Contro l'alternanza scuola-lavoro, gli scritti all'esame di Stato, i pestaggi della polizia, per Lorenzo Padelli
100 mila studentesse e studenti in piazza in 40 città
Gli slogan: "Dal governo solo sfruttamento e repressione", " La scuola dei padroni uccide", "Lorenzo vive". Un minuto di silenzio per Lorenzo Parelli. Cantata Bella Ciao. Respinto il tentativo del ministro Bianchi di istituzionalizzare e dividere gli studenti
L'Assemblea nazionale della Lupa rilancia il conflitto contro il capitalismo, il governo Draghi e la scuola padronale. Il 18 febbraio mobilitazione nazionale
 
Nella mattinata del 4 febbraio e nel pieno rispetto degli annunci, oltre 100mila studentesse e studenti sono scesi in più di 40 piazze di tutta Italia per ribadire ancora una volta la propria contrarietà alla politica scolastica, del lavoro e repressiva del Governo Draghi. A distanza di appena una settimana dalle manifestazioni di protesta per la morte dello studente Lorenzo Parelli deceduto sotto il peso di una trave d'acciaio nel suo ultimo giorno di scuola-lavoro in provincia di Udine, questa nuova grande ondata di giovani e giovanissimi sottolinea che si sta effettivamente aprendo una nuova prospettiva di lotta che ha tutte le carte in regola per diventare sempre più vasta e sempre più incisiva.
 
Oltre centomila studenti e studentesse in piazza
Cortei, presidi e flashmob a Roma, Torino, Milano, Bari e Napoli, Palermo, Agrigento, Padova, Verona, Firenze; la piazza più a rischio visti i pestaggi di venerdì scorso era senz'altro Torino dove, dopo aver conquistato il diritto a procedere in corteo nonostante la zona “arancione”, oltre un migliaio di studenti hanno marciato da piazza XVIII dicembre fino alla sede dell'Unione Industriale che è stata bersagliata con un fitto lancio di uova e il cui simbolo è stato coperto da vernice rossa; durante il tragitto sono stati affissi manifesti con il simbolo degli industriali e l’impronta di mani insanguinate in riferimento sia alle morti sul lavoro che falcidiano la classe operaia, sia in segno di accusa per l'omicidio di Lorenzo. Significativo uno degli slogan in chiaro riferimento a Marx: “Non abbiamo niente da perdere ma tutto da conquistare”; tra i cori scanditi dal megafono anche “La nostra protesta non è una passeggiata, ogni scuola sarà una barricata”. In coda anche lo striscione della Fiom.
Oltre un migliaio gli studenti e le studentesse in piazza a Genova che sono ritrovati nei giardini di fronte alla stazione Brignole e hanno percorso in corteo via XX Settembre, con striscioni che recitano “Immaturi siete voi” e “L’istruzione non è politica“. La manifestazione si è conclusa sotto la prefettura.
A Firenze varie centinaia di studenti hanno sfilato da piazza San Marco a piazza Santo Spirito, mentre a Palermo uno striscione con su scritto "Sangue del nostro sangue! Lorenzo Parelli, immolato dallo Stato sull'altare del capitale" è comparso sulla vetrata della sede di Sicindustria assieme ad una sagoma delineata con il gesso bianco e macchiata di vernice rossa; nel centro della città si è svolta poi la manifestazione contro "la mala gestione del sistema scolastico e l’ipocrisia del capitalismo".
A Prato alcune centinaia di manifestanti hanno partecipato il 3 febbraio, ad un sit-in organizzato in piazza del Comune per Lorenzo Parelli, mentre il giorno successivo in piazza delle Carceri studenti e studentesse hanno manifestato con un susseguirsi di interventi, stringendo in mano il megafono della cellula Stalin di Prato del PMLI che l'ha prestata con entusiasmo su loro richiesta (si veda la Corrispondenza a parte).
A Catania si è svolto un Presidio per dire No alla scuola-lavoro assassina, durante il quale c'è stato un forte e apprezzato intervento di Schembri a nome del PMLI (si veda l'articolo a parte).
La manifestazione più numerosa è stata quella della Capitale , dove almeno cinquemila studentesse e studenti dalla Piramide si sono diretti verso la sede del ministero dell'Istruzione in viale Trastevere, scandendo più volte lo slogan "Immaturi siete voi". Qui il movimento della “Lupa”, la Rete degli studenti medi, assieme all'OSA e ai collettivi dei licei Righi, Tasso, Morgagni, Orazio, Nomentano, Avogadro, Colonna e Cavour, hanno dato vita a un combattivo fiume di giovani che ha chiesto oltre alla marcia indietro del governo sul ripristino dell'esame in modalità pre-Covid col secondo scritto e alla abolizione dell'alternanza scuola-lavoro, anche la fine della discriminazione dei non vaccinati che è strumentale alla divisione messa in atto tra gli studenti stessi, e alle condizioni disastrose degli edifici scolastiche che cadono a pezzi.
Sulla scia delle mobilitazioni studentesche degli ultimi 10 giorni, sono stati occupati fra gli altri i licei Gioberti di Torino, il Vittorio Emanuele di Napoli, il Copernico ed il Bassi di Bologna.
 
