Vilnius vieta il transito terrestre delle merci soggette a sanzioni dirette a Kaliningrad
La Russia minaccia la Lituania
Putin annuncia che è quasi pronto il supermissile balistico intercontinentale

 
L'inizio del quinto mese di quella che Mosca continua a chiamare una "operazione militare speciale" in Ucraina, ossia l'aggressione e l'invasione dell'Ucraina scatenate il 24 febbraio scorso, registra una serie di episodi che vanno dal passo indietro della linea del fronte col ritiro dell'esercito ucraino da Severodonetsk nel Donbass al nuovo attacco missilistico russo su Kiev e su Kremenchuk, dove è stato colpito un centro commerciale causando 16 di vittime e decine di feriti; dalla scoperta di più di 100 cadaveri sotto le macerie nel distretto di Livoberezhny a Mariupol all'accendersi di una nuova area di crisi con le minacce del Cremlino alla Lituania, dopo che Vilnius aveva vietato il transito terrestre verso l'enclave russa di Kaliningrad delle merci soggette alle sanzioni decise dalla Ue, e alla Polonia messa nel mirino dal ministero della Difesa russo che sottolineava di aver ucciso "fino a 80 mercenari polacchi" in un bombardamento nell'Ucraina orientale.
Il blocco delle merci sanzionate deciso dalla Lituania sembrerebbe di scarse conseguenze pratiche ma con un chiaro segnale politico da parte dei paesi imperialisti della Ue verso il concorrente imperialista russo e innescava una escalation di bellicose dichiarazioni tra Mosca e Washington e di altrettanto pericolose minacce dalla Russia alla Lituania. Dichiarazioni che come un falò bruciavano rapidamente in pochi giorni per lasciare il posto a altri argomenti nello scontro tra l'imperialismo dell'Ovest e dell'Est alimentato dalla criminale aggressione dell'armata nazista del nuovo zar Putin all'Ucraina.
Il governo lituano annunciava il 20 giugno di aver applicato, d'intesa con la Commissione europea, le misure definite nel quarto pacchetto delle sanzioni europee contro la Russia e bloccato il passaggio via terra di materiali ferrosi e da costruzione, elettrodomestici, auto e loro parti di ricambio, varie merci di lusso, compresi caviale, sigari e cavalli diretti a Kaliningrad. Il transito di passeggeri e merci non sanzionate continuava ininterrotto, non c'è un blocco totale della striscia di terra russa, incastonata tra Lituania e Polonia e sede del quartier generale della flotta russa nel Mar Baltico su cui è affacciata, assicurava da Vilnius la prima ministra lituana Ingrida Simonyte. La decisione aveva un parziale effetto pratico, dato che colpiva un volume di circa il 30% delle merci in transito verso l'enclave russa che potevano essere trsportate via mare, ma un chiaro significato politico.
Un significato che il Cremlino comprendeva appieno e scatenava la sua rabbiosa reazione verbale anzitutto verso la Ue e le minacce alla Lituania. Mosca sosteneva che le restrizioni decise da Vilnius violano la dichiarazione congiunta sul transito per Kaliningrad attraverso la Lituania firmata con l’Unione europea nel 2004, prima che il paese baltico diventasse membro dell’Ue e della Nato. Può darsi, ma allora l'imperialismo russo non aveva aggredito l'Ucraina.
In sequenza il ministero degli Esteri russo convocava il capo della delegazione Ue in Russia, il tedesco Markus Ederer, per esprimere la sua risoluta protesta e chiedere l'immediato ripristino del transito delle merci, altrimenti sarebbero seguite misure di ritorsione; Andrey Klimov, vicecapo della Commissione Esteri della Camera alta del Parlamento, intimava all’Unione europea di cambiare le decisioni su Kaliningrad altrimenti la Russia avrebbe avuto mano libera per risolvere la questione del transito con "qualsiasi mezzo", sottointendendo anche quello militare; Nikolaj Patrushev, segretario del Consiglio di sicurezza del Cremlino e uno dei fidati consiglieri presidenziali, volava a Kaliningrad per dichiarare che la Russia reagirà a tali "atti ostili" con misure appropriate e le loro conseguenze avranno "un impatto negativo significativo sulla popolazione della Lituania". Fra queste ci potrebbe essere la più volte ventilata a Mosca revoca dello status "non nucleare" della regione che già ospita i missili balistici Iskander in grado di portare testate nucleari.
Le minacce russe a Vilnius chiamavano in campo l'imperialismo americano e la Casa Bianca ribadiva il sostegno alla Lituania, partner Nato, e garantiva l'applicazione dell'articolo 5 dell'Alleanza atlantica che prevede "che un attacco contro un Paese alleato è un attacco contro tutti". La frenesia bellicista correva da Mosca a Washington e ritorno, con il ministero degli esteri russo che prendeva la posizione della Casa Bianca come una prova che il divieto di transito di alcune merci verso la regione di Kaliningrad varato dalla Lituania "è stato chiaramente introdotto sotto diktat degli Usa". Una posizione propagandistica che ha un punto debole determinante: senza l'invasione russa dell'Ucraina del 24 febbraio non sarebbe nata la questione di Kaliningrad e l'apertura di un altro punto di scontro interimperialista tra Mosca e Ue - Usa.
"La Commissione europea - spiegava il 23 giugno l'Alto rappresentante Josep Borrell - chiarirà le linee guida perché non vogliamo un blocco o vietare il traffico tra Russia e Kaliningrad. Gli obiettivi sono due, prevenire l'evasione delle sanzioni e non bloccare il traffico". Non aprire cioè un altro contenzioso Ue con la Russia e infatti la questione non compariva nelle conclusioni del vertice europeo.
L'intervento del 24 giugno del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, alla Tass, "su Kaliningrad siamo determinati ma ci vorrà del tempo prima che vengano prese determinate decisioni che non devono essere affrettate", non spengeva definitivamente la questione di Kaliningrad, la metteva covare sotto la cenere.
Altre misure belliciste del Cremlino erano in via di completamento come la fornitura all'esercito dei nuovi sistemi di difesa missilistica S-500 o lo schieramento, entro la fine dell'anno a Krasnojarsk nella Siberia centrale, del nuovo supermissile balistico intercontinentale Sarmat. Era Putin in persona che lo annunciava con enfasi nel discorso pronunciato il 20 giugno ai cadetti dell’accademia militare mentre sottolineava che questo missile era capace di "penetrare ogni sistema di difesa missilistica esistente o futura". Pochi giorni dopo il nuovo zar russo riceveva a San Pietroburgo il bielorusso Lukashenko e al fedele alleato preoccupato per le politiche "aggressive", "conflittuali" e "ripugnanti" dei suoi confinanti Lituania e Polonia assicurava un ulteriore sostegno militare con l'aggiornamento dei caccia Su-25 di fabbricazione russa in servizio nell'esercito della Bielorussia e la promessa della fornitura nei prossimi mesi di sistemi missilistici Iskander.
Il fronte caldo non è ancora il Baltico, resta al momento nel Mar Nero e il 28 giugno il sodale di Putin Dmitri Medvedev ricordava che "qualsiasi tentativo di invadere la Crimea equivarrebbe a una dichiarazione di guerra contro la Russia. Se uno Stato membro della Nato facesse una tale mossa, porterebbe a un conflitto contro l'intera Alleanza dell'Atlantico del Nord: alla Terza guerra mondiale, a un disastro totale".

29 giugno 2022