Trattato Italia-Francia
Draghi e Macron in sintonia per egemonizzare l'Ue imperialista
I due governanti imperialisti impegnati per la sovranità dell'Ue e per l'esercito europeo, nonché per il dominio del Mediterraneo

 
Il presidente del consiglio Mario Draghi e il presidente della repubblica francese, Emmanuel Macron hanno firmato il 26 novembre al Quirinale, alla presenza del presidente della repubblica Sergio Mattarella, il “Trattato per una cooperazione bilaterale rafforzata”. La firma ufficiale conclude il lavoro diplomatico avviato dopo il vertice franco-italiano di Lione del 2017 su iniziativa di Macron e dell'allora presidente del consiglio italiano Paolo Gentiloni.
La firma di quello che è sinteticamente chiamato Trattato del Quirinale, spiega l'Eliseo, "promuoverà la convergenza delle posizioni francese e italiana, nonché il coordinamento dei due Paesi in materia di politica europea ed estera, sicurezza e difesa, politica migratoria, economia, istruzione, ricerca, cultura e cooperazione transfrontaliera". L'ordine di citazione degli argomenti non è ovviamente casuale, riflette l'importanza assegnata anzitutto all'intesa nella politica estera e militare, già a uno stadio avanzato tra i due paesi imperialisti che viaggiano a braccetto nel Sahel, nella guerra al "terrorismo", ma solo da pochi giorni in Libia dove sono stati sponsor dei due principali contendenti. Un asse che non è fine a sé stesso ma per creare una sintonia in grado di egemonizzare l'Ue imperialista.
"Questo viaggio ha anche permesso di affrontare temi di attualità a livello europeo, nonché di preparare la Presidenza francese del Consiglio dell'Unione europea nella prima metà del 2022", continuava il comunicato dell'Eliseo che proiettava appunto il Trattato in una immediata applicazione nella gestione della Ue.
Il modello seguito nello stendere il documento è quello del trattato di Aquisgrana tra Francia e Germania, firmato il 22 gennaio 2019 tra Macron e la cancelliera Angela Merkel, che aggiornava e rilanciava il precedente trattato dell'Eliseo del 22 gennaio 1963 sottoscritto da Charles de Gaulle e Konrad Adenauer, l'accordo tra i due principali paesi imperialisti dell'europa occidentale il cui asse ne ha guidato le sorti finora. A Berlino è finita la lunga stagione dei governi Merkel e dopo le elezioni del 26 settembre sta prendendo forma, nella trattativa con verdi e liberali appena conclusa, il nuovo esecutivo guidato dal socialdemocratico Scholz. Che deve darsi una mossa se vuol mantenere la Germania alla testa della locomotiva dell'Europa sul cui predellino Macron ha fatto salire l'Italia di Draghi.
A dire il vero quel posto Draghi se lo è conquistato, certo per l'esperienza maturata nelle stanze dei bottoni delle istituzioni europee ma soprattutto per il ruolo di primo piano di leader imperialista sfoggiato in più di una occasione, fino alla recente conduzione del G20 e della Cop26, al di là dei risultati reali.
Nella conferenza stampa successiva alla firma del Trattato bilaterale Draghi tra le altre assicurava a Macron il "pieno sostegno nell’imminente semestre di presidenza dell’Unione Europea", la collaborazione dell'Italia per "la stabilità in Libia, grazie anche alla Conferenza Internazionale di Parigi di questo mese, che Italia e Francia hanno presieduto insieme alla Germania, alla Libia, alle Nazioni Unite", e intanto registrava la ricucitura di una storica contraddizione tra i due paesi imperialisti. E sottolineava che "siamo alleati nelle grandi sfide mondiali, dalla gestione della pandemia alla lotta al cambiamento climatico" ma soprattutto nelle determinazione a rilanciare il riarmo e la politica imperialista dell'Unione europea a partire dal Mediterraneo. I due paesi, scrivono nel Trattato bilterale, "riconoscono che il Mediterraneo è il loro ambiente comune e sviluppano sinergie e rafforzano il coordinamento su tutte le questioni che influiscono sulla sicurezza", anzitutto, e sullo sviluppo socio-economico e sul resto.
