Imposta dal governo con il voto di fiducia
La legge di bilancio di 40 miliardi non è centrata sul lavoro e sul Mezzogiorno
Risorse insufficienti anche per sanità e scuola. Sussidi e incentivi a pioggia alle imprese private anziché investimenti pubblici. 4,6 miliardi di bonus e sconti fiscali per accontentare tutti i partiti della destra e della “sinistra” borghesi

La legge di Bilancio 2021 è stata approvata col voto di fiducia il 27 dicembre alla Camera e il 30 al Senato, appena in tempo per essere firmata da Mattarella e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale prima della fine dell'anno, evitando per un soffio la temuta prospettiva dell'esercizio provvisorio in piena crisi da pandemia.
Un documento presentato con un mese di ritardo in parlamento, che per esaminarlo e modificarlo ha avuto a disposizione solo pochi giorni alla Camera, mentre il Senato ha dovuto votarlo a scatola chiusa senza neanche discuterlo. La sua approvazione è avvenuta infatti in entrambi i rami coll'ormai collaudato sistema del maxiemendamento blindato di un unico articolo contenente centinaia di commi e sottoposto a voto di fiducia. Un evidente sfregio alla Costituzione e al parlamento, sottolineato anche da molti interventi e proteste in aula orchestrate dalla destra parlamentare.
Ma va detto che quest'ultima fece esattamente lo stesso due anni fa con la “manovra del popolo” del governo Lega-M5S, fatta votare in extremis con la fiducia senza che deputati e senatori l'avessero neanche potuta leggere. E più o meno lo stesso accadde un anno fa con la prima legge di Bilancio del governo Conte 2 che ha sostituito la Lega col PD. Segno evidente che il regime capitalista neofascista dominante ha ormai stravolto a tal punto le istituzioni democratiche borghesi che il potere esecutivo ha prevaricato e invaso anche quello legislativo, e lo tratta sempre più come un inutile orpello, indipendentemente che al governo sieda la destra o la “sinistra” della borghesia. Del resto che le suddette proteste della destra - a cui si è unito opportunisticamente anche Renzi in funzione anti Conte - siano puramente propagandistiche e strumentali, lo dimostra la valanga senza precedenti di bonus e mancette a favore dei rispettivi elettorati di riferimento, votati insieme dalla maggioranza e dall'opposizione, in cambio dei quali quest'ultima ha rinunciato a fare ostruzionismo permettendo che la legge passasse in tempo utile.
 

Una valanga senza precedenti di mance e mancette
Per il tradizionale “assalto alla diligenza” quest'anno erano stati stanziati ben 800 milioni da spartire tra parlamentari, ministri e leader politici per curare i rispettivi orticelli elettorali. Ciononostante alla fine il conto è salito a 4,6 miliardi (presi dalla riserva per interventi di emergenza contro la pandemia a gennaio, per cui si dovrà ricorrere ad un ennesimo scostamento di bilancio), e distribuiti in soli due giorni in commissione Bilancio della Camera con centinaia di emendamenti di spesa, tra cui circa 100 misure per importi inferiori ai 5 milioni. Che vanno dai 4 milioni per i mondiali di nuoto di Roma nel '22, ai 4,5 milioni per i giochi di Taranto del '26 e ai 4 milioni per le celebrazioni degli 800 anni del primo presepe, fino ai 3 milioni per i corsi di jazz nei licei musicali, il bonus chef, il bonus di 50 euro per gli occhiali, il bonus per lo stoccaggio dei vini di qualità, e così via.
Ben più corposi invece i bonus sponsorizzati dai vari leader politici, come la proroga al 2022 del bonus edilizio al 110% fortemente voluta da Di Maio, che ha ottenuto anche 145 milioni di finanziamenti all'export e la garanzia statale sui prestiti anche alle grandi aziende tra 250 e 500 dipendenti. Come i 3 miliardi dell'assegno universale per i figli, anche quelle dei ricchi, in attuazione del Family act e il rinvio della sugar tax, entrambi sponsorizzati da Renzi. Come la cassa integrazione per gli autonomi (prontamente accolta da Gualtieri attraverso un emendamento del PD), i bonus auto e l'aumento dei fondi alle scuole private, fortemente voluti da Berlusconi dopo aver già ottenuto l'emendamento salva-Mediaset. O come il miliardo di esoneri contributivi e previdenziali per tutti gli autonomi e professionisti rivendicato da Salvini. Mentre la Meloni si è portata avanti nel programma per rimettere le mani sul Campidoglio con un emendamento a sua firma che concede più poteri e finanziamenti a Roma Capitale.
Tutti contenti, insomma. Ne è risultato un documento mostruoso da 229 articoli e oltre 500 pagine, per un totale di 40 miliardi di spesa, di cui 24 in deficit e 16 conteggiati in anticipo sui fondi europei del Next generation Eu , che fanno di questa legge di Bilancio una delle più corpose di tutti i tempi. Ciononostante ancora una volta essa affronta solo l'emergenza, e con una pioggia di bonus rivolti a sostenere soprattutto le imprese private grandi e piccole, senza mettere al centro i due temi fondamentali del lavoro e del Mezzogiorno, per non parlare di altri due temi cruciali come la sanità e la scuola, e nella completa assenza di una politica di investimenti pubblici a corta e media scadenza per spingere e guidare la ripresa e l'occupazione.
 