A Roma successo dell'assemblea nazionale promossa dalla “Lupa”
Sempre a Roma la manifestazione del 4 è stata anche il prologo dell'assemblea nazionale che il Movimento della “Lupa” ha promosso e realizzato assieme ad oltre 400 studenti e studentesse provenienti da tantissime città d'Italia presso il centro sociale capitolino Acrobax e Brancaccio nei giorni 5 e 6 febbraio. “E' tempo di riscatto” era lo slogan dell'iniziativa che ha avuto pieno successo, consentendo al neonato movimento di assumere un carattere nazionale. All'assemblea hanno partecipato anche molti sindacalisti di base, ed è stato letto un messaggio del Collettivo di Fabbrica della GKN di Campi Bisenzio (FI) che oltre ad appoggiare l'iniziativa ha rilanciato la mobilitazione operaia fissata dal Collettivo stesso per il 26 di marzo.
Gli studenti e le studentesse della Lupa hanno individuato alcuni punti sui quali sarà elaborata la piattaforma del movimento, indicando nel 18 febbraio prossimo la prima iniziativa nazionale. Politicamente alti i contenuti del confronto, al punto che in chiusura dal palco è stato detto che “noi studenti abbiamo una responsabilità storica (…) dobbiamo riannodare i fili con la storia del movimento rivoluzionario ed unire le lotte coi lavoratori”. Tutti i presenti hanno concordato che questo modello di scuola capitalista è irriformabile e va pertanto abbattuto.
Nel documento di convocazione dell'assemblea si legge : “La mancanza di socialità e spazi collettivi dopo due anni di pandemia, l’autoritarismo dei presidi manager, l’edilizia scolastica fatiscente, la mancanza di spazi di democrazia interni alle scuole e nel paese, la svendita della formazione ai privati e alle aziende, la competizione sfrenata che genera ansia, depressione e problemi psicologici sempre più crescenti, sono solo alcuni dei motivi che ci hanno spinto a costruire una forte opposizione al Governo Draghi e alle politiche di questo e dei precedenti governi sulla scuola.” (a parte pubblichiamo il testo integrale dei comunicati del Movimento La lupa)
Premesse ambiziose e coraggiose che noi appoggiamo in maniera totale e militante perché gli studenti e le studentesse della Lupa individuano giustamente nel governo del banchiere massone Draghi e nella sua politica generale il principale responsabile dell'oppressione di classe, anche studentesca, dipingendolo a ragione come il nemico principale da abbattere. Auguriamo un radioso futuro a questo movimento, che possa essere da traino per centinaia di migliaia di studenti e di studentesse del nostro Paese, e punto di riferimento per la loro unità su questi obiettivi d'avanguardia.
 
