Elezioni presidenziali in Francia
Il destro Macron batte la fascista Le Pen
16,6 milioni gli astenuti

 
I risultati del turno di ballottaggio del 24 aprile delle presidenziali francesi hanno sancito la larga vittoria del destro Emmanuel Macron sulla fascista Marine Le Pen e la sua riconferma per il secondo consecutivo mandato quinquennale. Macron, ricandidato per La Republique en marche, ha ottenuto 18,8 milioni di voti pari al 58,54% di quelli validi, la sua rivale Le Pen candidata dal Rassemblement national è arrivata fino a 13,3 milioni di voti pari al 41,46% di quelli validi.
Un dato importante del ballottaggio è stato quello dell'astesionismo che sommando gli oltre 13,6 milioni di elettori che hanno disertato le urne, i 2,2 milioni di schede bianche e le 790 mila nulle raggiunge gli oltre 16,6 milioni e si piazza in valore assoluto circa a metà strada tra i due cavalli della borghesia che correvano per la poltrona presidenziale. L'astensionismo in altre parole è stato il voto di oltre un terzo dei 48,7 milioni di elettori, un dato record per il ballottaggio delle presidenziali che conferma la tendenza già messa in evidenza alle elezioni europee del 2019 quando superò la metà del corpo elettorale. Dunque, rispetto all'intero corpo elettorale, Macron ha ottenuto poco più del 38% e Le Pen il 27%.
La sera del 24 aprile Macron è sceso sugli Champs de Mars, davanti alla Torre Eiffel, e preceduto dall'esecuzione dell'Inno alla gioia, l'inno ufficiale dell'Ue, ha tenuto il breve discorso della vittoria che ha seguito la traccia dello slogan "una Francia più libera e un'Europa più forte”. Dall'Europa e in particolare dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, ha tenuto a precisare l'Eliseo, è arrivata la prima telefonata di congratulazioni per la rielezione, seguita da tutti gli altri da Draghi a Zelensky, da Biden a Putin che gli ha augurato "sinceramente successo nella tua attività di statista, buona salute e benessere". Il premier italiano Mario Draghi ha sottolineato che "la vittoria di Macron è una splendida notizia per tutta l'Europa. Siamo pronti da subito a continuare a lavorare insieme, con ambizione e determinazione, al servizio dei nostri paesi e di tutti i cittadini europei", puntando a rilanciare il ruolo imperialista di guida dell'Europa del tandem tra Parigi e Roma da loro costruito.
Il ballottaggio del 24 aprile ha replicato l'esito delle presidenziali del 2017 quando Macron vinse con il 66,10% contro il 33,90% di Le Pen, oltre 20 milioni di voti contro i poco più di dieci della rivale.
La fascista Le Pen ha accorciato le distanze e ha potuto contrabbandare il suo risultato elettorale come una "vittoria eclatante". La borghesia francese ha voluto puntare ancora una volta sul cavallo centrista Macron e la sua rincorsa alla poltrona presidenziale è stata indebolita anche dalla questione della sua posizione filo Putin certificata dagli svariati milioni di rubli incassati da Mosca a sostegno della sua comapagna elettorale presidenziale del 2017. Questa volta aveva rinunciato al contributo di Putin e i 10 miliardi di euro per finanziare la corsa all'Eliseo li aveva ricevuti dall'ungherese Orban, se non è zuppa è pan bagnato.
Nel discorso di ringraziamento Macron ha puntato soprattutto sui temi interni anche per allungare il momento favorevole almeno fino alle elezioni politiche del 12 e 19 giugno e garantirsi la maggioranza all'Assemblea nazionale. Si è presentato con l'oramai consueto "sarò il presidente di tutti", compresi quelli che hanno votato per l'estrema destra e si è impegnato a trovare "risposte efficaci alla rabbia che è stata espressa" col loro voto. Non ha avuto nessuna preoccupazione dalla “sinistra” borghese presente in parlamento, dalle formazioni storiche del partito comunista revisionista e del partito socialista dissolte nel primo turno del 10 aprile. Il candidato del Pcf Fabien Roussel è finito tra gli ultimi con di 800 mila voti pari al 2,28% di quelli validi e ancora peggio è stato il risultato della socialista Anne Hidalgo, sindaca di Parigi, che con poco più di 600 mila voti pari all'1,75% di quelli validi è finita al decimo posto sui 12 candidati, in fondo all'abisso per un partito che nel 2017 occupava la poltrona presidenziale con Francois Hollande. La principale formazione della sinistra parlamentare che ha resistito è stata la France Insoumise il cui candidato Jean-Luc Melenchon è arrivato a poca distanza dalla Le Pen: nel turno del 10 aprile Macron ha vinto con 9,7 milioni di voti, la Le Pen ne ha ottenuti 8,1 e Melenchon 7,7.
Macron guardava all'opposizione di destra che è riuscito a contenere ma ne ha un'altra di cui deve tenere conto, si è espressa col voto dell'astensionismo e nelle proteste nelle piazze di diverse città con scontri e arresti subito dopo la pubblicazione dei risultati elettorali. Prima del ballottaggio era palesata dallo slogan che girava tra gli studenti della Sorbona "né Macron né Le Pen" che respingeva l'invito di Melanchon di dirottare i suoi voti sul presidente uscente. "Quello che non avremo dalle urne, lo avremo dalla piazza" era stampato sullo striscione alla testa del corteo del 24 aprile di centinaia di manifestanti a Rennes; altrettanti sfilavano nel centro di Parigi, nel quartiere di Les Halles, nel centro di Nantes, a Tolosa al grido di "Né Macron, né Le Pen, rivoluzione", a Caen e a Strasburgo.

4 maggio 2022