Eni in testa
Il caro energia ingrassa le multinazionali e impoverisce i popoli

 
La crisi economica prodotta dalla pandemia, l'invasione neonazista dell'Ucraina da parte del nuovo Zar Putin e le politiche lacrime e sangue portate avanti dai governi per scaricare i costi della crisi sulle masse popolari stanno producendo, specie negli Usa e nella Ue imperialista, un'inflazione galoppante che in particolare nel nostro Paese è ai livelli più alti degli ultimi trent'anni e rappresenta un vero e proprio salasso per il nostro martoriato popolo.
L'inflazione, cioè la perdita del potere di acquisto e quindi del valore della moneta (più correttamente chiamata valuta Fiat), in questo caso l'euro, è in gran parte dovuta all'aumento del costo delle materie prime.
In particolare, com'è noto, l'Italia è un Paese trasformatore di energia, dipende quindi per il petrolio, il gas, il grano e molto altro ancora dalle importazioni da altri paesi.
La legge fondamentale del capitalismo monopolistico e in putrefazione, ossia l'imperialismo, è la legge del massimo profitto ed è la causa che ha portato i governi degli ultimi decenni, tanto della destra quanto dalla "sinistra" borghese, a non investire sulle energie rinnovabili e sulla messa in sicurezza del territorio e della salute delle masse come invece avrebbero dovuto per combattere, per quanto possibile vigente il capitalismo, contro i cambiamenti climatici e l'inquinamento, prodotti dallo stesso capitalismo e la stessa dipendenza dall'estero per quanto riguarda le forniture, ma anzi si è andati nella direzione opposta, quella di insistere sull'uso dei combustibili fossili, con tanto di partecipazione dell'Italia a guerre imperialiste per depredare i paesi poveri e le loro fonti di materie prime in nome e per conto appunto dei monopoli italiani e dei loro profitti, cosa che unita alla sciagurata privatizzazione del mercato dell'energia (che come si vede non ha affatto portato il consumatore ad "avere più scelta, meno costi e più rispetto per l'ambiente" come truffaldinamente è stato fatto credere, cosa del resto già avvenuta con la privatizzazione del mercato della telefonia), sta producendo quindi un aumento esponenziale dei costi delle bollette per i privati e per le aziende, in particolare per quanto riguarda la benzina, la corrente elettrica e il gas metano per il riscaldamento.
Tutto questo potrebbe far pensare che vi sia quindi una crisi delle stesse società, a cominciare dall'Eni, che importano l'energia e la vendono al popolo italiano, ma secondo i dati non è affatto così, tutt'altro, a dimostrazione del fatto che anche in tempo di crisi i profitti in alcuni settori esplodono per i padroni e per i monopoli, mentre le masse annegano nella miseria e tante piccole e medie imprese sono costrette a chiudere.
Per esempio l’utile lordo dell'Eni è passato dagli 1,3 miliardi del primo trimestre 2021 a 5,1 miliardi di oggi, +300%, mentre i profitti netti passano da 270 milioni di euro a 3,2 miliardi (+1.200%)e questo avviene mentre i volumi complessivi delle forniture da parte di Eni siano in calo (-3% e -5% rispetto al primo trimestre e quarto trimestre 2021.
Tutto questo è possibile per Eni grazie all’aumento dei prezzi medi di realizzo: +64% il petrolio e +135% il gas, il cui prezzo spot in particolare (Psv) è salito del 426% in un anno.
Del resto già l’ultimo trimestre 2021 è stato da record per Eni con 2,1 miliardi di utili netti sui 4,7 totali lordi dell’anno, il migliore risultato dal 2012 (+600% sugli ultimi tre mesi del 2020), sempre appunto grazie ai rincari del costo dell'energia, il gas in particolare.
Il tutto ovviamente manda in estasi mistica i vertici dell’Eni e il suo amministratore delegato Claudio Descalzi in particolare, che interpreta il tutto come: “un segnale della solidità del gruppo”, affermazione che, a fronte del caro-bollette, della crescente inflazione, del fatto stesso che gran parte di questa energia sia stata estorta ai popoli oppressi e poi rivenduta agli italiani con profitti stellari per i dirigenti dell'Eni (e non certo per gli operai e i lavoratori dipendenti dell'azienda) è la prova provata che gli interessi della borghesia sono del tutto opposti a quelli del proletariato e delle masse popolari, come sono del tutto insufficienti le misure del governo del banchiere massone Draghi per calmierare l'inflazione e il caro-vita, soprattutto se si pensa all'infame e mostruoso aumento delle spese militari, alla sciagurata e incostituzionale fornitura di armi al governo ucraino in funzione della difesa degli interessi dell'imperialismo dell'ovest e quindi italiano che fra l'altro vedono quindi l'Italia oggettivamente entrare in guerra contro l'imperialismo russo, con tutto quello che questo comporta, a cominciare dal rischio di una nuova terrificante guerra mondiale.
L'esplosione dei profitti è tale che lo stesso governo starebbe pensando di aumentare la tassa sui cosiddetti “extra-profitti” per le aziende energetiche, già decisa nel dl Bollette in discussione al Senato.