No alla scuola-lavoro, no alla “nuova” maturità. Chieste le dimissioni del ministro Bianchi.
Anche se non c'è stata una vera e propria piattaforma unitaria condivisa, tutte le piazze d'Italia hanno avuto come denominatori comuni la richiesta di abolizione dell'alternanza scuola-lavoro e di tutto il sistema di addestramento alla precarietà ampiamente trattata sul numero scorso de Il Bolscevico , la carenza di strutture oltretutto fatiscenti e la decisione del ministro Bianchi di ripristinare le modalità di esame del pre-Covid con le due prove scritte e l’orale. A ragione gli studenti denunciano che in questo modo non si tiene conto delle difficoltà degli ultimi anni di didattica a distanza e dell'emergenza provocata dalla pandemia.
Relativamente alla questione della alternanza scuola-lavoro gli studenti sono irremovibili nel chiederne l'immediata abolizione; salutiamo infatti con entusiasmo il sondaggio del sito Skuola.net che conferma ciò che il governo e il PD, che guida sia il ministero del lavoro che quello della istruzione, negano: in sostanza su 2.500 studentesse e studenti interpellati il 66% si dice d’accordo con le proteste studentesche contro il PCTO, ed appena 1 su 10 ha trovato l’esperienza “utile” dal punto di vista formativo, inoltre il 22% non ha ricevuto alcuna formazione sulla sicurezza prima di iniziare l'attività di lavoro gratuita.
Sulla proposta dell'esame di maturità, gli studenti denunciano: “se confermata, fa ben capire che il ministro non ha idea di ciò che è successo nelle scuole negli ultimi anni e qual è la situazione ora”; da mesi nonostante le studentesse e gli studenti del paese si mobilitino esprimendo la necessità di cambiare il modello di scuola nel nostro Paese il ministro si rifiuta di ascoltarli e incontrarli. È per questo che anche per venerdì 11 febbraio è prevista una nuova mobilitazione in tutte le piazze d'Italia. Gli studenti, oltre al ripristino del secondo scritto deciso singolarmente da ogni commissione e pertanto discriminatorio, contestano anche l’eliminazione della tesina interdisciplinare dalla prova finale.
Su questo punto si è detto a favore delle posizioni espresse dagli studenti il presidente dell'Anp (Associazione Nazionale Presidi), e anche la Cgil e la Flc pensano che non devono essere gli studenti a pagare le conseguenze di tre anni di didattica discontinua, in presenza, a distanza e mista. “Tre anni – continua il sindacato di Corso Italia - in cui le misure del Governo non hanno saputo fronteggiare tempestivamente l’emergenza sanitaria minando il diritto all’istruzione e facendo ricadere tutte le difficoltà di gestione scolastica causate dalla pandemia sugli studenti e sul personale scolastico, che hanno sempre dimostrato un grande senso di responsabilità”.
Alcune piazze hanno rilanciato anche altre specifiche richieste, fra le quali la fine della didattica a distanza e delle classi-pollaio, la convocazione di un tavolo col ministero per decidere cosa fare dei fondi del PNRR relativamente alla scuola e all'università, l'aumento del personale docente e ATA e dei loro stipendi, l'emissione di una circolare ministeriale rivolta ai presidi che vieti l'applicazione di sanzioni disciplinari nei confronti degli studenti in lotta e la revoca di quelle già emanate e soprattutto le dimissioni immediate del ministro Bianchi. Ci conforta che un denominatore di tutte le piazze italiane sia stato il ripetuto canto di “Bella Ciao”, che da al movimento una precisa connotazione antifascista; i numerosi slogan contro lo scuola-azienda che sforna manodopera prima gratuita nel PCTO e poi sfruttata, mostrano inequivocabilmente anche la natura anticapitalista della maggior parte delle studentesse e degli studenti in lotta.
 