Lavoro, cassa integrazione, licenziamenti
Basti pensare che il capitolo lavoro si esaurisce sostanzialmente nel prolungamento della cassa integrazione covid per altre 12 settimane e per un costo di 5 miliardi - tra l'altro a totale carico dello Stato e non anche delle aziende a seconda della perdita di fatturato come previsto nella bozza -, nel blocco dei licenziamenti fino al 31 marzo e negli incentivi per 500 milioni che dovrebbero portare all'assunzione di 100 mila giovani fino a 35 anni. Che anche aggiungendo i 500 milioni per l'avvio delle “politiche attive del lavoro” fa un totale di soli 6 miliardi su 40. E si tratta comunque di un intervento tampone destinato a esaurirsi tra tre mesi.
Che cosa accadrà infatti da aprile quando scadrà il blocco dei licenziamenti? Per far fronte alle altre centinaia di migliaia in arrivo, dopo i 600 mila già registrati ufficialmente dall'inizio della pandemia, Conte, Gualtieri e la ministra Catalfo hanno stanziato solo i 500 milioni di euro per le “politiche attive”, di cui 267 per l'assegno di ricollocazione anche ai disoccupati percettori di Naspi da almeno 4 mesi e ai lavoratori in cig per cessazione di impresa, e altri 233 per avviare il piano “Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori” (Gol): cioè un sistema misto pubblico-privato delle ricollocazioni. Una misura nettamente insufficiente perfino per le direzioni sindacali, che pure hanno sostanzialmente coperto fin qui la politica del governo.
I licenziamenti vanno invece bloccati in permanenza e la cassa integrazione deve essere utilizzata fin che serve e deve essere tempestiva e a salario pieno. Non è vero che con la pandemia siamo tutti sulla stessa barca: dobbiamo respingere il tentativo dei capitalisti, assecondato dal governo, di far pagare la crisi ai lavoratori e alle masse popolari e rivendicare con forza il lavoro come priorità assoluta della politica economica del Paese, in particolare nella destinazione dei fondi europei.
 

