Rapporto di ActionAid
Oltre due milioni di famiglie elemosinano il cibo
Corsico (provincia di Milano), simbolo della povertà alimentare

 
A causa dell'emergenza sanitaria provocata dal coronavirus in tutta l'Italia, e persino in una regione economicamente evoluta come la Lombardia, si sta verificando un’emergenza alimentare gravissima: è questo che emerge chiaramente dal documentato rapporto di 40 pagine, intitolato 'La pandemia che affama l'Italia', pubblicato alla metà di ottobre dall'organizzazione internazionale ActionAid.
Già nel 2017, secondo i dati del rapporto che cita uno studio di Coldiretti, circa 2,7 milioni di persone nel nostro Paese erano costrette a rivolgersi sistematicamente alle mense o ricevendo pacchi alimentari distribuiti attraverso la rete del Banco Alimentare, della Caritas, della Croce Rossa o di altre organizzazioni caritatevoli, ma il numero di questi indigenti è destinato addirittura a moltiplicarsi, con la conseguenza che, si legge testualmente nell'Introduzione al rapporto, “oltre due milioni di famiglie scivoleranno nella povertà assoluta a causa della crisi economica determinata dalle misure di contenimento contro la diffusione del virus”.
“Si ipotizza - continua l'introduzione al rapporto - un aumento di circa il 50% rispetto al dato del 2019, quando il numero di persone che vivevano sotto la soglia povertà assoluta era di 4.6 milioni” .
Il lockdown della scorsa primavera ha infatti aumentato l’insicurezza alimentare per le famiglie, colpendo in particolare coloro che già vivevano in condizioni di precarietà, e la perdita del lavoro per interi nuclei famigliari dall’inizio della pandemia ha spinto verso la povertà nuove fasce della popolazione che erano già a rischio, esponendole alla mancanza di cibo adeguato.
A fronte dell’aumento delle richieste di aiuto, tuttavia, soltanto una piccola parte delle famiglie in stato di bisogno ha ricevuto assistenza tramite i buoni alimentari e le misure di emergenza varate dal governo ed erogate dai comuni: il governo Conte infatti ha stanziato solo 400 milioni di euro da distribuire agli oltre 8.000 comuni italiani per l’erogazione di buoni destinati all’acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità, importo che, pur affiancato da risorse aggiuntive dei comuni, è risultato insufficiente a garantire un minimo di dignitosa sussistenza a milioni di persone residenti in Italia.
A Corsico, un comune di 35mila abitanti nella città metropolitana di Milano, ActionAid ha condotto uno studio dettagliato in collaborazione con l'associazione locale di volontariato “La Speranza onlus”, e tale situazione è emblematica del fatto che persino in una regione economicamente progredita come la Lombardia i problemi alimentari si stanno aggravando.
A seguito di 316 interviste realizzate con altrettante famiglie che nel mese di settembre si sono recate nella sede de “La Speranza” per ricevere il pacco alimentare, è emerso che i minori di 17 anni sono 307, distribuiti in 163 nuclei famigliari, e che su 316 famiglie, in 177 (il 56%) nessuno risulta occupato, mentre lavora una persona in 133 (42,1%).
In sole 4 famiglie lavora più di un componente (1,26%) e sono 103 i minori che vivono in famiglie in cui nessuno ha un lavoro (41 tra 0 e 5 anni; 38 tra 6 e 10 anni; e 52 tra 11 e 16 anni), mentre sono ben 138 le famiglie nelle quali un componente ha perso il lavoro a causa della pandemia.
Per ciò che riguarda i buoni alimentari, risulta che 143 famiglie (45,25%) non erano a conoscenza dell’opportunità e comunque di 111 famiglie che hanno presentato domanda solo 55 (il 17,4%) hanno effettivamente ricevuto i buoni alimentari, mentre 18 hanno dichiarato di essere sempre in attesa di una risposta: in totale, 29 famiglie hanno ricevuto 450 euro, 14 famiglie 250 euro, mentre altre 34 non hanno ottenuto alcun buono: tra queste ultime 26 hanno ricevuto un riscontro e una motivazione, 7 non hanno ricevuto alcun nessun riscontro e 1 non ha ricevuto alcuna motivazione.
Il caso di Corsico è emblematico, ma il rapporto di ActionAid non si è limitato al piccolo comune lombardo, ma si è esteso ad altri sette comuni italiani ben più grandi (Torino, Milano, L’Aquila, Napoli, Reggio Calabria, Messina e Catania) e i risultati hanno mostrato troppe criticità rilevate nei buoni spesa, con criteri di accesso discriminatori, risorse insufficienti, modalità di accesso alla domanda non facilmente fruibili per tutti e tempi di erogazioni in certi casi troppo lunghi.
Il rapporto “La pandemia che affama l'Italia”, pubblicato alla metà di ottobre, ovviamente rischia di essere ottimistico in quanto non ha previsto, né poteva prevedere, l'effetto di ulteriori restrizioni che si stanno profilando e che rischiano di far peggiorare ulteriormente la situazione.

4 novembre 2020