Respinto il tentativo del ministro Bianchi di istituzionalizzare e dividere gli studenti
Una volta compreso il potenziale di questo nuovo movimento, il ministro Bianchi, criticato anche per non aver mai voluto confrontarsi con gli studenti, qualche giorno dopo la giornata di mobilitazione ha convocato un tavolo l'8 febbraio al quale però potranno partecipare solo i ragazzi e le ragazze delle consulte.
Le consulte sono organismi istituzionali provinciali dei quali fanno parte due studenti per ogni istituto secondario superiore che eleggono un presidente che siede nel consiglio nazionale che – sulla carta – può interagire col Miur formulando pareri e proposte. Questo sulla carta; in realtà si tratta semplicemente di organi studenteschi di rappresentanza istituzionale, puramente consultivi, senza alcun potere effettivo ad ogni livello e lontani anni luce dal protagonismo che i giovani hanno espresso nelle piazze in queste settimane; inoltre il paradosso è proprio che questi organismi nulla c'entrano coi promotori e coi i sostenitori di questa vastissima, ambiziosa e coraggiosa mobilitazione.
Ma gli studenti non sono stati così sprovveduti come piacerebbe a ministro e governo ed hanno immediatamente marchiato l'operazione come un grave tentativo di istituzionalizzare la protesta e dividere il fronte studentesco già di per sé variegato, potendo poi sostenere che lui gli studenti li ha incontrati ed ascoltati.
La Rete degli studenti Medi per mezzo di un suo portavoce ha affermato di sentirsi presa in giro dalle dichiarazioni e dall'iniziativa del ministro: “se il ministro pensa di disinnescare la rabbia degli studenti con una lettera a Repubblica e la convocazione di un tavolo al quale ha chiamato solo i ragazzi delle Consulte si sbaglia. Ci ha ignorati fino ad oggi e continua a farlo ma noi non ci fermiamo”.
Gli studenti dunque, sanno bene che quel tavolo in viale Trastevere servirà a produrre titoli sui giornali di regime del tipo “Il ministro Bianchi incontra gli studenti” e a nulla più, e sanno anche che per raggiungere i loro obiettivi a partire dai due principali (PCTO ed esame) occorre allargare la mobilitazione di piazza.
 
In piazza per una scuola libera dalle imprese e dal capitale
“Dal governo solo sfruttamento e repressione”, si leggeva su un cartello con il volto di Draghi barrato di rosso, ma anche “Nessuna ingerenza dei privati nell'istruzione” su un altro dove stavolta il protagonista era Berlusconi, simbolo del padronato mafioso, corrotto e aiutato dai politicanti borghesi.
Naturalmente il sistema formativo acritico e improntato solo sul prodotto di un modello di studente imbonito e irreggimentato, che accetti supinamente il suo destino nel precariato deregolamentato del lavoro salariato unicamente finalizzato al profitto delle aziende, è una criticità ben nota alle masse studentesche che vi si oppongono, così come è ormai chiaro che il PCTO deve essere immediatamente abolito.
E intanto per la scuola pubblica si profilano nuovi orizzonti sempre più ipotecati dal grande capitale. È il caso dei nuovi licei TED (Transizione ecologica e digitale) che dal prossimo anno dovrebbero diventare oltre un migliaio. Celebrati a tutto tondo dal ministro Bianchi, che parla di “salto di qualità” per tutto il sistema educativo italiano ma in sostanza, partendo da un termine caro ai giovani come quello della transizione ecologica, si offrono alle più grandi multinazionali del mondo, studentesse e studenti da modellare dall'inizio alla fine. Infatti è proprio il Consorzio Elis che sponsorizza questo indirizzo e se ne fa parte attiva. Un consorzio a cui partecipano giganti del settore armamenti come Leonardo, dell’energia fossile (Snam, Eni), della privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici (Acea, A2A, Iren), delle telecomunicazioni (Tim, Vodafone), dell’informatica (Microsoft) e ancora Toyota, Atlantia, Autogrill e l'agenzia di lavoro interinale Manpower. Il paradosso è che proprio queste aziende sono tra i responsabili (tra l'altro) del riscaldamento climatico. Quali soluzioni potranno mai ipotizzare per limitarlo facendo a meno delle fossili senza toccare il loro enormi profitti? È come far tenere un corso sull'antimafia al latitante Messina Denaro. Siamo certi che le studentesse e gli studenti sapranno smascherare l'inganno e sottrarsi a questa sporca operazione che cerca di coinvolgerli e sturmentarizzarli.
 
