il parere degli assistenti sociali ministeriali avevano dato parere favorevole a tale alternativa al carcere, ma il tribunale di sorveglianza di Torino presieduto da Marco Viglino ha rigettato tale richiesta e ha disposto il carcere in quanto, come si legge nelle motivazioni della sua ordinanza, è “mancato alla radice un processo di rinnovamento degli schemi della condannata” e che eventuali misure alternative al carcere “consentirebbero alla Lauriola di proseguire la sua attività di proselitismo e militanza ideologica” .
Se la condanna a due anni di reclusione era quindi un'aberrante decisione politica con cui lo Stato, nei tre gradi di giudizio conclusi con la sentenza di Cassazione del 2019, usava letteralmente il pugno di ferro contro chi protestava legittimamente, quest'ultima ordinanza del tribunale di sorveglianza è una vera e propria decisione fascista che colpisce Dana con il carcere non per ciò che ha materialmente compiuto, bensì per le lotte che ha continuato a portare avanti, per la militanza in un movimento popolare di lotta che coinvolge molte decine di migliaia di persone e, infine, per il fatto che dal 2012 lei non ha nemmeno pensato di dissociarsi dalle lotte che ha da sempre portato avanti con sempre maggiore determinazione.
Con quest'ultima decisione, fascista, del tribunale di sorveglianza lo Stato italiano pretende da Dana una sorta di abiura, di sconfessione delle lotte che lei ha finora portato avanti al fianco di decine di migliaia di attivisti di tutta l'Italia e di tutti i residenti nella Val di Susa che da decenni lottano in modo compatto affinché sia impedita la realizzazione di un'opera folle, che ha creato imbarazzo persino nel governo di quello stesso Stato che ora vuole in galera l'indomita attivista.
Per l'esecrabile decisione del tribunale torinese, inoltre, è stato ininfluente il fatto che la trentottenne piemontese nella vita svolge da molti anni un'attività di grande rilevanza sociale, in quanto coordina da tempo uno storico servizio torinese per persone senza dimora di cui cura il reinserimento, una mansione che ha visto crescere la sua già elevata rilevanza dall’inizio della crisi sanitaria che ha esposto i dormitori torinesi ad elevata pressione. A causa della sua attività che comporta il contatto con migliaia di persone si è ammalata, lo scorso aprile, di coronavirus, come lei stessa ha scritto su Facebook, ma fortunatamente la sua giovane età e la sua voglia di lottare l'hanno presto portata alla guarigione.
Comunque Dana, subito dopo aver appreso la decisione del tribunale di sorveglianza ha dichiarato: “uno dei motivi per cui vado in carcere, scritto nero su bianco, è che non mi sono dissociata dalla lotta Notav. Vi chiedo di continuare la lotta con tutta la forza e il coraggio che avete” .
La fermezza della giovane attivista è stata fatta propria dal movimento No Tav, il quale la sera stessa dell'arresto, il 17 settembre, ha organizzato a Bussoleno una fiaccolata in segno di solidarietà nei confronti di lei e di tutti gli attivisti arrestati e condannati, nonché contro la militarizzazione della Val di Susa e la persecuzione del dissenso che da molti anni colpiscono il movimento e le popolazioni che lo sostengono.
Numerose attestazioni di solidarietà sono giunte a Dana e a tutti i militanti incarcerati e condannati da numerose forze democratiche, alle quali si associa anche il PMLI, tramite il suo organo Il Bolscevico , il quale ha sostenuto il movimento No Tav sin da quando esso è sorto, e rimarrà anche in futuro al fianco delle lotte del movimento e delle popolazioni della Val di Susa finché lo sciagurato progetto della ferrovia Torino-Lione non sarà definitivamente cancellato.

21 ottobre 2020