Per l'oscura compravendita di un immobile
Arrestati tre commercialisti della Lega
Tirati in ballo Salvini e I massimi vertici di Via Bellerio. L'inchiesta potrebbe far saltare tutto il sistema leghista dei finanziamenti
“Criminali ladri e banditi... Hanno ciucciato una montagna di soldi”

Quello maturato intorno all'oscura compravendita dell'immobile di Cormano per la nuova sede della Fondazione Lombardia Film Commission (LFC) è un "accordo collusivo, provato, siglato fin dall'origine dai tre indagati Alberto Di Rubba, Michele Arturo Maria Scillieri e Andrea Manzoni, volto a minare dalla fondamenta il procedimento diretto a stabilire il contenuto del bando".
È uno dei passaggi chiave dell'ordinanza di custodia cautelare di 60 pagine, firmata dal Giudice milanese per le indagini preliminari (Gip) Giulio Fanales, con cui il 10 settembre scorso ha disposto l'arresto dei tre commercialisti leghisti, accusati di peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Ai domiciliari è finito anche Fabio Giuseppe Barbarossa, cognato e prestanome di Scillieri.
 
Il sistema Lega
Un accordo collusivo finalizzato, precisa ancora il Gip nell'ordinanza, a usare la scelta della nuova sede della LFC come pretesto per drenare risorse pubbliche e che ha avuto come regia “un unico centro di potere”.
Di Rubba (ex presidente della LFC) e Scillieri sono i revisori contabili della Lega di Salvini alla Camera e al Senato, vicinissimi al tesoriere del partito Giulio Centemero. Manzoni invece, è stato il liquidatore de “La Padania”, e tutti e tre sono considerati i “mariuoli” di Via Bellerio che hanno gestito tutti i flussi di denaro del partito a partire dai contributi elettorali, fondi pubblici e privati fin dai tempi del “cerchio magico” di Bossi.
Nel corso delle indagini i giudici si sono imbattuti in una serie di operazioni bancarie sospette, triangolazioni finanziarie, conti cifrati in Svizzera e depositi schermati nei paradisi fiscali di mezzo mondo, utilizzati dai “mariuoli” leghisti per riciclare il denaro e finanziare le campagne elettorali di Salvini.
L'inchiesta condotta dal procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco e del Pm Stefano Civardi aveva avuto un primo sussulto lo scorso 17 luglio quando è finito in carcere il ristoratore Luca Sostegni, titolare di un ristorante in Brasile che versa in gravi difficoltà finanziarie, ma considerato dagli inquirenti il prestanome ingaggiato dei tre commercialisti leghisti per portare a termine l'affare.
Secondo le indagini la compravendita dell’immobile di Cormano avrebbe garantito ai tre commercialisti “un drenaggio di fondi pubblici” per 800mila euro attraverso uno schema molto semplice ma anche molto efficace: nel febbraio 2017, Scillieri cura una società sull’orlo del fallimento, la Paloschi srl, che ha nel suo patrimonio l’immobile di Cormano. Nomina legale rappresentante il suo prestanome Sostegni. Pianifica la vendita del capannone per 400 mila euro a Andromeda srl, formalmente intestata al cognato-prestanome Barbarossa di modo che, alla fine del giro, il venditore e il compratore è sempre lui, Scillieri.
Dieci mesi dopo, nel dicembre 2017, Andromeda rivende l'immobile alla LFC per 800mila euro, al doppio. E da chi è presieduta la Fondazione non-profit Lombardia Film Commission finanziata dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano per “promuovere sul territorio lombardo la realizzazione di film, fiction TV, spot pubblicitari, documentari e di ogni altra forma di produzione audiovisiva”?
Dall’altro commercialista leghista, Di Rubba.
Non a caso l’idea di acquistare l’immobile di Cormano, ha raccontato Manzoni ai Pm durante il primo interrogatorio, matura proprio nella sede della Lega in Via Bellerio.
“Ho appreso del progetto da Di Rubba nel corso di alcune visite in via Bellerio” confessa Manzoni agli inquirenti. Una circostanza confermata anche da Sostegni che racconta ai Pm di una riunione con i tre commercialisti leghisti fissata in un primo momento proprio in Via Bellerio. “Poi però l’incontro è saltato - ricorda Sostegni - loro decisero di incontrarsi in un luogo meno rischioso, più appartato. Non in via Bellerio ma in una tavola calda nelle vicinanze”.
Ma a inchiodare i tre commercialisti ci sono soprattutto le intercettazioni degli incontri effettuati dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano tramite un Trojan attivato nel cellulare di Scillieri.
Tutto sembra filare liscio, ma quando arriva il momento della spartizione del bottino, come sempre accade, i ladri cominciano a litigare. In particolare, come emerge dalle intercettazioni, Sostegni comincia a alzare la voce perché si sente fregato dai commercialisti leghisti e pretende almeno altri 30 mila euro in più rispetto ai 20 mila pattuiti. Comincia a tempestare di chiamate Scillieri e minaccia: “Innesco una serie di situazioni che io non so dove si va a finire perché poi da questa si va alle cantine, dalle cantine al capannone, dal capannone si va alla fondazione, dalla fondazione, si va alla Fidirev, si va ai versamenti, si va a tutto, per trentamila euro, non so... se ne vale la pena fare tutto questo casino”. Minacce che convincono Scillieri ad anticipare subito altri 5mila euro al Sostegni più la promessa di altri mille ogni venti giorni in cambio del suo silenzio sul turpe mercimonio dei leghisti. Ma quando Scillieri cerca di convincere i suoi due soci in affari a soddisfare le richieste di Sostegni, ottiene un secco rifiuto.
“Ne faremo altre mille – promette - la prossima volta andrà bene, invece di 50 ne prendi 70... Quando all’inizio abbiamo fatto tutti i conti, nessuno ci perdeva. La proprietaria prendeva la sua parte, quello lì (Sostegni, ndr. ) prendeva la sua; io prendevo la mia parte e voi prendevate.. È andata storta a un certo punto” ma ci rifaremo.
 
