“Colpevoli” di aver chiesto di essere assunti
“Repubblica” licenzia due giornalisti precari

 
A due giornalisti precari che lavoravano da lungo tempo per il quotidiano 'Repubblica' – Valerio Tripi della redazione di Palermo e Massimiliano Salvo di quella di Genova – il quotidiano diretto da Maurizio Molinari non ha rinnovato il contratto annuale alla fine del 2021, e la motivazione di tale gesto, anche se implicita, è chiarissima: entrambi, infatti, si sono battuti con determinazione per essere assunti stabilmente, con l'aggravante, agli occhi dell'azienda, di essere diventati attivisti sindacali.
Valerio Tripi lo scorso agosto aveva chiesto al suo editore di essere assunto stabilmente, dopo oltre vent’anni di precariato, con contratti annuali a partita IVA, durante i quali ha contribuito con almeno cinquecento articoli l'anno a scrivere notizie sul Palermo calcio sia per il quotidiano cartaceo che per il sito internet del giornale.
Anche Massimiliano Salvo da circa dieci anni, con un contratto annuale di collaborazione con partita IVA in scadenza ogni 31 dicembre e rinnovato anno dopo anno, ha dato il suo importante contributo allo stesso giornale con almeno cinquecento articoli l'anno dedicati alla cronaca nera di Genova e della Liguria, e anche lui, come Tripi in Sicilia, ha avuto l'ardire di chiedere al quotidiano diretto da Molinari di essere assunto a tempo indeterminato.
In entrambi i casi il contratto annuale non è stato rinnovato dopo che avevano iniziato una battaglia sindacale e legale nei confronti dell'impresa editoriale al fine di vedersi riconosciuto il diritto all'assunzione con un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Valerio Tripi aveva dato vita al coordinamento nazionale dei precari di Repubblica ed è da tempo impegnato nel sindacato, da ultimo come vicepresidente regionale dell’USSI, l’Unione stampa sportiva italiana. Per mesi il coordinamento, che raggruppa oltre 90 giornalisti in tutta Italia, aveva sollecitato incontri all’azienda e alla direzione del giornale al fine di vedersi riconosciuto un compenso che è di gran lunga inferiore rispetto a quello percepito dai giornalisti regolarmente assunti con un contratto a tempo indeterminato, ma tali sollecitazioni sono sempre cadute nel vuoto, tanto da spingere il giornalista all'azione legale, sostenuta dal sindacato dei giornalisti sia a livello nazionale che a livello territoriale, e la risposta dell'azienda è stata quella di non rinnovare il precario contratto di lavoro.
Identico percorso di Tripi lo ha compiuto Salvo a Genova, anche lui impegnato nel coordinamento e nel sindacato, e l'esito è stato identico.
Il fatto che due situazioni identiche verificatesi in città lontane abbiano avuto il medesimo esito dimostra inequivocabilmente che il quotidiano diretto da Maurizio Molinari ha voluto dare un chiaro quanto pesante avvertimento a tutti i giornalisti precari che lavorano per tale testata, con l'aggravante che tale minaccia proviene da un quotidiano che da sempre è espressione della “sinistra” borghese.
Un presidio di solidarietà ai due giornalisti è stato organizzato l'11 gennaio a Genova dall’Associazione Ligure Giornalisti insieme a rappresentanti di Uil e Cgil, ma sulla vicenda il sindacato ha fatto troppo poco, mentre il parlamento si guarda bene dall'affrontare il grave problema del precariato. Mentre esprime ai due giornalisti la sua piena solidarietà militante, la Redazione de “Il Bolscevico” li esorta a non demordere e a continuare a battersi per la risoluzione del problema gravissimo come quello del precariato nel giornalismo italiano.
Secondo i più recenti dati diffusi dall’Agcom, infatti, ogni quattro giornalisti attivi in Italia tre hanno contratti con il proprio editore che non sono a tempo indeterminato, per cui su 120mila giornalisti i precari sono circa 90mila, e ciò vale sia per la carta stampata sia per internet sia per la televisione, compresa la RAI, e non si deve pensare che il precariato nel giornalista – che si maschera dietro un rapporto a partita IVA o di collaborazione coordinata e continuativa – riguardi soltanto ragazzi di venticinque o trenta anni, perché, purtroppo, riguarda anche giornaliste e giornalisti di oltre quaranta anni e in qualche caso di oltre cinquanta.
Si sta verificando nel giornalismo ciò che sta accadendo in altri settori delle economie capitalistiche, ossia la massimizzazione dei profitti per gli editori, che si ingrassano con aiuti di Stato e con pubblicità, e la minimizzazione dei rischi di impresa, che vengono scaricati sulle spalle dei lavoratori, in questo caso i giornalisti.
Le assunzioni per i giovani sono bloccate, ed essi sono relegati ad una condizione di precariato ormai cronico, che non garantisce loro entrate economiche sufficienti per poter vivere dignitosamente.
Se quindi il precariato va combattuto sempre e comunque in quanto lesivo della dignità di ogni lavoratore, nel caso dei giornalisti esso va combattuto sia in nome della tutela del lavoro sia in quello della tutela della sua indipendenza, giacché lo spauracchio di un mancato rinnovo contrattuale significa, di fatto, condizionarne ancor più pesantemente le scelte.

19 gennaio 2022