XXI Rapporto annuale dell'Inps
1 lavoratore su 3 guadagna meno di mille euro al mese
Tridico: “Chi è povero lavoratorivamente oggi sarà un povero pensionisticamente domani”. Le donne le più penalizzate

 
Il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha tenuto lunedì 11 luglio presso Montecitorio la Relazione annuale nell'ambito della presentazione del XXI Rapporto annuale dell’Istituto. Dai dati emerge come ben il 23% dei lavoratori italiani guadagnino meno di 780 euro al mese e complessivamente un altro 10% non arriva comunque a mille euro, quindi un terzo dei lavoratori italiani è sotto la soglia dei mille euro netti mensili. La quota include anche i lavoratori assunti con contratti part-time.
La retribuzione media lorda pro capite nel 2021 risulta pari a 24.097 euro, compresi però i contributi a carico del dipendente, una cifra inferiore a quella del 2019 (-0,2%) non solo in termini nominali, ma di valore reale, perché va considerata l'inflazione, ai massimi storici da 30 anni a questa parte, che si inserisce nella crisi economico commerciale complessiva, che prevede per i paesi dell'Eurozona una crescita modestissima per l'anno in corso, circa il 2% del PIL, conseguenza anche dell'aggressione neonazista di Putin all'Ucraina.
Per le donne la retribuzione è più bassa del 25% rispetto a quella degli uomini ed è pari a 20.415 euro.
Se si considerassero solo le occupazioni a tempo pieno e indeterminato il salario lordo annuo sarebbe di 39.973 euro per i maschi e 35.477 euro per le donne, ma sarebbe appunto falsato dai milioni di occupati precari, part-time o a tempo determinato.
Nei primi 36 mesi di applicazione del Reddito di cittadinanza (aprile 2019-aprile 2022) sono stati raggiunti 2,2 milioni di nuclei familiari per 4,8 milioni di persone, per un’erogazione totale di quasi 23 miliardi di euro.
Secondo Pasquale Tridico l'’importo medio mensile risulta per il mese di marzo 2022 pari a 548 euro per nucleo familiare, molto differenziato tra RdC (577 euro) e Pensioni di cittadinanza (248 euro).
Da questo punto di vista è difficile comprendere davvero cosa intenda l'Istat quando ha calcolato che grazie al sussidio siano state "salvate dalla povertà assoluta" circa un milione di persone grazie a questa misura. Comprendiamo bene che da un punto di vista numerico e statistico è necessario creare dei parametri per fotografare la situazione socio-economica del Paese, ma le statistiche, nella loro essenza, sono quei calcoli matematici astratti secondo i quali se io mangio un pollo e tu muori di fame, risulta che abbiamo mangiato mezzo pollo a testa.
Questo ci teniamo a ribadirlo, prima di tutto perché alle volte il confine tra povertà assoluta e relativa è davvero assai labile e difficile da comprendere se non si usano altri parametri (a prescindere dal fatto che non dovrebbero esistere poveri né assoluti né relativi): non è la stessa cosa guadagnare una stessa cifra in un nucleo di due persone o di cinque, né il costo della vita e dei servizi è lo stesso in tutte le Città e le zone del Paese.
Per esempio in Calabria le case costano meno che a Milano, ciò significa che valgono meno (non c'è la domanda) perché la Regione Calabria si sta spopolando, mentre nella stessa Regione si pagano le bollette più alte d'Italia anche per effetto dei dissesti finanziari dei comuni malgovernati dai partiti della destra e della "sinistra" borghese al servizio della borghesia e quindi della 'ndrangheta.
Non è poi solo il costo o il prezzo di un bene e un servizio che conta nel sistema capitalistico, ma il valore nel tempo. Per esempio a parità di spesa immobiliare se compri un immobile, magari piccolo, in una grande città potrai sempre affittarlo e, forse, rivenderlo con un incremento di valore, ma nelle zone dove la richiesta di affitti e acquisti diminuisce o crolla del tutto non è affatto così, anzi, c'è il rischio di perdita del valore del bene, più l'inflazione, e le spese, alla fine della giostra chi ha speso di più? Chi ha perso e chi guadagnato? Purtroppo però sia l'uno che l'altro acquirente spesso vengono considerati identici e magari "privilegiati" perché proprietari di casa, ma non è affatto così e l'andamento del valore nel tempo del bene non dipende da loro, ma dal mercato.