“Hanno ciucciato una montagna di soldi”
Il 14 maggio 2020 nel corso di un incontro con l'avvocato di Luca Sostegni gli inquirenti intercettano Scillieri che inveisce contro i due leghisti Manzoni e Di Rubba perché si rifiutano di dare altri soldi al suo prestanome Luca Sostegni, e sbotta: “Non rompessero i coglioni, va bene? Tirano fuori i 25mila euro domani, perché li hanno. E se non li hanno, li rubano come hanno sempre rubato, sennò Luca fa la denuncia e li fa fallire. Fanno le porcate con le società e vogliono anche dettare le condizioni!”
Per gli investigatori l’intercettazione è “uno degli eventi più rilevanti dell’intera indagine” soprattutto quando si sente Scillieri che ad un certo punto urla: “Ho imparato che gente sono, che se non stai attento ti rubano il pezzo di carta.. sono fatti così.. hanno ciucciato una montagna di soldi dalla Lega, una montagna! Non ti dico 49 milioni.. ma non ci siamo lontani sai? Perché una parte li hanno mandati.. hanno costituito le leghe regionali e lì hanno mandato dei soldi.. 10 milioni, molto meno.. una parte li han mandati su e poi son tornati, li han cuccati e una parte se li sono spartiti.. Allora dessero i soldi a Luca. Perché io di cose ne so. E vorrei portarmele nella tomba”.
Affermazioni che hanno indirizzato l'attenzione degli inquirenti verso un’altra indagine delle Fiamme Gialle di Milano sul Nuovo Istituto Italiano di arti Grafiche (Niiag), uno stabilimento tipografico con centinaia di dipendenti messo in vendita nel 2017 dal Fondo tedesco Bavaria e comprato per 5 milioni dallo stampatore Carrara, dopo una sorta di offerta pubblica alla quale avrebbe potuto arrivare più agevolmente di tutti il Gruppo Pozzoni, già all’epoca tra i maggiori e più liquidi stampatori italiani, che ha tra i grandi contratti Mondadori (Berlusconi), Enti pubbli e diversi partiti politici fra cui la Lega.
Dopo solo quattro mesi Carrara però vende la Niiag a Pozzoni per 29 milioni di euro, facendo una clamorosa plusvalenza.
Il sistema utilizzato per realizzare la compravendita è sempre lo stesso: Carrara costituisce una società di cui Di Rubba è amministratore, la Arti Group Holding, con quote di un’altra società, la Advancy Holding di Alessandro Bulfon, che fa capo a una fiduciaria schermata, la Esperia Servizi Fiduciari. Una volta ricevuto il pagamento da Pozzoni, nell’arco di poche settimane Bulfon investe 4,6 milioni in due polizze vita in Italia e Svizzera che vengono segnalate dall’autorità bancaria come sospette. Segnalazioni – come riportato dal Corriere della Sera – in cui è scritto testualmente che questi soldi non si può escludere “siano collegati ad attività di finanziamento illecito dei partiti (Lega Nord)”.
Sempre il Corriere cita poi un’altra indagine della Guardia di Finanza, questa volta sulla vendita della Lediberg (le famose agende) da parte di un fondo di Curacao sempre a una società di Carrara, dove una serie di indizi portano a individuare il coinvolgimento di Angelo Lazzari, altro nome che ritorna nell’inchiesta sulla Lombardia Film Commission presieduta da Di Rubba. Secondo gli inquirenti Lazzari controlla un’ennesima scatola cinese, la Taac Srl, “domiciliata presso lo studio commercialista di Scillieri” attraverso cui sono passati gli 800mila euro del capannone di Cormano. Non solo. la Taac è anche una controllata dalle due società lussemburghesi: la Ivad e la Sevenbit al centro dell’inchiesta della Procura di Genova che indaga sui 49 milioni “spariti”.
Mentre Lazzari, tra l’altro, era già finito tra gli indagati in un’inchiesta di riciclaggio e truffa a Milano, con l’arresto nel 2018 di tre dirigenti della Sgr Sofia, poi sottoposta a commissariamento dalla Banca d’Italia.
 
