Taranto
Delegato Fiom sospeso per aver denunciato l'insicurezza all'Ilva

Un delegato sindacale della Fiom Cgil, operaio presso dell’ex Ilva di Taranto, ha ricevuto qualche giorno fa una lettera di sospensione dal servizio con preavviso di licenziamento e altri tre lavoratori in queste ore rischiano di perdere il posto di lavoro all’interno della fabbrica. L’accusa mossa dall’azienda nei loro confronti è di aver messo a rischio la sicurezza degli impianti all’interno dello stabilimento. Secondo la direzione l'Rsu Giuseppe D'Ambrosio “avrebbe distratto un operatore di carroponte mentre movimentava una bramma al deposito Tna2, e la bramma ha danneggiato il capannone".
Quella di Arcelor-Mittal è ovviamente una ricostruzione artefatta e di comodo. D'Ambrosio, ha ribattuto la Fiom; “ha semplicemente svolto il suo ruolo di rappresentante dei lavoratori, denunciando anche in passato le criticità relative alla sicurezza presenti in fabbrica”. Anziché prendere in carico le segnalazioni dei lavoratori, la multinazionale franco-indiana preferisce minacciare e licenziare chi evidenzia le problematiche dell'acciaieria di Taranto, lasciando che si metta a rischio la vita dei lavoratori e che lo stabilimento cada sempre più in rovina.
La produzione è ridotta a un quarto delle potenzialità, sono tenuti al lavoro meno di un terzo dei lavoratori e invece di approfittarne per aumentare le manutenzioni per mantenere gli impianti in efficienza, Arcelor Mittal è arrivata a lasciare a casa fino all’80% degli addetti a tali mansioni. I due top manager dell'azienda, Morselli e Ferrucci, sono arrivati al punto di intimare esplicitamente agli operai di non denunciare i problemi di sicurezza, altrimenti rischiano il licenziamento.
Un delegato ex-Ilva della Fiom, Francesco Brigati, denuncia come sia “del tutto evidente che lo stato in cui si trova il siderurgico è ormai al collasso e la mancanza di manutenzione ordinaria sta determinando un serio rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori”, e rivela: “in fabbrica si respira un clima di intimidazione anche nei confronti delle forze sindacali, oltre che degli operai. Come interpretare altrimenti la frase: “State attenti quando denunciate agli enti ispettivi”, pronunciata da Arturo Ferrucci, il responsabile delle risorse umane di Arcelor Mittal durante un incontro con i coordinatori di fabbrica delle Rsu, le rappresentanze sindacali unitarie?
Per denunciare questa situazione, a Taranto si è tenuta una conferenza stampa che ha rivelato nuovi dettagli sulle condizioni in cui si trovano ad operare in fabbrica, attualmente, i delegati sindacali, alla quale ha partecipato anche la segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David. Oltre alla cassa integrazione per migliaia di operai e ai ricatti è stato ricordato che negli ultimi due anni ci sono stati decine di licenziamenti punitivi e strumentali. Quattro soltanto nell’ultimo mese. A questo si sommano altre situazioni drammatiche, come quelle di coloro che in questi anni non hanno retto il peso della cassa integrazione, e si sono tolti la vita. Quattro operai dell’ex Ilva si sono ammazzati nell’ultimo anno.
A ciò si aggiungono i nove lavoratori che sono morti sul posto di lavoro, dal 2012 ad oggi, da quel 26 luglio del 2012 quando un magistrato di provincia, Patrizia Todisco, decretava il sequestro del grande stabilimento siderurgico perché all’esterno di esso “produceva malattie e morte, anche nei bambini”. Da quel giorno l'acciaieria di Taranto è tornata sotto lo Stato fino al settembre del 2018, quando gli impianti sono stati “affittati” alla multinazionale franco-indiana Arcelor Mittal.
Anche per la Cgil l'attuale situazione non è più sostenibile. “È giunto il momento -annunciano dalla Fiom- che il governo dia una svolta a questa infinita vertenza, accelerando e definendo quanto prima la prospettiva occupazionale e ambientale della fabbrica più grande d’Europa che deve necessariamente passare da un intervento pubblico“. Per il PMLI l'ex-Ilva deve essere nazionalizzata subito, e Arcelor-Mittal cacciata senza alcun indennizzo anzi, dovrebbe risarcire i lavoratori e la città per i danni che ha causato.

4 novembre 2020