Per la prima volta invitata la fascista UGL
Nessuna risposta della Meloni alle richieste dei sindacati
Non concedere nulla al governo neofascista

Mercoledì 9 novembre si è svolto il primo faccia a faccia tra il nuovo governo e i sindacati. Da quanto trapelato dalla Sala Verde di Palazzo Chigi (dove si è tenuto l'incontro) e dalle successive dichiarazioni di Cgil-Cisl-Uil, il tavolo ha avuto un carattere interlocutorio, da cui non è uscito ancora nulla di concreto.
Il nuovo esecutivo, di chiara impronta neofascista, si trova a dover affrontare una situazione economica e sociale particolarmente difficile e ha scelto un primo approccio apparentemente aperto verso le organizzazioni sindacali perché, almeno per il momento, preferisce prendere tempo ed evitare contestazioni, tanto da spingere la stessa premier, la neofascista Giorgia Meloni, ad affermare: “Possiamo decidere di affrontare questa situazione in una logica di contrapposizione, oppure decidere di farlo in una logica di collaborazione. Il mio personale approccio sarà di lealtà e di trasparenza, e sono sicura di poter trovare lo stesso atteggiamento anche dall’altra parte di questo tavolo”.
Insieme al presidente del Consiglio erano presenti i ministri del Lavoro Marina Calderone, della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, mentre per i sindacati erano presenti i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Invitato per la prima volta il sindacato fascista Ugl. Novità che non è sfuggita al leader della Uil Bombardieri, che si è dichiarato “sorpreso” di sedere al tavolo insieme all’Ugl, sottolineando la sua collocazione politica di destra. E al contempo rimarcando che molte proposte sono state firmate congiuntamente solo dai tre sindacati Cgil-Cisl-Uil.
Nella sua replica il segretario Ugl, Paolo Capone, esclude che alla base della convocazione ci siano “presunte simpatie”. Ma questo ce lo racconta lui, perché non sfugge a nessuno che la chiamata ai tavoli di questa sigla, servirà al governo per avere una sponda fidata nel campo sindacale. Oltretutto è utile ricordare che l'Ugl ha firmato spesso accordi pirata (come quello dei rider) dove vengono ignorati i più elementari diritti dei lavoratori, e che fino a qualche anno fa il vice segretario confederale di questo sindacato era Claudio Durigon, il fascioleghista che voleva dedicare un parco pubblico di Latina al fratello di Mussolini e che adesso, guarda caso, è sottosegretario al Ministero del Lavoro dell'attuale governo.
I giornali e le agenzie di stampa hanno sottolineato alcune frasi della Meloni interpretandole come un impegno ad ascoltare le richieste sindacali. Ad esempio ha detto che in Italia “I salari sono perlopiù inadeguati, pensioni di oggi basse, e quelle future rischiano di essere inesistenti” e che “L’Italia ha tra i tassi più bassi di occupazione dell’Occidente, ha tra i più bassi tassi di lavoro femminile, tra i più alti tassi di lavoro nero”. Come si suol dire “ha scoperto l'acqua calda”, lo sanno già benissimo le lavoratrici, i lavoratori, i pensionati e i precari, e i dati Istat, Inps e di qualsiasi altro ente italiano e straniero sono lì a dimostrarlo. Ma quando si tratta di come intervenire, su quali misure prendere per invertire o quantomeno tamponare la caduta libera del potere d'acquisto, o incrementare l'occupazione, le risposte stanno a zero.
Il governo ha fatto intendere che nel decreto aiuti quater (approvato il giorno successivo all'incontro con i sindacati e di cui trattiamo in un altro articolo), concentrerà i 9,1 miliardi di euro di risorse, tra l'altro lasciati in eredità dal precedente governo Draghi, sugli interventi per calmierare il prezzo dei carburanti e sugli sgravi alle imprese. Interventi più strutturali saranno rinviati al 2023 e le promesse elettorali dovranno attendere. Tra queste promesse è bene ricordare che non ci sono solo quelle demagogiche spacciate in campagna elettorale per carpire il voto dei ceti popolari, come l'abbassamento dell'età pensionabile o il taglio delle bollette, ma anche leggi in favore dei ricchi come la flat tax.
Le richieste prioritarie di Cgil, Cisl e Uil sono state: tutela immediata di salari e pensioni falcidiati dall’inflazione, una riforma fiscale seria, che aumenti il netto in busta paga a partire dai redditi più bassi, contrasto al caro-energia tramite la tassazione degli extra profitti, riforma del sistema previdenziale, flessibilità in uscita e pensione di garanzia per i giovani, vera lotta alla precarietà e all'evasione fiscale. Critiche di Landini, Sbarra e Bombardieri al decreto Rave, all’aumento del contante, alla flat tax e alla logica dei condoni.
Come abbiamo detto però di risposte concrete non ne sono arrivate. Ma il solo fatto di essere stati convocati è bastato per lasciare in buona parte soddisfatti i sindacati. Come nelle previsioni è arrivata la sponda da parte dell'Ugl: “Meloni ha inaugurato una nuova stagione di confronto sociale”, ha blaterato il suo segretario generale. Soddisfatto anche Luigi Sbarra della Cisl che giudica la riunione positiva “per l’impegno che la premier Meloni ha assunto con il sindacato di consolidare e valorizzare il dialogo sociale”. Il segretario della Cgil Maurizio Landini, uscendo dalla riunione ha detto che il giudizio rimane sospeso perché "Nel merito ad oggi non abbiamo avuto risposte". Più critico il segretario della Uil Bombardieri “Le mobilitazioni non si minacciano ma si fanno, verificheremo come andranno le cose e come il governo risponderà alle nostre proposte”.
In sostanza, le affermazioni della Meloni sono solo apparenza e servono a “tenere buoni” i sindacati e a imprigionarli nel corporativismo. Del resto rientra nella tradizione della “destra sociale”, l'area politica da cui proviene la premier, far finta di avere a cuore gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari, ma poi servire gli interessi del capitale. Perciò riteniamo non si debba concedere nulla al governo neofascista presieduto dalla Meloni e alla sua retorica, a chi ha dichiarato che “bisogna lasciare in pace le imprese”.
La strada giusta è quella intrapresa dalla Fiom-Cgil che ha già approvato all’unanimità “il mandato alla segreteria, in assenza di risposte urgenti, per un pacchetto di ore di sciopero”, è quella intrapresa dai sindacati di base che hanno indetto lo sciopero generale il 2 dicembre per chiedere, tra le altre cose, il rinnovo dei contratti e aumento dei salari con adeguamento automatico al costo della vita e con recupero dell’inflazione reale, la cancellazione degli aumenti delle tariffe dei servizi ed energia, congelamento e calmiere dei prezzi dei beni primari e dei combustibili, incameramento degli extra-profitti maturati dalle imprese petrolifere, di gas e carburanti, il blocco delle spese militari e investimenti economici per la scuola, per la sanità pubblica, per i trasporti.


16 novembre 2022