“Criminali ladri e banditi”
Subito dopo l'incontro col suo avvocato, Scillieri informa personalmente Sostegni che i leghisti non intendono pagare e commenta: “Hanno sempre fatto i furbi, hanno rubato a mani piene.. ci hanno fatto fare degli investimenti di merda e loro ci hanno solo guadagnato.. dovremmo essere incazzati io e te... Qui se c’è una persona che deve essere furibonda sono io che mi hanno messo in una merda totale.. perché non hanno messo la sede di quella merda di società lì da loro? Come mai hanno scelto di metterla lì da noi?... Forse tu non hai elementi sufficienti io ne ho quanti ne voglio.. non li voglio più sentire.. li voglio solo sentire quando andranno in carcere. E non mi facciano incazzare perché finiscono veramente male.. non parliamo di 30mila euro, di 300mila euro.. non parliamo di cazzate.. parliamo di una questione molto diversa della quale non ho mai detto niente.. A me non si apre quel cassettino della testa, non si è mai aperto in vita mia, non fatemelo aprire... Son dei criminali, dei banditi, dei ladri! Ma veri! Se non la finiamo con questa cosa di Luca, il cassetto lo apro, stiamo attenti”.
 
Il sistema leghista dei finanziamenti
Affermazioni da delinquenti di lungo corso che convincono gli inquirenti a procedere immediatamente con gli arresti in quanto “Ricorre un concreto e attuale pericolo di commissione da parte degli indagati di delitti della stessa specie di quelli per cui si procede” specie in considerazione degli “incarichi di rilievo tuttora ricoperti negli organigrammi di numerose società ed enti” e soprattutto considerato che: “l’accordo collusivo, siglato fin dall’origine dai tre indagati Di Rubba, Scillieri e Manzoni, è provato” al punto che la compravendita dell’immobile appare ai magistrati “priva di reale giustificazione economica... uno schermo giuridico dietro il quale occultare l’unico intendimento perseguito” ossia il denaro.
Emblematica in tal senso è l'intercettazione di un dialogo dello scorso 16 giugno tra Scillieri e suo cognato Barbarossa in cui quest’ultimo “valutava l’opportunità della distruzione dei titoli di credito rimasti nelle sue mani, onde evitare la loro scoperta da parte delle autorità inquirenti”
L’inchiesta ha ricostruito in larga parte anche i sofisticati meccanismi adottati dai leghisti per spartirsi il malloppo. Parte dei 400 mila euro in più pagati da Andromeda a Paloschi, finisce in Svizzera. Sostegni emette diciannove bonifici - per un valore di 301 mila euro – a Fidirev, fiduciaria elvetica, oggetto di una rogatoria avviata dai giudici milanesi, che probabilmente ha riciclato il malloppo.
Secondo la procura è chiara anche la destinazione finale degli 800 mila euro sganciati senza battere ciglio dai leghisti che stanno a Palazzo Lombardia: 420 mila euro sono finiti a Manzoni e Di Rubba (sia a conti personali che alla loro Taac srl); 133 mila alla Andromeda di Scillieri.
 