Ipocrisia e falsità del ministro Lamorgese
Dopo la feroce repressione poliziesca del 28 gennaio scorso, denunciata e testimoniata da vari filmati, che ha provocato decine e decine di feriti fra i giovani aggiungendo sangue al sangue di Lorenzo Parelli, la ministra degli interni Luciana Lamorgese ha fatto sapere di aver richiamato i prefetti “all'ascolto del dissenso” che viene dai giovani, appellandosi alla necessità di “dialogo”. Allo stesso tempo però l'ha di fatto giustificata con la necessità di fronteggiare le sedicenti infiltrazioni operate “da gruppi che hanno cercato gli incidenti”. Un modo ipocrita e vergognoso per negare le gravi responsabilità del governo e delle “forze dell'ordine”.
Come rilevava l'ANPI in un comunicato del 4 febbraio ricordando i fatti del G8 genovese del 2001, gli studenti malmenati hanno pagato di fatto il conto lasciato aperto da Forza Nuova e squadristi neri, liberi di assaltare armati di spranghe e bastoni la sede della CGIL il 9 ottobre scorso. Ma gli studenti non hanno fatto nulla per meritarsi ciò. Questa evidente diversità di trattamento fa capire quando e come governo e polizia decidono di usare la propria forza e contro chi: non contro i fascisti che devastano il maggior sindacato italiano, ma contro studenti e studentesse che lottano contro la distruzione della scuola pubblica italiana.
Prima della ministra aveva tuonato il sottosegretario leghista Nicola Molteni sponsor dei sindacati di polizia più destrorsi, che ha derubricato la repressione e i pestaggi al rango di “blocchi”, proponendo allo stesso tempo l'installazione di telecamere sulle tute degli agenti ed esaltando l'arrivo dei taser dal mese di marzo alle forze di polizia, come se le stesse non avessero già abbastanza strumenti per reprimere studenti e lavoratori.
 
Forte opposizione al governo Draghi
Nessuna repressione potrà fermare questo movimento in piena ascesa anche dal punto di vista politico, purché non si faccia ingannare o irretire dagli abbracci pelosi del PD che con Letta e soprattutto col Ministro del lavoro Orlando tenta di sfilarsi dalle responsabilità con frasi di comodo, nonostante la loro pluriennale opera di demolizione della scuola pubblica e del diritto al lavoro. L'OSA (Opposizione Studentesca Alternativa), ha rincarato la dose scrivendo che “PD e Lega sono le due facce della stessa medaglia, fautori dell'alternanza scuola-lavoro e della repressione ai danni di noi studenti come Bianchi. Noi non ci stiamo.” Gran parte degli studenti è stata critica anche nei confronti dell'intervento di Mattarella che ha invitato ad “ascoltare gli studenti” rilanciando l'impegno istituzionale di metter fine ai morti sul lavoro; l'ossessiva ripetizione di questi proclami e la costante inconcludenza degli stessi, unitamente a tutte le altre politiche antipopolari, antidemocratiche, restrittive e repressive che colpiscono in particolare studenti e giovani, contribuiscono a far loro maturare una crescente sfiducia nelle istituzioni e nei partiti di regime, nessuno escluso.
Un buon segno, che marca il primo passo verso il loro protagonismo e verso una sempre maggiore unità fra studenti e operai, perché comune è la battaglia per dar vita a una forte opposizione contro il governo Draghi e il capitalismo. Solo così essi potranno conquistare una scuola che sia veramente, pubblica, gratuita, non subalterna agli interessi del capitale ma governata dalle studentesse e dagli studenti.


9 febbraio 2022