In linea col Vaticano, i cattolici reazionari e i fascisti della Meloni
La Corte costituzionale boccia l'eutanasia
Il referendum era supportato da 1 milione e 240 mila firme
Bocciata anche la cannabis

 
Tanto tuonò che piovve. Fresco di nomina a presidente della Corte Costituzionale, il vecchio arnese ex Psi Giuliano Amato e la maggioranza dei suoi compari giudici della Corte, hanno bocciato i quesiti referendari legati all'eutanasia e alla legalizzazione della cannabis, mentre hanno approvato quattro dei cinque quesiti referendari neofascisti sulla giustizia presentati da Salvini, ad eccezione di quello sulla responsabilità civile dei magistrati.
In attesa che vengano depositate le motivazioni ufficiali, nelle note ufficiali della Consulta di questi giorni e dalle conferenze stampa tenute con tono saccente e arrogante dallo stesso Amato, per quanto riguarda la decisione del 15 febbraio sul quesito, riguardante l'abrogazione delle norme che di fatto impediscono l'eutanasia, cioè l'art 579 del codice penale che impedisce l'omicidio del consensiente, la Corte costituzionale ha deciso a maggioranza che il quesito promosso dall’Associazione Luca Coscioni e supportato da un milione e 240 mila firme, è “inammissibile, perché, a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”.
 
Risibile motivazione politica
Motivazione risibile perché il quesito referendario proponeva l’abrogazione parziale dell’art. 579 del cp, lasciando però inalterate "le disposizioni relative all’omicidio se il fatto è commesso: contro una persona minore degli anni diciotto; contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti; contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno".
Non solo, ma come ha commentato il costituzionalista Andrea Pugiotto: "il quesito conferma la punizione a titolo di omicidio volontario di chi provoca la morte altrui in assenza di un consenso validamente espresso. E la giurisprudenza sull’art. 579 c.p., sul suo accertamento, è rigidissima. Dunque, per esprimerlo validamente sarebbe stato necessario veicolarlo nelle forme della legge sul consenso informato, la 219/2017, che la stessa Consulta richiama nella sua sentenza del 2019 sul caso Cappato ". Dunque "più che un giudizio sull’ammissibilità del quesito, la Corte sembra che abbia anticipato il giudizio di costituzionalità sulla normativa di risulta "
Amato e compari, a parte una minoranza di giudici che si è opposta, conoscendo benissimo il diritto italiano e quello straniero, il quesito proposto, le sentenze della Cassazione, alcuni processi penali in corso legati alla materia, persino alcune direttive della stessa Consulta, sapendo che l'opinione pubblica da tempo è in attesa di un cambio legislativo in una materia così delicata, che coinvolge direttamente e indirettamente la vita e la sofferenza di milioni di persone in materia di fine vita, hanno cercato invano di gettare fumo negli occhi delle masse, bloccando il referendum, dando la colpa alla formulazione del quesito referendario, per nascondere la loro volontà politica, infame, volta a impedire ad ogni costo che venisse indetto un referendum abrogativo che, non ci vuole un genio a capirlo, avrebbe visto stravincere il Si all'eutanasia legale e indebolito quindi il regime neofascista e la sua sudditanza alle gerarchie ecclesiastiche garantita dal Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa di mussoliniana e craxiana memoria.
Lasciando in piedi quindi la fascista legislazione vigente, frutto marcio degli interessi e delle pressioni delle case farmaceutiche sulla pratica clinica e sulla formazione dei medici, e dell'influenza del terrorismo psicologico operato dalla chiesa cattolica nei confronti del personale sanitario in generale. Si arriva ai limiti della tortura, costringendo il paziente che vuole morire a un vero e proprio calvario, com'è stato il caso di Piergiorgio Welby, completamente paralizzato dalle conseguenze della terribile sclerosi laterale amiotrofica, eppure perfettamente lucido nelle sue facoltà intellettive.
Lo spiega a "Il Dubbio" il professore e avvocato Tullio Padovani, Accademico dei Lincei, cha sostenuto le ragioni del referendum sull’eutanasia legale rappresentando “La Società della Ragione” e altre associazioni votando contro la decisione presa a maggioranza dalla Corte: "Il dispositivo della Corte riproduce in sintesi la motivazione della sentenza della stessa Consulta del 2018 che sospese la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 580 cp (Istigazione o aiuto al suicidio) sollevata dalla Corte di Assise di Milano nel caso Dj Fabo. Si rispose, rinviando al Parlamento, che non si poteva dichiarare l’incostituzionalità perché bisognava salvaguardare le persone fragili e vulnerabili. Ora ci troviamo dinanzi alla stessa motivazione. L’errore è quindi duplice.
