Indagini sui soldi dell'armatore Onorato a Grillo, Casaleggio, Fondazioni di Renzi e di Toti, PD e Fdi

Il gruppo armatoriale Moby spa ha presentato lo scorso 29 marzo alla seconda sezione civile (fallimentare) del Tribunale di Milano, a seguito di notevoli difficoltà in cui si trova da tempo la compagnia di navigazione, il piano di concordato in continuità, depositato dall'amministratore Achille Onorato nell'ambito del procedimento di concordato preventivo n. 48/2020 aperto a luglio dello scorso anno.
Non interessa in questa sede la vicenda della procedura concorsuale alla quale è sottoposta la società Moby spa, ma ciò che è rilevante sono i fatti emersi dalla documentazione allegata al piano di concordato in continuità depositato alla fine dello scorso marzo, perché da essa si evince chiaramente che la famiglia Onorato - titolare di una società come la Moby spa, che si trovava da tempo in difficoltà finanziarie tanto da essere sottoposta a una procedura concorsuale, che è l'ultima possibilità per evitare il fallimento - dispensava comunque, dal 2015 al 2019, ossia nello stesso periodo in cui lamentava la crisi, oltre 2 milioni e 300mila euro a partiti politici, fondazioni, manager legati alle banche e alla politica, mentre altri otto milioni e 400mila finivano in aerei, auto, ville e regalie varie.
Si tratta di finanziamenti ai partiti di regime e di uscite che sono, nell'ambito di una corretta gestione aziendale, totalmente prive di giustificazione economica, a meno che quei soldi non servissero a comperare la benevolenza dei boss politici e quindi a favorire, direttamente o indirettamente, l'impresa di navigazione, ed è per questo che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha aperto un fascicolo di indagine, per ora contro ignoti, al fine di vederci chiaro sul fiume di denaro emerso di bilanci e dalla documentazione allegata al piano di concordato.
Per ciò che riguarda i soldi elargiti direttamente ai partiti parlamentari è emerso che il gruppo facente capo all'armatore Vincenzo Onorato ha donato 1,2 milioni di euro alla Casaleggio Associati, 240mila euro al blog gestito da Beppe Grillo, 200mila alla fondazione Open di Renzi, 100mila al comitato Change che sostenne Giovanni Toti nella campagna elettorale che lo fece diventare presidente della Liguria, 90mila euro al PD e 10mila euro a Fdi.
Nel piano di concordato preventivo si segnalano anche 550mila euro di consulenza a favore di Roberto Mercuri - già braccio destro dell’ex presidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona - a sua volta nominato nel 2016 da Vincenzo Onorato nel consiglio di amministrazione di un'altra compagnia da lui controllata, la Compagnia Italiana di Navigazione che nel 2015 ha acquisito la Tirrenia e che si trova sull'orlo del fallimento, con mandato di curare i rapporti con il Parlamento e il Governo italiani , oltre che con la Commissione europea.
Peraltro alcuni pagamenti della compagnia di navigazione, quelli al Blog di Grillo, alla Casaleggio Associati e alla fondazione Open di Renzi (quest'ultima oggetto di donazioni dal 2012 al 2018) erano già stati segnalati nel 2019 dalla Banca d’Italia come anomali, tanto che la Procura di Firenze aprì un'indagine che portò a novembre di quell'anno a perquisizioni presso l'abitazione e gli uffici di Onorato. Quest'ultimo si giustificò ricordando una amicizia di vecchia data con Beppe Brillo e sostenendo che tali versamenti avevano uno scopo pubblicitario riguardo ai trasporti marittimi (si veda Il Bolscevico n. 2 del 23 gennaio 2020), ma la Procura sospettò che l'armatore, già alle prese con la crisi delle sue compagnie marittime, aveva di fatto finanziato indirettamente, attraverso elargizioni alla fondazione Open di Renzi, al Blog di Grillo e alla società di Casaleggio, sia il Pd allora retto da Renzi sia il M5S al fine di ottenere vantaggi, indipendentemente da chi andasse al governo, alle proprie compagnie di navigazione le quali, è bene ricordarlo, hanno il monopolio di alcune rotte marittime e sono titolari di convenzioni con lo Stato italiano per oltre 72 milioni di euro l’anno, sulle quali l’Unione Europea ha avviato un’ istruttoria per verificare se si tratti di aiuti di Stato.
I sospetti espressi dai magistrati fiorentini nel 2019, sul fatto che Onorato tenesse i piedi su più staffe politiche al fine di assicurarsi vantaggi indipendentemente dalle formazioni politiche che sarebbero andate al governo, si sono accentuati dopo il deposito della documentazione contabile al Tribunale fallimentare, quando si è scoperto che erano stati finanziati il Pd dopo che Renzi aveva abbandonato la segreteria, FdI e soprattutto la fondazione Change di Toti: il finanziamento a quest'ultima è particolarmente significativo, sia per l'ingente somma (100mila euro) sia perché fatta prima della campagna elettorale a un politico, Giovanni Toti, che correva nel 2015 per la carica di presidente della Liguria, e, guarda caso, le compagnie di Onorato hanno da sempre ingenti interessi sul porto di Genova, dove poi Giovanni Toti si sarebbe insediato.
Ecco l'ennesimo esempio del cordone ombelicale che lega i partiti parlamentari ai padroni

12 maggio 2021