Per il Mezzogiorno solo incentivi a privati
Nettamente insufficienti e soprattutto di corto respiro sono anche le misure per il Mezzogiorno, tutte basate su incentivi fiscali e sconti contributivi alle imprese private per invogliarle a investire e assumere in quelle regioni. Tale è infatti l'estensione, a scalare fino al 2029, del taglio del 30% dei contributi previdenziali e assistenziali per le imprese private che assumono nelle regioni del Sud e che riguarda 3,5 milioni di contratti, anche a termine, esclusa agricoltura e lavori domestici. Dal giugno 2021 occorrerà però l'autorizzazione della Ue.
Tra l'altro per questa misura la bozza prevedeva una dotazione di 4,8 miliardi per il biennio 2021-22 a valere sul fondo React-Eu, ma oltre 3 miliardi sono stati dirottati, come in un gioco dei bussolotti, per finanziare altre voci, tra cui la le agevolazioni per l'assunzione di giovani e donne (600 milioni), le assunzioni di personale sanitario a tempo determinato (1,1 miliardi), il fondo vaccini (400 milioni), il potenziamento del fondo garanzia alle Pmi (500 milioni), la nona salvaguardia per 2.400 esodati, per un costo di 115 milioni in sei anni, la proroga di un anno per Ape social e Opzione donna, e altre voci su cui la Ragioneria dello Stato aveva rilevato irregolarità e mancanza di coperture. Andranno quindi trovati con altri provvedimenti, altrimenti per questa misura restano per il momento solo 1,5 miliardi.
Abbiamo poi la proroga fino al 2022 compreso del credito d'imposta per investimenti in beni strumentali, la riduzione dell'Ires del 50% per 7 anni per chi avvia investimenti al Sud e nelle Zone economiche speciali (Zes), il rinnovo per due anni del credito d'imposta per investimenti in beni strumentali (dal 45% fino al 25% a seconda delle dimensioni d'impresa): tutto ciò per un costo previsto di 1 miliardo l'anno a valere sul fondo Sviluppo e coesione. È stato rinnovato per due anni anche il credito d'imposta al 45%per la ricerca e sviluppo per le piccole imprese, e sono stati stanziati altri 150 milioni per costruire “ecosistemi dell'innovazione” con collaborazione tra università, enti pubblici e privati.
Si tratta come si vede non di misure per sostenere l'occupazione al Sud, ma per sostenere le imprese private affinché creino nuova occupazione, quando l'esperienza del passato insegna che appena cessano le agevolazioni cessano anche le assunzioni, perlopiù precarie e supersfruttate, quando i finanziamenti non finiscono addirittura in aziende fantasma e nelle mani delle mafie. Occorrerebbe puntare al contrario su investimenti diretti dello Stato, sottoposti a controllo popolare, in grado di fare da volano efficace e duraturo all'uscita del Meridione dal sottosviluppo e colmare il divario col resto d'Italia.
 