Il primo errore consiste nel fatto di invocare una circostanza che non risponde alla realtà normativa. La tutela delle persone più deboli e più fragili è amplissimamente rassicurata dalla piena e integrale sopravvivenza della disposizione del terzo comma dell’articolo 579 c.p. che garantisce i requisiti di validità del consenso..." "Questi paletti sono talmente stretti – nel senso che definiscono tutta una serie di circostanze – e nello stesso tempo talmente ampi – perché definiscono quelle stesse situazioni in modo vago – che a posteriori non sono stati mai accertati. Il 579 cp sta lì a sancire il principio di indisponibilità della vita ma non ha mai ricevuto alcuna applicazione, perché mai si è riconosciuto un valido consenso alla propria uccisione. Quindi le persone fragili sarebbero state tutelate esattamente come lo sono ora… La seconda ragione per Padovanii è che :"Una motivazione che era stata utilizzata per rigettare una questione di costituzionalità è stata utilizzata in sede impropria, ossia per giudicare dell’ammissibilità o meno di un quesito referendario, che invece andrebbe vagliata solo tenendo presente i casi previsti dall’articolo 75 della Costituzione (Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali). Invece i giudici costituzionali sono andati ad esaminare una eventuale normativa di risulta, facendo considerazioni completamente avulse dal contesto di ammissibilità ".
"E invece per il referendum eutanasia si è andati oltre. " Il professore sostiene inoltre l'assurdità del concetto di vuoto normativo espresso da Amato e compari per rafforzare la bocciatura del quesito: "Ma quale vuoto normativo? Non è vero che sarebbe accaduto questo. Quando hanno dichiarato la parziale incostituzionalità dell’aiuto al suicidio è la Corte stessa che si è chiesta come colmare il vuoto normativo. E ci è risposti di ricorrere alla legge del 2017 “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento ”, che è l’unica che esiste in materia di fine vita. La giustificazione del vuoto normativo è pretestuosa. "Non vedendo ragioni giuridiche alla base della decisione della Consulta non posso che vedere ragioni politiche.
Questa materia non è semplicemente divisiva perché – lo sappiamo tutti – la maggioranza degli italiani sarebbe stata favorevolissima alla soluzione prospettata dal referendum. Ma noi in Italia abbiamo l’ipoteca dello Stato della Città del Vaticano che su certe materie è ente sovrano. Si ricordi, perdere il dominio in queste materie significa perdere il potere sui corpi… E la Chiesa non vuole assolutamente perdere questo controllo ."
Anche Vladimiro Zagrebelsky , intervistato da "La Stampa" ha parlato di decisione autoritaria da parte della Corte: "Si è stabilito che in Italia esiste, e non si può contestare neanche con il voto popolare, il dovere di vivere. I cittadini italiani non sono liberi di decidere a maggioranza se la vita è un dovere. Devono subirlo invece questo dovere. Noi siamo stati condannati a vivere. La nostra vita non ci appartiene: questo ci ha detto la Corte Costituzionale.".."È difficile vivere in un Paese che da un lato si proclama democratico e liberale ma che dall’altra parte ti obbliga a vivere anche se tu ritieni che la tua vita non sia più degna di essere vissuta ".
Esultano i fascisti e le associazioni ultracattoliche e "Pro Life", vergognosamente la Conferenza episcopale italiana gioisce apertamente per la decisione.
Per Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, la bocciatura "è una brutta notizia per la democrazia nel nostro paese, sarebbe stato una grande occasione su un tema che tocca la società italiane, e soprattutto le persone che saranno costrette ad attendere ancora molto tempo. Ma la battaglia per l'eutanasia legale non si ferma, useremo ogni strumento per noi utile per arrivare a un diritto umano e civile che deve essere conquistato dal nostro paese. Il referendum sarebbe stata la strada più utile ma lo faremo lo stesso ".
Mina Welby ha dichiarato all'Ansa: "Sono triste e delusa, i più vulnerabili sono inascoltati ". "Provo tanta tristezza pensando alle persone più vulnerabili le cui richieste resteranno inascoltate. Io ero sicura che la corte avrebbe deliberato a favore di questo referendum e sono rimasta molto delusa. Rimane l'ultima "speranza" del Parlamento...vorrei personalmente fare qualcosa per sensibilizzare al tema, non so ancora cosa ".