A proposito di tempo, il RdC è temporaneo e non definitivo e non ci risulta che chi lo percepisca si senta relativamente più ricco di chi non lo ha. Noi marxisti-leninisti rimaniamo contrari a questa misura, introdotta dal governo nero, fascista e razzista Salvini-Di Maio, perché è essenzialmente un'elemosina di Stato proveniente dalla disastrate finanze pubbliche ed è del tutto fuorviante rispetto alla lotta per noi inderogabile per il lavoro stabile, a tempo pieno, a salario intero e sindacalmente tutelato per tutti i lavoratori, i disoccupati e i migranti, erogando nel frattempo per tutta la durata della pandemia ancora in corso il Reddito di Emergenza di 1200 euro al mese per tutti i senza reddito, come chiediamo da quando anche il nostro Paese è stato colpito dal Coronavirus.
Tornando al Rapporto dell'Inps si legge nel Rapporto: “Se il quadro occupazionale appare promettente, segnali più preoccupanti vengono dalla dinamica retributiva”, cosa spiegata anche dalla attività e dalla copertura contrattuale. La retribuzione media giornaliera per i dipendenti full-time è pari a 98 euro, ma in sei tra i principali Contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) è inferiore a 70 euro mentre nell’industria chimica è pari a 123 euro. Sono sempre superiori a 100 euro giornalieri anche i valori medi nei gruppi di CCNL con meno dipendenti. Ma per i dipendenti a part-time la retribuzione media giornaliera è pari a soli 45 euro e scende a 40 euro al giorno per i dipendenti di alcuni comparti artigiani.
I lavoratori dipendenti che percepiscono meno di 9 euro lordi l’ora in Italia sono 3,3 milioni, il 23,3% del totale. Nel Rapporto il calcolo dell’Inps sottolinea, come dicevamo appunto, anche come il reddito reale sia inferiore rispetto a due anni fa a causa dell’inflazione.
Lo stesso Tridico ha affermato durante la presentazione del Rapporto: “La crisi ha lasciato strappi vistosi nella distribuzione dei redditi lavorativi. Se si considerano i valori soglia del primo e dell’ultimo decile nella distribuzione delle retribuzioni dei dipendenti a tempo pieno e pienamente occupati, per operai e impiegati (escludendo dirigenti, quadri e apprendisti), emerge che il 10% dei dipendenti a tempo pieno di tale insieme guadagna meno di 1.495 euro, il 50% meno di 2.058 euro e solo il 10% ha livelli retributivi superiori a 3.399 euro lordi.
La retribuzione media delle donne nel 2021 risulta pari a 20.415 euro, sostanzialmente invariata rispetto agli anni precedenti e inferiore del 25% rispetto alla corrispondente media maschile”.
Il monte dei redditi e delle retribuzioni, corrispondente all’imponibile previdenziale, risulta nel 2021 di 600 miliardi, in modesto incremento in termini nominali quindi rispetto al valore del 2019 (598,2 miliardi). Ma se consideriamo il valore reale, appunto depurato dall’inflazione, i redditi sono in calo.
Quindi non solo i lavoratori italiani guadagnano meno, ma i prezzi di quello che si compra sono aumentati a dismisura, basti pensare che l'Euro vale oggi più o meno come 20 anni fa, ma i prezzi non sono affatto gli stessi di allora, di conseguenza si compra e si consuma di meno, con tutti i nessi e i connessi che questo comporta.
La crisi dell'Euro che perde terreno rispetto al dollaro è uno degli indicatori più importanti che servono a rilevare le contraddizioni interimperialiste tra la Ue imperialista da un lato e gli Usa dall'altro, oggi alleati nel nome dell'atlantismo e contro l'imperialismo dell'Est (Russia, Cina), ma fino a quando?
Basti pensare che la bilancia commerciale della Ue oggi registra un surplus di 37 miliardi di dollari, appena dodici mesi fa era di 290 miliardi di dollari. L'Euro debole aiuta sì le esportazioni, ma esse non sono sufficienti per ripagare gli aumenti vertiginosi del costo dell'energia (come avveniva per l'Italia ai tempi della lira).
Naturalmente l'inflazione colpisce anche gli Usa, ma si coniuga con una occupazione molto più elevata e il dollaro viene sostenuto dal fatto è che con questa valuta che vengono acquistate le materie prime principali anche nell'area dell'Euro (Si pensi al petrolio e al concetto appunto di petrodollaro).
Lo dice chiaramente la stessa Commissione europea, che fra l'altro immagina l'Italia fanalino di coda della Ue. Bruxelles stima infatti che la crescita economica nella zona euro sarà del 2,6% nel 2022 e dell'1,4% nel 2023 (le previsioni comunitarie del maggio scorso indicavano una crescita dell'economia rispettivamente del 2,7 % e del 2,3%).