Da parte dell'immonda maggioranza che sostiene Draghi a Palazzo Chigi, a parte il "centro-destra", tutti i partiti chiedono di alzare la tassa sugli extra-profitti, che è oggi fissata al pagamento di un ridicolo 10% , con un incasso stimato da parte dello Stato di circa 4 miliardi.
Sia Giuseppe Conte a nome del M5S che il Pd hanno chiesto di portarla al 25%, che è certamente più del doppio del 10% attuale, ma rimane decisamente insufficiente per ragioni di necessità del popolo italiano, di equità sociale e di decenza.
Contro l'aumento si è già schierata la Confindustria, ma la linea non è sposata dalle sue stesse associazioni settoriali, per esempio da Assofond, l’associazione nazionale delle Fonderie, che si è detta favorevole all'aumento della tassazione.
Dunque Pd e M5S con questa proposta sono sulle posizioni della "sinistra" padronale, non c'è proprio nulla che possa farli parlare di equità e redistribuzione dei profitti verso il basso, tanto più se si pensa appunto che se anche rientrassero nelle tasche dello stato più soldi da questa misura, gli stessi denari andrebbero in gran parte non nella direzione della lotta contro il caro-vita e l'inflazione, ma verso le spese militari e quindi nella direzione del rafforzamento e dell'aumento dei profitti proprio di quegli stessi monopoli (e dei produttori di armi) che si vorrebbero tassare maggiormente, i quali quindi si toglierebbero dei soldi (pochi) da una tasca per rimetterli (tanti) nell'altra.
A dimostrazione del fatto che nell'epoca dell'imperialismo sono gli stati e quindi i governi dei paesi imperialisti ad essere dentro e al totale servizio dei monopoli e non certamente il contrario.
Tornando ai rincari del gas, che hanno un forte impatto sui prezzi dell’energia elettrica, va ricordato che gran parte di quello italiano è importato da Eni, Enel ed Edison.
Circa la metà del fabbisogno italiano è appunto di Eni che acquista due terzi dei suoi volumi con prezzi tenuti bassi da contratti pluriennali (specie con la russa Gazprom), solo un terzo è acquistato sui mercati che risentono dei prezzi impazziti espressi dalla Borsa di riferimento (ed esattamente il mercato Ttf di Amsterdam), che però fa il prezzo finale dei due terzi del gas che a sua volta Eni rivende agli italiani, con profitti stellari.
Quindi Eni compra per due terzi a prezzo bloccato, ma rivende a prezzo di mercato in nome del sacro profitto. Una condotta criminale che vede dunque una valanga di soldi finire nelle tasche dei suoi azionisti, che peraltro per il 45% si trovano all’estero.
Il gruppo Eni ha persino deciso un programma di riacquisto di azioni proprie per 1,1 miliardi, che , specie se il prezzo del petrolio dovesse superare i 90 dollari al barile, salirà fino a 2,5 miliardi, per sostenere così il titolo in borsa e far felici gli azionisti, garantendo allo stesso Descalzi un terzo mandato alla guida del gruppo a partire dall'aprile del 2023.
Un pugno di pescecani capitalisti dunque casca sempre in piedi e si riempie la tasche sulle spalle del martoriato popolo italiano che spesso e volentieri non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena.
Nella lotta totale contro il regime neofascista e il governo del banchiere massone Draghi, che va buttato giù da sinistra e dalla piazza, il PMLI rivendica anche per combattere il caro-vita, il lavoro stabile a tempo pieno, a salario intero e sindacalmente tutelato per tutti i lavoratori e i disoccupati, nel frattempo erogando il Reddito minimo di emergenza per tutta la durata della pandemia (che non è affatto finita, purtroppo) di 1.200 euro al mese per tutti i disoccupati e i senza reddito, migranti inclusi.
Per quanto riguarda le fonti energetiche ribadiamo la nostra lotta per: il divieto di costruire centrali nucleari, per potenziare la ricerca e l'utilizzazione dell'energia solare, geotermica, delle acque, dei venti e di tutte le fonti energetiche rinnovabili con modalità e tecniche pulite, per Piani di finanziamento pubblici per incentivare e agevolare l'installazione di impianti a energia solare e fonti energetiche pulite nelle abitazioni nonché per dotare di tali impianti anche gli edifici pubblici (scuole, ospedali, ecc.) su tutto il territorio nazionale.
Tutte le risorse che a oggi vengono utilizzate direttamente o indirettamente per la ricerca, l'estrazione e la lavorazione delle fonti fossili, devono essere dirottati in toto alle energie rinnovabili. Fino al completamento della “riconversione ecologica della società”, che non potrà mai essere realizzata dal capitalismo, lo Stato deve garantire interventi pubblici per scongiurare il caro benzina o gasolio nelle congiunture in cui si registra nel mercato capitalistico un forte aumento del prezzo degli idrocarburi.
Urge cancellare le privatizzazioni e rinazionalizzare l'Eni e l'Enel.
Il tutto tenendo ben dritta la barra verso il socialismo, lottando contro ogni imperialismo, per l'uscita dell'Italia dalla Ue imperialista e dalla Nato e invitando il nostro popolo a insorgere in caso di partecipazione del nostro Paese ad un nuovo conflitto mondiale.

1 giugno 2022