 
Motivazione pretestuosa e falsa sulla cannabis
Stesso copione per quanto riguarda la cannabis, il giorno successivo, il 16 febbraio, la Corte ha bocciato il referendum sulla legalizzazione, queste le motivazioni addotte dallo stesso Amato in conferenza stampa:
"Il referendum non era sulla cannabis, ma sulle sostanze stupefacenti. Si faceva riferimento a sostanze che includono papavero, coca, le cosiddette droghe pesanti. E questo era sufficiente a farci violare obblighi internazionali".."basti dire che il quesito è articolato in 3 sotto quesiti. Il primo relativo all'articolo 73 comma 1 della legge sulla droga prevedeva che scomparisse tra le attività penalmente punite la coltivazione delle sostanze stupefacenti di cui alle tabelle 1 e 3, quelle che includono il papavero e la coca, le cosiddette droghe pesanti, mentre la cannabis è alla tabella 2. Già questo è sufficiente per farci violare obblighi internazionali plurimi che abbiamo e che sono un limite indiscutibile dei referendum. E ci portano a constatare l'inidoneità dello scopo perseguito ", ha concluso.
Durissima la replica del Comitato promotore di cui fanno parte, tra gli altri, l'associazione Luca Coscioni, Meglio Legale e il Forum Droghe, che hanno raccolto oltre 600mila firme:
"Le motivazioni addotte dal presidente Amato e le modalità scelte per la comunicazione, sono intollerabili. Il quesito non vìola nessuna convenzione internazionale tanto è vero che la coltivazione è stata decriminalizzata da molti paesi, ultimo tra questi Malta. Il riferimento del Presidente alle tabelle è fattualmente errato: dall'anno della bocciatura della Legge Fini Giovanardi (2014) il comma 4 è tornato a riferirsi alle condotte del comma 1, comprendendo così la cannabis. La scelta è quindi tecnicamente ignorante e esposta con tipico linguaggio da convegno proibizionista. Si è persa l'unica occasione di cambiare le leggi sulle droghe che in questo Paese nessuno ha il coraggio di toccare, nemmeno chi dice di voler riformare la giustizia ".
Dunque ancora una volta una motivazione pretestuosa e falsa che usa impropriamente tabelle riformulate dopo l'annullamento della iperproibizionista legge Fini-Giovanardi, a dimostrazione del fatto che il "dottor sottile" non conosce le tabelle della normativa vigente o, il che è lo stesso, fa "sottilmente" finta di non conoscerle, in maniera arroggante e a reti unificate, per mandare un chiaro segnale al variegato e deluso movimento antiproibizionista circa il fatto che, anche per quanto riguarda le droghe leggere, la canapa indiana e i suoi derivati, sia per quanto riguarda l'uso che la produzione come per la detenzione, le mostruose, filomafiose e fallimentari politiche repressive della proibizione, tanto care anch'esse al Vaticano, oltre che al narcotraffico (i cui padrini e famiglie spesso e volentieri sono "grandi elettori" dei politicanti del regime neofascista di destra e di "sinistra") continueranno come e peggio di prima.
Continuare a proibire l'uso, la coltivazione, la distribuzione e la detenzione della canapa anche per uso ricreativo va innanzitutto contro la logica. Lo sanno anche i sassi ormai che i danni derivanti dal fumo (anche passivo) di sigari e sigarette e dal consumo di alcol, producono centinaia di migliaia di morti, malati e feriti ogni anno in Italia, senza che questo costituisca motivo per ricorrere al proibizionismo. Anzi, le imposte statali che lo stato incassa dai proventi delle vendite di alcol e tabacco, sono davvero importanti, come sarebbero stati importanti quelli derivanti dalla vendita della cannabis legale ad uso ricreativo (calcolati in almeno 7 miliardi di euro l'anno, curiosamente la stessa cifra che il Vaticano dovrebbe dare all'Italia se fosse costretto a pagare le tasse sulle sue attività commerciali e le sue proprietà).
Senza considerare il risparmio enorme degli inutili costi della macchina repressiva dello stato (indagini, detenzioni, processi, diritti negati) nei confronti dei consumatori della cannabis, spesso e volentieri malati che riescono a curare il dolore solo grazie a questa sostanza e ai suoi derivati. Costi, uomini e mezzi che si sarebbero potuti spostare sulla repressione di ben altri reati, quelli commessi dai colletti bianchi, che invece, specie dopo la controriforma Cartabia, godono di sostanziale impunità.