Alle imprese private il grosso delle risorse
Insomma è sempre la stessa logica di finanziamenti e agevolazioni contributive e fiscali (queste sì “a pioggia”, ma alle imprese private), che in questa manovra di Bilancio hanno battuto ogni record rispetto al passato. A cominciare dal piano Transizione 4.0, che concede crediti d'imposta variabili fino al 50% per i beni strumentali tradizionali e digitali 4.0 e che è stato rafforzato nelle aliquote e nei massimali e prorogato a tutto il 2022, con coda fino a giugno 2023, partendo retroattivamente dal 16 novembre 2020. Lo completano il credito d'imposta al 40% per gli investimenti in ricerca, innovazione e design e il credito d'imposta per le spese in formazione 4.0, entrambi rafforzati e prorogati a tutto il 2022. Tutto ciò per una spesa prevista di 23,8 miliardi in 5 anni a valere su un fondo che anticipa le risorse del Next generation Eu . Risorse che alimentano anche un fondo da 250 milioni annui fino al 2023 gestito da Invitalia a sostegno di investimenti privati con contributi statali del 40%.
Ma la lista dei sussidi alle imprese è lunga e non si limita solo a questo: sono istituiti infatti un fondo per l'imprenditoria femminile e un fondo per il sostegno alle “Pmi creative” (design, spettacolo, comunicazione ecc.), ciascuno di 40 milioni in due anni, e un nuovo fondo di 100 milioni per il primo anno per l'intervento statale nel capitale delle Pmi di alcuni settori innovativi. Sono aumentate anche le risorse destinate alle aree di crisi industriale, con 150 milioni per il 2021 e poi 190 l'anno fino al 2026. La Nuova Sabatini, che offre prestiti agevolati su macchinari e garanzia statale sugli interessi, viene rifinanziata con 370 milioni e i contributi potranno essere erogati in un’unica soluzione. Per il Fondo di garanzia alle Pmi, la cui copertura al 90 e 100% viene estesa fino a giugno 2021, scatta uno stanziamento di 1,5 miliardi. E per la gioia del ducetto Di Maio, grazie ad emendamenti del M5S, dal 1° marzo 2021 la garanzia statale alle Pmi è estesa anche alle grandi aziende tra 250 e 499 dipendenti, mentre per l’export arrivano ulteriori 1,4 miliardi fino al 2023 sul fondo 394 Simest e circa 600 milioni sul Fondo promozione integrata della Farnesina.
Ci sono poi altre misure a sostegno diretto delle imprese come i 500 milioni di ristori per compagnie aeree, aeroporti e servizi a terra, di cui 350 subito erogabili dal ministero dei Trasporti e il rinvio per la seconda volta della Sugar tax sulle bevande zuccherate al 1° gennaio 2022. Senza contare l'aiuto fiscale monstre da 3 miliardi accantonato per l'operazione Monte dei Paschi di Siena, nazionalizzata da Padoan nel 2017, che ora siede nel Cda di Unicredit che la dovrebbe assorbire.
 

Altri aiuti indiretti alle imprese private
Ce ne sono poi altre che sono state spacciate come misure a sostegno dell'occupazione, ma che in realtà sono a sostegno delle imprese, come il taglio dei contributi del 100% per tre anni (quattro anni nelle regioni del Sud e nelle isole) fino a un tetto di 6 mila euro l'anno per le aziende che assumono giovani fino a 35 anni con contratti a tempo indeterminato, e con deroga al decreto dignità fino al 31 marzo per il rinnovo dei contratti a tempo. Incentivo che vale anche per l'assunzione di donne disoccupate al Sud e disoccupate da almeno 2 anni nel resto d'Italia. Il tutto per una spesa prevista di 600 milioni.
Lo stesso vale per il fondo di 50 milioni per le aziende che accettano di far rientrare al lavoro le neo mamme, quando dovrebbe essere un fatto dovuto; e vale anche per il Contratto di espansione, lo scivolo agevolato per chi è a 5 anni dalla pensione di vecchiaia o anticipata, esteso ora anche alle imprese con oltre 250 addetti. Con 12 mesi ulteriori di Naspi oltre ai 24 già esistenti per quelle oltre i 1000 dipendenti.
 
Lavoratori autonomi e partite Iva
Per le circa 300 mila partite iva iscritte alla Gestione separata Inps è stata introdotta in via sperimentale per tre anni una sorta di cassa integrazione. Si chiamerà Iscro (“Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa”), varrà per 6 mesi e andrà da un minimo di 250 ad un massimo di 800 euro mensili, per quei soggetti che hanno avuto un calo di fatturato del 50% rispetto alla media dei tre anni precedenti e per un reddito massimo di 8.145 euro. É una misura frutto di un emendamento di Chiara Gribaudo (PD), fortemente appoggiata subito da FI che l'aveva caldeggiata per prima, e poi da tutti gli altri partiti.
Per tutti i lavoratori autonomi e professionisti con reddito fino a 50 mila euro e perdite di fatturato almeno del 33% è istituito inoltre un fondo da 1 miliardo per l'esonero contributivo totale nel 2021, il cosiddetto “anno bianco” fiscale fortemente voluto dalla Lega. A ciò si aggiunge l'esenzione della prima rata Imu 2021 per tutto il settore turismo estesa anche al settore spettacolo (500 milioni), il prolungamento fino al 4 aprile 2021 del credito d'imposta sugli affitti di imprese turistiche, agenzie di viaggio e tour operator, l'Iva agevolata al 10% per il cibo da asporto e quello consegnato a domicilio e altre misure di sostegno.
 

