Nuovi guai per l'ex presidente leghista della Camera
Pivetti indagata per riciclaggio
È indagata anche per il commercio di mascherine sanitarie contraffatte

 
Ci sono attualmente in Italia due indagini della magistratura nei confronti dell'ex presidente leghista della Camera, Irene Pivetti.
La prima di esse, per cui la ex numero 3 dello Stato italiano è stata interrogata lo scorso 12 giugno dalla Procura di Milano, riguarda il reato di riciclaggio che i magistrati imputano al gruppo Only Italia, da lei presieduto, e una serie di spericolate operazioni commerciali - in particolare la compravendita di tre Ferrari Gran Turismo - che sarebbero servite come copertura per riciclare proventi di una evasione fiscale di milioni di euro.
Oltre alla Pivetti sono indagate altre cinque persone tra le quali il notaio milanese accusato di aver messo in piedi l’operazione, l'ex corridore automobilistico Leonardo Isolani, la moglie di quest'ultimo, un socio di una società cinese riconducibile alla Pivetti e un responsabile delle due società di Isolani.
Si è avuta notizia di questa indagine, iniziata oltre un anno fa, solo a seguito di una serie di perquisizioni, effettuate dalla mattina del 9 giugno fino alle 3 di notte del giorno successivo sia nella casa milanese della Pivetti sia nelle sedi societarie del gruppo Only Italia sia in altre 12 sedi di altre società coinvolte nell’inchiesta, tra Roma, Brescia e Mantova.
Secondo la ricostruzione dei magistrati milanesi le società del gruppo Only Italia, riconducibile alla Pivetti, avrebbero effettuato intermediazioni fraudolente in operazioni commerciali effettuate nel 2016 dalle due società dell'ex pilota automobilistico Leonardo Isolani, anch'egli indagato, per nascondere al fisco alcuni beni, tra cui le tre Ferrari.
In modo particolare Isolani avrebbe venduto tutti i beni di una sua società indebitata col fisco italiano per diversi milioni di euro, al fine di svuotarla, a un’altra sua società con sede nella Repubblica di San Marino, e quest'ultima avrebbe venduto di nuovo tutti i beni, con l'aggiunta di tre Ferrari appartenenti alla scuderia automobilistica di Isolani, ad una società di Hong Kong riferibile alla Pivetti. Quest'ultima società avrebbe quindi rivenduto i beni acquistati ad altra società di Hong Kong facente parte del gruppo Daohe del magnate cinese Zhou Xi Jian, e quest'ultimo contratto è stato celebrato con un evento a Palazzo Brancaccio a Roma, organizzato dalla Pivetti. I soldi quindi sarebbero rientrati dalla Cina nella piena disponibilità di Isolani, e precisamente sarebbero finiti in un suo conto estero tramite una società polacca, riferibile al gruppo Only Italia della Pivetti. Secondo i magistrati milanesi, quindi, l'ex presidente della Camera era pienamente consapevole che tali disinvolte operazioni commerciali non avevano altro scopo che aiutare la società di Isolani ad occultare beni al fisco, perché la società dell'ex corridore era da tempo nella lente di ingrandimento dell'Agenzia delle entrate per una notevole evasione.
Oltre a questa Pivetti è in un'altra indagine che riguarda una grossa importazione nel nostro Paese dalla Cina, tramite le società Only Italia Logistic (con sede in Italia) e Only Italia Club (con sede a San Marino) amministrate dall'ex presidente della Camera, di mascherine chirurgiche Ffp2 con certificazione CE contraffatta, e risultate a seguito di controlli del tutto inidonee a garantire una sufficiente protezione contro il coronavirus.
In modo particolare la società Only Italia Logistic, che ha sede a Roma, curava l'importazione e la fornitura al governo italiano e alle regioni, mentre la sammarinese Only Italia Club curava l'importazione di mascherine da destinarsi alle farmacie, alle parafarmacie e ad altri soggetti privati.
Irene Pivetti in persona, in qualità di amministratrice della Only Italia Logistic, aveva stipulato lo scorso mese di aprile due contratti di fornitura con la presidenza del Consiglio dei ministri italiana che impegnavano complessivamente la società a fornire 15 milioni di mascherine Ffp2 fabbricate in Cina alla Protezione civile, per un corrispettivo di oltre 30 milioni di euro che lo Stato avrebbe dovuto pagare, ma tali protezioni individuali non sono mai state consegnate perché nel frattempo la magistratura aveva posto sotto sequestro una grande quantità di mascherine importate in Italia tramite la società sammarinese della stessa Pivetti e distribuite nelle farmacie della Penisola.
L'indagine ha preso avvio, infatti, in una farmacia di Savona lo scorso 29 aprile, e in seguito altri sequestri dello stesso materiale sono stati effettuati in farmacie, parafarmacie, magazzini e depositi di grossisti nelle province di Milano, Roma, Bologna, Ravenna, Forlì, Siracusa, Caltanissetta, Catania e Ragusa, per un totale di centinaia di migliaia di mascherine sequestrate.
L'analisi a campione sulle mascherine finora sequestrate ha evidenziato la quasi totale assenza di potere filtrante.
Solo in Lombardia, la regione italiana più colpita dall'epidemia, sono state finora sequestrate oltre 250.000 mascherine contraffatte importate dalla società della Pivetti, mentre la Regione Toscana ha aperto un contenzioso amministrativo nei confronti della società Only Italia Logistic, in quanto l’ente pubblico preposto agli acquisti di materiale sanitario destinato alla Toscana ha acquistato 150.000 mascherine tipo Ffp2 per un importo pari a 547.500 euro, che però non sono state messe a disposizione della popolazione perché prive di corretta certificazione.
Ovviamente anche il governo italiano, nonostante il contratto stipulato, ha dovuto necessariamente rinunciare alla fornitura del materiale sanitario, in quanto tutta la fornitura di mascherine, importate in Italia dalle due società amministrate dalla Pivetti, è risultata contraffatta e non utilizzabile per un corretto scopo sanitario.
Stavolta l'accusa contro l'ex presidente leghista della Camera mossa dalle Procure della Repubblica di Roma, Milano, Siracusa e Savona è di frode in pubbliche forniture, frode in commercio, ricettazione, falso, vendita di merce con impronta contraffatta e violazione delle leggi doganali. Ecco qual fior fiore di galantuomini ha partorito ed eletto ai massimi livelli politici e istituzionali la Lega ladrona di Bossi e Salvini che pure della lotta alla corruzione aveva fatto la sua bandiera per accaparrarsi amministrazioni locali e regionali e governo centrale.

4 novembre 2020