Si è preferito far continuare a incassare montagne di denaro ai boss del narcotraffico, spingendo nell'economia illegale i consumatori di questa sostanza e si rallenta di fatto l'esplosione dello sviluppo industriale di tutto il comparto della canapa in Italia, impedendo la creazione di migliaia di posti di lavoro.
Questa pianta ha una serie impressionante di potenziali usi che vanno dal tessile alle costruzioni, dall'integrazione alimentare alla ristorazione, passando per la bonifica dei terreni inquinati fino addirittura con il bioetanolo di canapa alla produzione di carburante.
Va ricordato che il proibizionismo contro la cannabis infatti è nato negli Usa nel secolo scorso, culminato nel 1937 nel "marjiuana tax act" del presidente FD Roosvelt, dopo che il capitalista Henry Ford brevettò un'automobile costruita in gran parte in canapa e soia, in grado di essere alimentata con combustibile derivante dalla canapa (l'etanolo appunto), cosa che fece precipitare nel panico tutto il settore industriale legato alla produzione e all'estrazione del petrolio e all'industria petrolchimica e della plastica, che portò subito dopo la seconda guerra mondiale a tutta una serie di norme ultraproibizioniste volute in tutto il mondo dal "partito del petrodollaro".
Il paradosso è che oggi, con un semplice smartphone o pc, anche con pochi spicci chiunque in Italia può comprare su un broker online o le varie banche online e offline titoli legati alla canapa, prodotta anche per uso ricreativo, con tanto di pagamento di imposte sugli eventuali profitti. Ma non si può utilizzarla e produrla, se non nella cosiddetta versione "light" contenente però una quantita di THC inferiore allo 0, 5%, che può essere acquistata nei numerosi negozi fisici in Italia come su internet.
La psicosi normativa italiana vigente rende poi possibile acquistare i semi delle piante per "collezionismo", ma proibisce con il carcere chi coltiva piante di erba non light. Anche in questo caso la decisione appare ultraproibizionista, illogica, reazionaria, giuridicamente insostenibile, antieconomica, filomafiosa e intrisa di clericalismo, il clero infatti deve difendere le sue potenti, lucrose e vergognose "comunità di recupero" dei tossicodipendenti alla Muccioli, senza che per questo, magari lo stesso alto clero non ricicli denaro proveniente dalla produzione legale o illegale della canapa, o investa in questo stesso mercato, come prima o poi verrà fuori sicuramente.
Da parte loro Pd, Leu e M5S, impegnati a sostenere il governo sotto la regia di Mattarella e dello stesso Amato, sulle due bocciature balbettano, ipotizzando leggi da approvare in fretta, specie sull'eutanasia, senza attaccare il Vaticano e Amato, quando sanno benissimo che non c'è più il tempo rimasto per farlo da qui a fine legislatura, né la volonta politica di farlo, anche perché lo avrebbero già fatto se solo l'avessero voluto davvero, per esempio quando erano maggioranza ai tempi del governo Conte II. Le loro reazioni contorte, la loro condotta governativa e legislativa in materia è esattamente reazionaria, clericale, filomafiosa e retriva tanto quanto le posizioni della Corte e dei fascisti vecchi e nuovi che esultano, questa è la verità, tant'è vero che governano insieme.
Politicamente quindi la bocciatura dei referendum su eutanasia e cannabis sono la dimostrazione del fatto che la nomina di Amato viene da lontano ed è una garanzia per la classe dominante borghese, per il regime neofascista, per il Vaticano e per i fascisti vecchi e nuovi che la Corte, organismo che in teoria dovrebbe difendere la Costituzione e bocciare norme, sentenze, proposte referendarie contrarie alle norme costituzionali, sia totalmente sotto il controllo del regime neofascista, come se non bastasse l'affossamento di fatto e di diritto della defunta Costituzione borghese del 1948.
Ulteriore vergognosa prova è data dal fatto che Amato, nei suoi sproloqui televisivi da quando è presidente della Corte, non ha mai detto una sola parola sullo scioglimento dei gruppi neofascisti e neonazisti, come avrebbe dovuto, specie rivolgendosi a Draghi, il quale come si vede non ha nessuna intenzione di sciogliere Forza Nuova e CasaPound, come avrebbe dovuto fare dopo l'assalto alla CGIL .
Anche questa decisione della Consulta è l'ennesima prova provata che è ora di affossare questo nero governo e questo regime, nell'ambito della lotta contro il capitalismo e per il socialismo e la conquista del potere politico del proletariato, che è poi la madre di tutte le questioni.

23 febbraio 2022