Assegno unico e cuneo fiscale
Sono 8 i miliardi stanziati complessivamente per la riforma fiscale che partirà dal 1° gennaio 2022. Si parla di alleggerimento delle fasce medio basse, con abolizione dell'attuale sistema di detrazioni ma senza aumentare la progressività, che è stata molto ridotta dai vari governi di destra e di “centro-sinistra”. Tra l'altro la Camera ha bocciato quasi all'unanimità la pur modestissima proposta di patrimoniale avanzata da LeU, nonostante questo partito si fosse ridotto a chiedere col suo emendamento respinto a furor di parlamento il semplice inserimento di una dichiarazione politica d'intenti per una futura “presa in considerazione” del tema.
Due di questi miliardi sono destinati al taglio del cuneo fiscale per 16 milioni circa di lavoratori tra i 28 e i 40 mila euro di reddito, rendendo strutturale il taglio fiscale dagli attuali 80 fino a 100 euro netti al mese. Gli altri 6 miliardi andranno a coprire l'assegno unico universale per i figli a carico, dal settimo mese di gravidanza ai 18 anni, esteso a tutti, anche lavoratori autonomi e incapienti, senza distinzione di reddito, che però partirà solo dal 1° luglio 2021.
 

Superbonus edilizio, bonus auto e altri incentivi
Tra la pioggia di mance e mancette di cui abbiamo già accennato, la parte del leone la fa il superbonus edilizio al 110% di credito d'imposta per le ristrutturazioni energetiche e sismiche, che il M5S ha voluto fosse rinnovato a tutti i costi. La proroga vale per tutto il 2021, ma potrà valere fino a fine 2022 per i lavori avviati al 60% entro il 30 giugno 2022. Prolungati di 12 mesi anche il bonus ristrutturazioni al 50%, l'ecobonus al 65%, (50% per le finestre e infissi), e il bonus facciate al 90%. L'onere per lo Stato è di quasi 12 miliardi. Siccome l'utente può monetizzare subito il credito d'imposta cedendolo alle banche, si segnala già il rischio che le banche e le aziende di consulenza, progettazione ed esecuzione dei lavori ad esse collegate, finiscano per monopolizzare il grosso del mercato, lasciando solo le briciole alle piccole aziende.
Inoltre, la mole di incombenze burocratiche e procedurali è tale e talmente complicata e costosa da scoraggiare le piccole utenze e rendere convenienti solo i grossi interventi. A meno che non si opti per il credito d'imposta, rimborsabile in 5 anni anziché nei normali 10, ma in questo caso la convenienza è solo per i proprietari con redditi più elevati. Anche il rifinanziamento del Bonus mobili del 50% legato alle ristrutturazioni, con l'aumento del massimale da 10 mila a 16 mila euro, sembra fatto apposta per avvantaggiare soprattutto i più abbienti.
Ci sono poi i nuovi bonus auto per 420 milioni, dietro rottamazione di veicoli di almeno 10 anni per l'acquisto di veicoli elettrici (per tutto il 2021) ed euro 6 (solo per i primi sei mesi). Di cui 50 milioni per la sostituzione di veicoli commerciali. C'è anche un contributo statale del 40% del prezzo di veicoli elettrici fino a 30 mila euro di costo alle persone fisiche con Isee inferiore a 30 mila euro, e sono previsti incentivi anche per l'installazione di colonnine di ricarica in singole abitazioni e condomini.
Sostanziosi anche gli incentivi per il settore sportivo, come i 145 milioni aggiuntivi per le olimpiadi di Milano-Cortina del 2026, e lo stop di due mesi di ritenute, tasse e iva per le federazioni, enti e società sportive professionistiche e dilettantistiche.
Tra i bonus e le mance di maggior rilievo spiccano poi quello da 1000 euro per la sostituzione di sanitari e rubinetteria a bassa dispersione d'acqua, per uno stanziamento totale di 20 milioni; il bonus da 50 euro per l'acquisto di smart tv con una dotazione di 100 milioni per il 2021; il bonus smartphone, compreso di contratto internet e abbonamento a due quotidiani online in comodato per un anno a famiglie con Isee fino a 20 mila euro; l'esenzione Imu e Tari in aggiunta alle altre agevolazioni fiscali per i pensionati rientrati dall'estero; i 10 milioni per la metropolitana di Brescia, e così via.
Tutto questo, tra l'altro, a fronte di appena 100 milioni stanziati per la riduzione degli affitti nelle zone ad alta tensione abitativa e di 6 milioni in tre anni per le donne vittime della violenza, mentre è stato bocciato per due soli voti un emendamento del M5S per la legalizzazione della cannabis leggera.
 