Tirati in ballo Salvini e i massimi vertici della Lega
Tra gli atti dell'inchiesta spunta anche una inquietante annotazione degli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza in merito a una cena avvenuta tra il 26 e il 27 maggio scorso in un ristorante di Roma fra Manzoni e i caporioni di Via Bellerio con alla testa Salvini accompagnato dai senatori Roberto Calderoli e Stefano Borghesi, commercialista come Manzoni ma soprattutto socio dell'altro commercialista leghista arrestato Alberto Di Rubba.
Nell'annotazione gli investigatori riferiscono della preoccupazione che attanaglia gli indagati nei giorni precedenti alla cena dovuta a una lettera di contestazione al direttore dell’agenzia Ubi di Seriate, Marco Ghilardi, storico amico di Di Rubba, inviata dai vertici dell’istituto di credito. Un provvedimento che precederà il licenziamento, dopo la scoperta di una serie di operazioni sospette eseguite dai due commercialisti che il funzionario non avrebbe segnalato a Bankitalia. Uno scenario che rischia di mettere in crisi l’intero sistema di finanziamento leghista e di cui devono essere informati i vertici del partito a cominciare proprio da Salvini.
 
La cassaforte leghista
La filiale di Seriate è considerata dagli inquirenti una sorta di crocevia di tutto il vorticoso flusso di denaro leghista. Infatti è proprio da un conto nella filiale bergamasca che partono nel dicembre 2017 gli 800 mila euro bonificati ad Andromeda. Ma soprattutto da quella filiale sono transitati negli anni circa due milioni di fondi leghisti finiti a Di Rubba e Manzoni. Nel suo interrogatorio lo stesso Ghilardi (non indagato) ha spiegato come i due commercialisti, soci di studio del tesoriere della Lega Giulio Centemero (non indagato), hanno pianificato di creare conti da intestare ad associazioni territoriali della Lega su cui far transitare i soldi. Un piano, rimasto incompiuto per l’opposizione della banca, che avrebbe blindato le casse del partito dalle pretese di risarcimento delle procure.
E mentre Salvini cerca di minimizzare e assicura: “Siamo tranquillissimi”. L'inchiesta continua ad allargarsi e nel mirino dei magistrati, come indagato di peculato, finisce un altro uomo molto vicino alla Lega. Si tratta dell’imprenditore Francesco Baracchetti, detto “l’elettricista”, titolare della Baracchetti Sevice, ex consigliere leghista di Casnigo, finito già nell’inchiesta genovese sui 49 milioni di fondi della Lega, accusato dagli inquirenti di aver incassato almeno 260 mila euro anche dalla ristrutturazione del capannone di Cormano.
Si tratta, precisano gli inquirenti, di un “Personaggio legato a Di Rubba e Manzoni e più in generale al mondo della Lega”, già al centro dei report dell’Antiriciclaggio di Banca d’Italia acquisiti dalla procura di Milano e da quella di Genova che indaga sui 49 milioni spariti dalle casse del partito. Dalla Lega e dalle varie srl riconducibili ai commercialisti arrestati, Barachetti ha ricevuto quasi un milione e mezzo di euro in pochi anni.
Soprattutto potrebbe essere l'anello di congiunzione di tutte le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto i massimi vertici della Lega a cominciare dalla procura di Genova che indaga sui 49 milioni di contributi elettorali incassati dagli anni 2008-2010 e spariti in chiassà quali tasche. Per non parlare dei finanziamenti Russi e dell'affare al Metropol di Mosca in mano alla procura di Milano che indaga su una maxi tangente da 65 milioni di dollari che sarebbe dovuta arrivare alla Lega e della stessa procura di Bergamo che invece cerca di fare luce sui fondi neri costituiti con bonifici illeciti arrivati ad associazioni vicine al partito da vari imprenditori.
Ecco perché nei giorni scorsi Di Rubba e Manzoni, pur ritenendosi estranei alle accuse, hanno offerto un sorta di “risarcimento cauzionale” di 178mila euro ciascuno, complessivamente il doppio della cifra di cui si sarebbero appropriati indebitamente qualora dovessero essere giudicati colpevoli. In caso contrario, l’importo tornerebbe al mittente.
Una proposta difensiva che non è contemplata nella legislazione italiana ma che ha lo scopo, qualora venisse accettata dai giudici, di evitare il sequestro preventivo dei conti, bloccare altre eventuali iniziative investigative e, in caso di una eventuale sentenza di condanna, potrebbe anche far scattare le relative attenuanti di pena.
Altro che partito del popolo come dice Salvini, la Lega è un partito zeppo di fascisti, razzisti e ladroni patentati!

4 novembre 2020