Per quanto riguarda l'inflazione, la Commissione prevede un aumento dei prezzi al consumo in media annua del 7,6% nel 2022 e del 4,0% nel 2023, con un aumento al rialzo rispetto ai dati primaverili impressionante (erano il 6,1 e il 2,7%). “In Europa, lo slancio provocato dalla riapertura delle nostre economie è destinato a sostenere la crescita nel 2022, ma per l'anno prossimo abbiamo rivisto sensibilmente al ribasso le nostre previsioni – commenta il commissario agli affari economici, ed ex premier italiano, il conte Paolo Gentiloni Silveri - Poiché l’andamento della guerra e l’affidabilità delle forniture di gas sono fattori entrambi sconosciuti, questa previsione è soggetta a un elevate grado di incertezza e a rischi di revisioni al ribasso”.
La recessione in atto peggiorerà la situazione. Che prezzo vorranno fare pagare alle masse europee i governanti al servizio dei monopoli della Ue imperialista per superare la crisi, l'aumento dei prezzi dell'energia, l'iperinflazione già in atto e la recessione all'orizzonte? Si prevedono tempi duri e feroci politiche antipopolari, senza che questo possa in alcun modo allontanare scenari come appunto la recessione, fenomeni simili alla crisi petrolifera degli anni 70, la stagflazione.
Tornando al Rapporto dell'Inps viene rilevato l'allarme in riguardo alle pensioni delle future generazioni: con 30 anni di contributi versati e un salario di 9 euro lordi l’ora, per esempio, un lavoratore potrebbe avere una pensione a 65 anni di circa 750 euro, meno della metà dei valori attuali. Viene così ipotizzato il futuro previdenziale della cosiddetta "generazione X" (i nati tra il 1965 e il 1980) sottolineando che i più giovani dovranno lavorare in media tre anni in più rispetto ai lavoratori più anziani. “Se il soggetto percepisse 9 euro l’ora per tutta la vita attiva, si stima che l’importo di pensione – si legge – si aggiri sui 750 euro mensili (a prezzi correnti), un valore superiore al trattamento minimo, pari a 524 euro al mese per il 2022.".
Come già detto anche dal punto di vista dei redditi, dei salari e delle pensioni non sfugge la gravità della questione femminile, prodotto del capitalismo e della sua "sacra famiglia monogamica", sebbene le donne siano il 52% del totale dei pensionati (8,3 milioni a fronte di 7,7 milioni di uomini), percepiscono solo il 44% dei redditi pensionistici, circa 137 miliardi di euro contro i 175 miliardi dei maschi. Si legge nel Rapporto: "L’importo medio mensile dei redditi percepiti dagli uomini è superiore a quello delle donne del 37%”.
Il Rapporto si conclude con l'importante e mai risolto aspetto dell'evasione e dell'elusione fiscali, basti pensare che ben l'85% dell'Irpef in Italia è pagato dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, vi è dunque un'area di evasione fiscale annuale solo in quest'ambito di almeno 110 miliardi di euro, non recuperati da nessun governo perché espressione dei redditi più alti e dei "Paperoni” nazionali espressione della classe dominante borghese.
Di fronte a questo terribile scenario per noi marxisti-leninisti è quanto mai prioritario lottare risolutamente contro il governo neofascista Meloni, lottare per l'uscita dell'Italia dalla Ue imperialista (vero mostro economico, politico, militare e istituzionale, irriformabile e che va distrutta) e dalla Nato, isolare l'aggressore russo ma cessare immediatamente di fornire armi al governo ucraino, cosa che ci rende cobelligeranti, urge affossare le controriforme del lavoro, delle pensioni, della sanità di questi decenni, battersi per una tassazione davvero progressiva, la sanità pubblica gratuita e senza ticket, investire massicciamente fondi pubblici in ogni settore dell'economia, fondi sui quali le masse abbiano diritto di parola e di gestione e adottare tutte le politiche per ridurre l'impatto dell'inflazione nel quadro della lotta per la piena e sana occupazione.
Per liquidare il capitalismo, le sue contraddizioni insanabili, le guerre imperialiste, risolvere la questione femminile e ambientale e tutte le infinite "delizie" prodotte dall'ordine sociale esistente occorrono il socialismo e la conquista del potere politico da parte del proletariato sulla Via dell'Ottobre, che è poi la madre di tutte le questioni e la chiave di volta per strappare per sempre il nostro popolo dalla miseria, dal regime neofascista e dalle guerre imperialiste.

2 novembre 2022