Sanità e scuola: poche risorse e niente per i contratti
Nettamente insufficienti anche gli investimenti riservati dalla legge di Bilancio a questi due settori vitali per le masse popolari. Sono 4 i miliardi destinati alla sanità, ma solo 1 andrà a rifinanziare il Fondo sanitario nazionale, dissanguato da 37 miliardi di tagli ininterrotti negli ultimi dieci anni. La maggior parte degli altri 3 miliardi serviranno per coprire l'assunzione di 30 mila tra medici e infermieri, ma solo con contratti a termine fin che dura l'emergenza covid. 110 milioni serviranno per l'assunzione di 3 mila medici e 12 mila infermieri per le vaccinazioni, e 400 milioni per l'acquisto di vaccini e farmaci anti-covid. Solo una minima parte residua è destinata al rinnovo dei contratti della sanità pubblica. Mentre sono da considerare praticamente un insulto i 100 milioni lordi stanziati per un “premio” nel 2021 ai dipendenti di enti e aziende del Ssn da stabilire nella contrattazione collettiva.
Quanto alla scuola lo stanziamento è di 3,7 miliardi, di cui 1,5 per l'edilizia scolastica, che sono più che altro soldi già stanziati l'anno scorso. Il resto va per la maggior parte a coprire l'immissione in ruolo di 25 mila insegnanti di sostegno, spalmati dal 2021 (solo 5 mila) fino al 2024. E per il resto nel finanziamento aggiuntivo di 70 milioni alle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità, nella digitalizzazione (40 milioni), nella concessione di un dispositivo mobile con connessione Internet a studenti con Isee sotto i 20 mila euro (20 milioni), nel finanziamento da 30 milioni alle scuole pubbliche e paritarie per sostenere in sicurezza gli esami di Stato, in un fondo per gli affitti universitari da 15 milioni per il 2021 per studenti fuori sede con Isee non superiore a 20 mila euro, e poco altro.
Fortemente critici tutti i sindacati del settore scuola. Per la Flc-Cgil in questa legge “stride il mancato stanziamento di fondi aggiuntivi per il rinnovo del contratto, gli investimenti sugli organici e le procedure semplificate per stabilizzare i precari e i facenti funzione Dsga”.
Tanto più scandalosa appare la netta insufficienza delle risorse destinate in questa legge di Bilancio alla sanità e alla scuola a confronto di quelle destinate alle spese militari e per nuovi armamenti, che come denuncia nella sua annuale “Controfinanziaria” l'associazione Sbilanciamoci!, crescono di 1,6 miliardi, passando dai 22,94 miliardi del 2020 a 24,54 nel 2021 solo per quanto riguarda il ministero della Difesa; che con le spese militari facenti capo ad altri ministeri portano il totale a circa 28 miliardi, di cui ben 6 per l'acquisto di nuovi armamenti, “in un periodo in cui di tutto ci sarebbe bisogno tranne che di armi”.

6 gennaio 2021