"Cercare la sovranità europea significa voler disegnare il proprio futuro come lo vogliamo noi europei. Non ce lo vogliamo far disegnare da altri. Fare questo significa sovranità europea. Per essere sovrani occorre che l’Europa sappia proteggersi, sappia difendere i propri confini. Bisogna creare una vera difesa europea. Ora, questo Trattato aiuta la costruzione di questa difesa europea che naturalmente è complementare alla Nato, non è sostitutiva. Un’Europa più forte fa la Nato più forte", spiegava Draghi che presentava l'imperialismo italiano non come un semplice sostenitore del riarmo europeo di fronte all'alfiere della politica militare per conto proprio della potenza imperialista europea ma come un convinto partner. Mentre puntualizzava: "vogliamo dotare l’Unione europea di strumenti che la rendano più forte e che siano compatibili con le nostre ambizioni e con le aspettative dei nostri cittadini. Il trattato segna l’inizio di questo percorso". "Si tratta di ridisegnare il futuro e in questo modo Italia e Francia vogliono procedere", ripeteva Draghi evidenziando l'impegno dei due governanti imperialisti per la sovranità dell'Ue e per l'esercito europeo, nonché per il dominio del Mediterraneo.
Non è un caso che nella nota esplicativa dell'Eliseo il primo tema esaminato nella lista del programma di lavoro comune per i prossimi anni sia quello della Difesa. Dove anzitutto si richiama il "principio di mutua assistenza in caso di aggressione armata sui propri territori, ai sensi dell'articolo 5 del Trattato NATO e dell'articolo 42.7 del Trattato sull'Unione Europea"; si rilancia l'attività del Consiglio franco-italiano difesa e sicurezza composto dai ministri della Difesa e degli Affari esteri; si sollecita lo "sviluppo di sinergie in termini di capacità e operatività" a partire da una "nuova cooperazione tra i nostri gruppi aeronavali", impegnati anzitutto nel Mediterraneo; si ribadisce l'intenzione di continuare la cooperazione nel settore missilistico, nello sviluppo delle capacità militari fino allo spazio e tra le rispettive industrie di difesa e di sicurezza.
Il Trattato bilaterale indica a seguire altre aree e metodi di lavoro in comune, come la presenza almeno una volta ogni trimestre di un ministro italiano a un Consiglio dei Ministri del governo francese e viceversa. Istituisce una cooperazione tra le forze di polizia e un apposito Comitato di cooperazione transfrontaliera che prevede anche l’impegno a proseguire la linea Tav Torino-Lione.
L'asse Parigi-Roma già lavora ai temi principali individuati dalla presidenza di turno della Ue francese che entrerà in azione tra un mese sul rafforzamento della Ue, fra i quali la revisione del famigerato Patto di Stabilità, la modifica dei paletti considerati invalicabili fino a prima della pandemia sulla politica fiscale e la parità di bilancio sui quali far convergere anzitutto i principali paesi, Spagna e Olanda compresi.
"Le nuove regole devono riflettere sul passato da correggere e sul futuro che occorre disegnare. Se prima una revisione delle regole era necessaria, oggi è inevitabile. Tutto questo va fatto con l'Unione europea, insieme", indicava Draghi che punta con la collaborazione di Macron a togliersi dal collo il cappio della restituzione dei prestiti europei secondo i meccanismi del Patto di Stabilità. E il lavoro del nuovo asse Parigi-Roma cominciava subito coi ministri dell'Economia Franco e Le Maire impegnati, peraltro, a discutere della revisione delle rigide regole della riduzione del debito pubblico.


1 dicembre 2021